
di Virna Ciriaco
Lamezia Terme, 4 maggio – C’erano tutti oggi in Tribunale a piazza della Repubblica. Politici, magistrati, avvocati, il vescovo Cantafora e rappresentanti delle associazioni di categoria. Tutti a discutere sulla possibile chiusura di tribunale e procura secondo quanto stabilito dall’agenda del governo Monti che dovrebbe dare un taglio alla spesa pubblica “inutile “ e “troppo onerosa” per le tasche dello Stato italiano in tempi di magra come quelli che stiamo vivendo. Per quanto concerne il tribunale lametino si tratterebbe di dare attuazione ad una legge delega della terza finanziaria del governo Berlusconi datata settembre 2011. E proprio su questa si sarebbe basata la squadra formata dal ministro Severino che ha stilato in merito un vero e proprio studio tecnico-statistico. Tra i parametri ricordiamo che non potrebbero sussistere più di tre tribunali per distretto di Corte d’Appello, una popolazione di poco inferiore ai 400.000 abitanti, 20 giudici per tribunale. A questi parametri si deve aggiungere il fatto di essere o meno capoluogo di Provincia. Tali parametri, quindi, non terrebbero conto allo stato attuale della pervasività e densità del fenomeno mafioso dei territorio, il numero di reati di natura mafiosa rispetto alla popolazione ivi residente. Da qui è scaturita l'esigenza dell'assemblea indetta oggi dal sindaco e partecipata da magistrati, avvocati, politici di ogni livello, associazioni di categoria con la presenza di monsignor Cantafora. Tutti, o quasi, hanno preso la parola fino al primo pomeriggio quando, poco più in là, è esplosa l'ennesima bomba in pieno giorno e a distanza di sole 24 ore dall'ultima su corso Numistrano.

Questa mattina è stato un susseguirsi di commenti e dichiarazioni d’intenti di politici e avvocati. Una seduta autorefenziale. Purtroppo queste assemblee servono a parlarsi addosso tra addetti ai lavori, nel chiuso dell’androne di un palazzo. Ecco, invece l'assemblea doveva farsi all’esterno del tribunale, coinvolgere una popolazione che ha sete di giustizia e che non ne può davvero più di non poter parcheggiare una macchina durante un concerto, andare all’oratorio o transitare sul corso senza rimanere magari coinvolti, direttamente o indirettamente, nell’esplosione di ordigni anche in pieno giorno. Così non si va da nessuna parte. Serve maggiore incisività e forza politica. Serve che tali riunioni coinvolgano non solo gli “addetti ai lavori”, ma la gente che ha bisogno di giustizia in un territorio sempre più allo sbando. In una città dove la criminalità dimostra di essere sempre più consapevole delle debolezze della classe dirigente alzando il tiro e facendosi sentire, incurante di tutto. Il guanto di sfida allo Stato è stato già lanciato. Ci auguriamo che la politica, quella vera, tecnica o meno, coinvolga i cittadini e che si remi tutti in un’unica direzione. Lo Stato deve essere più presente a Lamezia in questo momento, con più uomini, mezzi e risorse. Nonostante la crisi. Perché la criminalità, ora più che mai, non è in crisi.

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