Don Giacomo Panizza: "Con decreto Salvini siamo tutti più insicuri" – VIDEO

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Lamezia Terme - “Il decreto sicurezza ci fa chiedere: sicurezza per chi? Perché se c’è sicurezza per qualcuno, c’è insicurezza per qualcun altro, in questo caso i più deboli.  Come quando c’erano i decreti sicurezza al tempo del fascismo, per chi voleva comandare e dire alla popolazione noi vi proteggiamo. Ma da chi? Dai poveri? Dagli ebrei? Adesso dagli stranieri?”. È con queste parole ferme e decise che don Giacomo Panizza, presidente della Comunità Progetto Sud, commenta l’entrata in vigore del decreto sicurezza, voluto dal ministro degli Interni Matteo Salvini e divenuta legge dopo l’approvazione del Consiglio dei Ministri, con il via libera di Senato e Camera. Don Panizza riflette sull’attuale situazione che vive l’Italia per quanto riguarda la questione dell’immigrazione, e come la città di Lamezia, nelle realtà “Progetto Sud” e “Luna Rossa”, il centro per i minori non accompagnati, stia vivendo questo momento di transizione. “C’è un po’ di tremore – spiega a il Lametino.it - c’è un po’ di indignazione, c’è un po’ di confusione. Questo decreto sicurezza, nella comunità, lo stiamo studiando continuamente, anche perché poi le battute che vengono fatte dai livelli governativi non sono sempre precise, ci sono delle aggiunte o delle sottrazioni, però di fatto là dove succede qualcosa a qualcuno dei migranti noi li stiamo aiutando lo stesso, indipendentemente da tutto”.

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Parlando della questione attuale del Governo afferma: “Non è totalmente vero quello che si sta dicendo adesso. Se cade il Governo, ad esempio, cambia tutto quanto, ma anche se poi non cadrà, dovranno sempre mettere dei cerotti a quello che è stato annunciato. In momenti così si corre dietro ad aiutare chi ha bisogno, che viene sempre più lasciato solo. Faccio un esempio: se al Cara di Crotone si fanno andar via delle persone che sono state sotto tratta e hanno denunciato, le si espone a quelli che li hanno sottomessi, a quelli che le hanno sfruttate, e allora in momenti come questi bisogna aiutare queste vittime, ma in nome della legge le hanno rese senza difesa”.

“È un decreto dunque per chi? È un decreto insicurezza”, ribadisce senza mezzi termini Don Giacomo Panizza definendo la legge tanto voluta da Matteo Salvini. Facendo riferimento alla legislazione italiana precisa poi che in Italia una legge così non avrebbe motivo di esistere dato che “l’Italia ha firmato la Convenzione di Ginevra”. E riflettendo sulla giornata internazionale dei diritti umani, approvata dall’Onu nel 1949, don Giacomo Panizza si sofferma anche su quanto accaduto di recente alla Tendopoli di San Ferdinando. Il 2 dicembre scorso il diciottenne Souaro Jaiteh ha perso la vita, e prima di lui Becky Moses che a gennaio di quest’anno è morta carbonizzata nel medesimo posto. Cerchiamo di capire quale sarebbe la strada da seguire per mettere in sicurezza un posto come San Ferdinando, e Don Panizza precisa: “Qui c’è da mettere in sicurezza un po’ tutte le persone che passano dall’Italia, se hanno i soldi vanno in albergo, se sono al verde – come si fa per le persone senza fissa dimora italiane e straniere – bisogna inventare delle modalità dove l’accoglienza si chiama accoglienza, e non “buttati lì” senza un senso”.  “Pensano che costruire una tendopoli migliore sia la soluzione – prosegue ancora - qui c’è da costruire e prendere in mano la gestione della sicurezza, la gestione dell’accoglienza, la gestione del problema stranieri”. E, senza tralasciare la questione degli sbarchi afferma infine: “Chi ha bisogno di lavoro e viene bloccato davanti le acque della Calabria, passerà da un’altra parte, oppure andrà in altri paesi, perché in tanti anni l’Italia non vuol riconoscere che questo è il problema del futuro”. Bisogna gestire, quindi, il tema delle immigrazioni partendo sì da San Ferdinando, ma anche, secondo don Panizza: “Partendo dal mare con chi annega, rivolgendo lo sguardo alle Nazioni da dove queste persone partono, perché devono diventare nazioni vivibili, non si può difendere solo il buco che si chiama Italia, qui bisogna difendere la terra, il mondo intero”.

Antonia Butera

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