
di Virna Ciriaco
Lamezia Terme, 4 aprile – Sono diversi gli immobili confiscati alla criminalità organizzata che non trovano poi un riutilizzo non venendo assegnati ad Enti o associazioni nei vari territori. A Lamezia è ormai diventato famoso lo stabile che lo Stato ha dato in gestione a don Giacomo Panizza e che apparteneva alla famiglia Torcasio. Ma sono diversi i beni che, a tutt’oggi, sono stati sequestrati da forze dell’ordine e magistratura ma che rimangono inutilizzati, spesso in preda all’incuria e ad atti di vandalismo che non fanno che accelerarne il degrado.
Il nostro percorso alla ricerca dei beni confiscati inizia in località Baronello di Lamezia, lungo la statale 18, a tre chilometri dall’aeroporto in direzione sud. Qui sorge un immobile che, al tempo del sequestro, si presentava con una villa lussuosa. L’immobile, su due piani, giardino e recinzione, era di proprietà di Sergio Ugo Roberto Greco. L’immobile fu sequestrato nel 1997 dalla Guardia di Finanza lametina al termine di un’operazione anti usura denominata “Trivella”. L’uomo fu condannato in via definitiva e l’immobile, come da prassi, fu confiscato e affidato al comune di Lamezia Terme. Attualmente, la villa si presenta abbandonata, con infissi divelti ed asportati, nel più totale stato di abbandono.
Basta fare un salto temporale di dieci anni ed eccoci al 2007. In quell’anno, durante l’operazione “Progresso”, fu sequestrato alla cosca Giampà un immobile in località Quadrate per un valore di circa 1 milione di euro. La struttura si presentava come un edificio su due piani con annesso terreno di 6.000 metri quadri ed una moderna stalla. All’epoca, a queste proprietà confiscate, si aggiunse anche un terreno di altri 10.000 metri quadri a San Mango d’Aquino. Anche in questo caso, a tutt’oggi, l’immobile versa in disuso. Questi sono solo due esempi. Ma l'Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati, nell'ultimo aggiornamento degli immobili datato 1 marzo 2012, ha stilato la presenza, solo a Lamezia, di 200 immobili confiscati alla criminalità e così suddivisi: 63 sono ancora in gestione all'Agenzia, 116 sono stati consegnati e destinati al Comune di Lamezia, 11 (tra immobilie proprietà) sono stati destinati ma non ancora nelle disponibilità del Comune mentre altri sono usciti dalla gestione dell'Agenzia. Tra i beni confiscati e consegnati ci sono 11 terreni a destinazione agricola, un terreno con annesso fabbricato rurale, 18 beni di altra tipologia (capannoni/aziende, magazzini), decine di appartamenti e due ville. Dopo il clamore inziale conseguente al sequestro, dunque, tutto passa nel dimenticatoio mentre gli immobili, che potrebbero essere assegnati a enti e associazioni meritevoli si lasciano lì, in preda dell’incuria, ai vandali e al degrado. In conclusione, alla pratica della confisca dovrebbe seguire l’assegnazione e il riutilizzo di questi beni proprio per non dover subire un giorno l’ennesima beffa di come costi troppo ristrutturare tali immobili per poi affidarli a enti e associazioni che ne avrebbero realmente bisogno.
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