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Lamezia Terme, 3 febbraio - Nel corso del 2011 la Guardia di finanza ha scoperto in Calabria redditi non dichiarati al fisco per 632 milioni di euro. E' stato accertato, inoltre, un totale di Iva non versata per 107 milioni e denunciate 527 persone responsabili di reati e frodi fiscali. Il Comando regionale della fiamme gialle riferisce che "le strategie disegnate dal Comando generale sono state tradotte in azioni mirate che hanno tenuto conto delle peculiarità del territorio regionale. Un contesto che conta poche aziende di rilevanti dimensioni e un'ampia platea di piccole imprese in cui é stata registrata una significativa presenza del fenomeno dell"evasione totale e di frodi consumate attraverso false fatturazioni. Accanto alle verifiche e ai controlli in materia di imposte dirette, Iva, dogane e accise i finanzieri hanno eseguito 28.341 controlli strumentali, di cui 19.150 hanno interessato il settore degli scontrini e delle ricevute fiscali in cui sono state scoperte violazioni in circa cinquemila casi". Le 527 denunce riguardano violazioni costituite, principalmente, dall'utilizzazione di fatture false (109 casi), dalla dichiarazione fraudolenta (160), dall'omessa dichiarazione dei redditi (71) e dall'occultamento o distruzione della contabilità (85 casi). "Emblematico il caso - afferma ancora la Guardia di finanza - di quei soggetti individuati nel luglio scorso in provincia di Cosenza, che tenevano in vita due distinte aziende delle quali solo una realmente operante (nel settore della grande distribuzione alimentare) mentre l'altra, di fatto inesistente, svolgeva funzioni di 'cartiera', fornendo fatture false a beneficio della prima. L'intervento dei militari del Corpo ha consentito di recuperare a tassazione 12 milioni di euro per le imposte sui redditi, di scoprire un'evasione dell'Iva di circa un milione e di denunciare tre persone".

La lotta al "sommerso d'azienda" ha portato all'individuazione di 308 evasori totali, i quali hanno occultato redditi per 385 milioni di euro ed omesso il versamento di IVA per 62 milioni. La platea dei cosiddetti evasori totali, in Calabria, comprende anche soggetti che sottraggono a tassazione importi elevati, come un giovane imprenditore edile del crotonese che, dopo aver regolarmente presentato le dichiarazioni fiscali nei primi due anni di attività, ha poi sistematicamente omesso di provvedervi negli anni successivi, sottraendo all'imposizione diretta, così come ricostruito dai finanzieri, ricavi per circa sette milioni di euro ed evadendo l' IVA per oltre un milione. Sono stati scoperti 754 lavoratori 'in nero' e 1.441 lavoratori 'irregolari', con la contestazione delle corrispondenti violazioni a 62 datori di lavoro". L'attività di vigilanza nel settore delle accise sui prodotti energetici ha portato alla scoperta di 162 violazioni, con la denuncia di 108 soggetti, il sequestro di 172 tonnellate di prodotti e la scoperta di consumi fraudolenti pari a 38.536 tonnellate di oli minerali. Il più rilevante dei risultati conseguiti nel settore delle accise, ha portato alla luce un sistema di frode realizzato attraverso una rete di società, e con il coinvolgimento della 'ndrangheta, che falsificavano le procedure di denaturazione del gasolio destinandolo poi ad usi non agevolati. Il meccanismo di frode aveva consentito all'organizzazione di evadere le accise per 150 mila euro a settimana. A tutela degli interessi erariali frodati i finanzieri hanno sequestrato ai 42 responsabili beni per 350 milioni di euro. In materia di imposte sui redditi e di Iva sono state eseguite 3.994 attività ispettive che hanno consentito di constatare 632 milioni di euro di materia imponibile sottratta all'imposizione sui redditi ed un'evasione dell'Iva per 107 milioni. Fra i casi individuati assume rilievo quello scoperto nel luglio scorso nel settore delle sponsorizzazioni di enti sportivi: un imprenditore, per sfuggire ad un accertamento fiscale avviato a carico di una sua società responsabile di una rilevante frode fiscale, aveva creato una nuova società nella quale aveva trasferito le attività della prima che, svuotata di contenuti, aveva poi trasferito all'estero, sottraendosi così al pagamento dei tributi evasi. L'intervento dei finanzieri ha consentito di recuperare, in questo caso, una base imponibile, ai fini delle imposte sui redditi, per circa trenta milioni e di scoprire una evasione dell'Iva per oltre un milione.

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