
Lamezia Terme, 25 novembre - 'Nonostante siamo entrati nel terzo millennio la violenza contro la donna non accenna a diminuire. Se assistiamo alle palesi violazioni della dignità delle donne nelle comunità immigrate dettate, a volte, da pratiche tribali trasferite nei luoghi di immigrazione come la disumana pratica dell'infibulazione, anche tra le italiane di nascita la situazione non sembra rosea''. Lo ha dichiarato la delegata regionale dell'Associazione Italiana Donne Medico della Calabria, Caterina Ermio, in occasione della Giornata mondiale contro la violenza alle donne.
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Secondo la Ermio ''le donne medico possono dare un contributo fondamentale nel tentare di eliminare questa drammatica piaga sociale sia sul piano della promozione socioculturale, sia sul piano professionale aiutando i colleghi e gli operatori sanitari a saper leggere i segni spia, spesso latenti, della violenza al fine di prevenirla”.
''Il contrasto alla violenza - ha concluso la Ermio - deve rappresentare una priorità per le istituzioni che dovrebbero attivare quelle sinergie tra società civile e amministrazione pubblica per aiutare a diffondere una cultura capace di promuovere la libertà della donna, oltre ogni forma di violenza, facendo in modo, così, che l'impegno contro la violenza alle donne non si limiti ad una sola giornata, ma sia un impegno costante e quotidiano delle istituzioni e di tutti i cittadini''.