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Lamezia Terme, 29 febbraio - Un danno erariale di circa 20 milioni di euro a carico di 30 dirigenti delle Aziende sanitarie provinciali della Calabria è stato segnalato dai militari del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza alla Procura regionale della Corte dei conti. Le indagini hanno riguardato il periodo compreso tra il 2007 ed il 2010. Il danno riguarda anche tutte le aziende sanitarie locali calabresi esistenti prima che venissero accorpate nelle cinque aziende provinciali. Alla base ci sarebbero rimborsi "gonfiati" in favore di laboratori di analisi di cliniche private.

In particolare, i rimborsi sono stati effettuati dalle Asp applicando tariffari diversi e, comunque, di gran lunga superiori rispetto a quelli previsti per legge. Inoltre, i finanzieri hanno anche constatato come la prevista “scontistica” (che, sempre per legge, avrebbe dovuto riguardare il quantitativo di prestazioni di laboratorio previsto dai contratti stipulati tra le Asp e le strutture private) sia stata erroneamente applicata sul “fatturato”, ovvero sul totale delle prestazioni effettivamente rese dai laboratori piuttosto che sul limite massimo previsto dal contratto. Ne è derivato un rimborso ai laboratori privati di somme notevolmente superiori rispetto a quelle dovute. La “scoutistica” applicata, in sintesi, ha finito per incidere sui quantitativi “fatturati”, di gran lunga maggiori rispetto a quelli “contrattualizzati”.

Dal Comando della Guardia di Finanza hanno poi fatto un esempio per far capire meglio: “si pensi – hanno spiegato - ad un laboratorio che sottoscriva un contratto con l’Asp di competenza per fornire 10 prestazioni da 100 euro ciascuna. Tale struttura di analisi clinica, effettuate le prestazioni contrattualizzate, si dovrà vedere rimborsata non la somma di 1.000 euro, ma 800 euro (1.000 - 20%, pari alla percentuale di sconto prevista dalla legge finanziaria 2007), indipendentemente dal numero di prestazioni eventualmente compiute in esubero rispetto al pattuito (se fossero state effettuate 20 prestazioni, il rimborso sarebbe stato comunque pari ad 800 e non a 2.000 euro). Tuttavia – aggiungono - molti laboratori hanno superato abbondantemente il “contrattualizzato”, fatturando erroneamente all’Asp, tornando all’esempio, una somma totale di 2.000 euro per 20 prestazioni da 100 euro. L’Asp, a sua volta, ha applicato altrettanto erroneamente lo sconto non sui 1.000 euro contrattualizzati, ma sui 2.000 fatturati, con conseguente erogazione, di fatto, di 1.600 euro (2.000 - 20%). La differenza (800 euro) tra la somma dovuta e quella corrisposta costituisce altrettanto danno erariale, in quanto erogata in violazione della legge che, come accennato, impone di effettuare lo sconto sul “contrattualizzato” e non sul “fatturato”. E’ stato poi appurato che, in sede di liquidazione e pagamento delle spettanze agli erogatori convenzionati, spesso le Asp non hanno neanche provveduto a detrarre completamente gli importi dei “tickets” versati dai cittadini e già trattenuti dai laboratori di analisi privati. Sarebbero state, così, di fatto, ulteriormente “gonfiate” le somme indebitamente pagate dalle Asp ai medesimi laboratori di analisi a danno delle finanze regionali.

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