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Lamezia Terme, 23 novembre - "Egregio Sig. Pegna, abbiamo letto con attenzione la sua lettera-commento sulle dimissioni dell’Assessore Grasso. Le diamo dato atto che la sua disapprovazione nei confronti delle proposte culturali dell’Assessore non è di oggi. Ma sono le motivazioni, i suoi insulti, le sue offese, che ci fanno provare vergogna nei riguardi del dott. Tano Grasso che, con generosità ed entusiasmo, dopo anni di frequentazione della nostra città spesi nel far nascere e diffondere un’efficace azione di contrasto al racket e al crimine organizzato, ha accettato la sfida di dirigere la politica culturale del Comune di Lamezia Terme.
Ma entriamo subito nel merito delle sue argomentazioni: è offensivo parlare di città a forte densità mafiosa? O, come Lei afferma, è forse più esatto parlare di Lamezia che come tutte le città del sud e del paese presenta qualche fenomeno di criminalità?
È questo sostanzialmente che ci divide. La consapevolezza o meno di quale realtà ci circonda. Mentre lei scrive, dalla sua realtà ovattata, un imprenditore che decide di investire nel nostro territorio viene accolto con un pacco bomba, poche ore dopo l’inaugurazione del suo nuovo punto vendita.
E quando la sua letterina viene pubblicata, si consuma - in questa “città normale” - l’ennesimo episodio di tentato omicidio nei confronti di un giovane, in un quartiere periferico della città. Occorrerebbero pagine intere per poter raccontare gli episodi di intimidazione, tentate estorsioni, usura, che quotidianamente affliggono i tantissimi operatori economici della nostra città.
Se non crede alle parole che tentano di descrivere questa tragica realtà, sig. Pegna, se la faccia raccontare dal Procuratore della Repubblica di Lamezia che rispetto a Lei, sicuramente, ha una maggiore competenza e conoscenza dei fatti che tentiamo di denunciare . La nostra città è oppressa dalla presenza della “ndrangheta”che non si manifesta solo con atti violenti e cruenti ma condiziona la nostra vita economica e sociale, compromettendone lo sviluppo; pervade l’economia e le istituzioni e si nutre di una non più tollerabile sottovalutazione. Chiudere gli occhi, minimizzare, volgere lo sguardo altrove non aiuta.
Ben vengano i concerti, le mostre, il teatro e tutte le altre forme di attività artistiche e culturali che vanno risconosciute e sostenute. Tutte però, e non sole quelle di chi in palese conflitto di interessi al sol fine di tutelare la propria "sacrosanta attività” (di venditore di eventi musicali o altro agli enti pubblici, con procedure amministrative quantomeno discutibili, senza alcun bando di gara, che ritiene essere un “operatore culturale” ma che ha molto a che fare con un “piazzista di prodotti”) sputa sentenze.
E il tentativo di Tano Grasso è stato questo: di ricominciare a fissare regole certe per sostenere queste attività, rompendo con privilegi consolidati e monopolizzatori di contributi pubblici, offrendo opportunità ai più giovani, a chi – per la prima volta – vorrebbe realizzare idee e progetti in ambito culturale e non trova alcun sostegno. Lesa maestà.
Da una parte ci sono le corporazioni e i garantiti, i privilegi di chi per anni ha beneficiato di cospicui contributi pubblici. Dall’altra, chi invece non ha garanzie e non ha opportunità. È il tema che attraversa il dibattito nel nostro paese.
Ma la sfida lanciata dall’Assessore Grasso con determinazione, irruenza e una benevola provocazione, era quella di trasformare una comune consapevolezza di stare in terra di mafia in una forte attività di contrasto alla ndrangheta usando l’arma della cultura che non cancella la realtà tragica, ma lentamente consente di annientarla.
Un progetto in cui Lei, sig. Pegna, potrà legittimamente non riconoscersi preferendo attività di spensierata e musicale evasione (con soldi pubblici) ma che non può offendere e denigrare con un uso violento e volgare delle sue abilità linguistiche.
Per quanto ci riguarda, siamo orgogliosi di aver ospitato il Festival “Trame” con la partecipazione di uomini e donne, magistrati, scrittori, giornalisti, testimoni di tragici fatti di mafia. E con la loro presenza le piazze e i palazzi storici della nostra città si sono riempite di uomini e donne desiderosi di un messaggio di speranza e di riscatto.
Così come abbiamo assistito assieme a tanti lametini allo spettacolo “Donne in Parlamento” nell’ambito del progetto “Capusutta” diretto magistralmente da Martinelli.
La cultura che crea partecipazione, protagonismo, è quella che più ci piace. È questo ciò che ci divide nelle analisi e nei giudizi. Tutto il resto è polemica da paesotto, alla quale noi non vogliamo partecipare".

 


*Ufficio di Presidenza
Associazione Antiracket Lamezia Onlus