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Lamezia Terme, 29 maggio - Si è svolto questa mattina, in piazza della Repubblica, il sit-in organizzato dalla "Scorta civica Calabria-Caltanissetta-Palermo”, costola di “Agende rosse”, il movimento fondato da Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso dalla mafia a Palermo il 19 luglio 1992.

Tra gli striscioni innalzati davanti al Palazzo di Giustizia di Lamezia Terme, quelli del movimento "Ammazzateci tutti", de "La Casa della Legalità e della Cultura", dell' "Istituto musicale Sebastiano Guzzi, A.M.A. Calabria" e dei bambini del terzo circolo didattico "Don L. Milani".

Nel corso della manifestazione, indetta per ribadire il sostegno nei confronti dei magistrati che si impegnano quotidianamente nella lotta alla mafia, ai procuratori della Repubblica del tribunale di Lamezia, Salvatore Vitello e Giuseppe Spadaro e al procuratore del tribunale di Crotone, Pierpaolo Bruni, sono state consegnate le “Agende rosse”, simbolo dell’omonimo movimento. Presenti, oltre al vescovo Mons. Luigi Antonio Cantafora, al sindaco Gianni Speranza e al presidente del consiglio regionale Francesco Talarico, numerose personalità politiche dell’amministrazione sia comunale che regionale. Assente, invece, per motivi di salute, Salvatore Borsellino, che ha, comunque, voluto esprimere, telefonicamente, la sua vicinanza nei confronti dei magistrati.

“Portiamo alto il nome di Paolo Borsellino –ha affermato uno dei ragazzi “Agenda rossa”-questa giornata è la dimostrazione che un’altra Calabria è possibile, che reagisce e che ha voglia combatte con le organizzazioni mafiose. Sappiamo quanto è difficile lavorare in questa regione senza scendere a compromessi. Il mio appello lo rivolgo a tutte le istituzioni chiedendogli di aiutare noi giovani a crescere in questa regione sicuri, senza aver paura di dire ciò che pensiamo, e soprattutto di poter lavorare senza ricatti morali.”

“Sono orgoglioso di essere qui e di ricevere questo prestigioso attestato di solidarietà. –ha affermato il Procuratore Spadaro- Ringrazio questi meravigliosi ragazzi che ancora credono nello Stato, nelle istituzioni, nella giustizia, che ancora credono nella vita. Le agende rosse devono essere idealmente consegnate a tutti i magistrati che operano a Lamezia Terme e nel distretto di Catanzaro. Soprattutto, ai giudici civilisti, ai giudici del lavoro, della famiglia, dei minori, dei fallimenti, della sorveglianza, della Corte d’Appello, ossia a tutti quei giudici di cui poco si parla e che invece rappresentano la struttura portante della attività giudiziaria. Sento, però, il dovere –ha continuato il Procuratore- di evidenziare che la condizione imprescindibile per uscire dall’emergenza in via programmatica e strutturale è l’aumento di un organico della magistratura in misura parametrata e aggiornata per tutti gli uffici giudiziari della Calabria”. Con commozione, Spadaro ha, inoltre, ricordato la propria esperienza personale presso il Tribunale di Lamezia: “Sono stati tre anni difficilissimi. Hanno tentato di tutto per ostacolarmi, per farmi resistere da oc compiere, semplicemente, il mio lavoro: anno inviato proiettili, consumato minacce, organizzato presenti e puntati, reso visite a casa, mi hanno finanche inviato una lettera con bare raffigurate contenenti i nomi dei miei figli. Sono dei codardi. Non sono uomini. Un uomo affronta in viso il suo avversario. Non sono neanche mafiosi, il loro spessore criminale è così misero da non consentir loro di fare qualcosa di più serio e grave. Io ho promesso che sarei stato un giudice e che lo avrei fatto nel migliore dei modi con tutto me stesso. Continuerò a farlo, non mollo, non mollerò mai”. A queste parole è seguito un lunghissimo applauso.

“Oggi voi avete assunto una grande responsabilità ,quella di guidarci. E non state manifestando solo per i magistrati di Lamezia, ma siete la metafora di una battaglia per un contesto più ampio: una battaglia per la pace sociale. Ci siamo tutti, senza distinzione di pensiero politico e religioso, questo è l’elemento indispensabile per la democrazia e si fa grazie a voi che avete avuto questa idea”. Con queste parole, il Procuratore Vitello ha salutato i ragazzi. “Oggi mandiamo questo messaggio: noi rispettiamo il nostro prossimo ma come lui vogliamo essere rispettati. Il giudice deve essere in grado di poter realizzare la giustizia in modo sereno, senza avere timore per i suoi figli e la propria famiglia. A Lamezia e in Calabria –ha proseguito il Procuratore -  abbiamo un’ulteriore responsabilità, perché noi parliamo con gente sorda. Dobbiamo dimostrare ai mafiosi, ma soprattutto ai loro figli che il loro mondo è un inferno, che è senza speranza. Dobbiamo dire loro: la vostra felicità è effimera, il prezzo che pagate per ottenere questa ricchezza non guadagnata è enorme perché lo pagate con la morte. Noi vi offriamo un modello di vita dignitoso, perché vogliamo valorizzarvi per quello che valete, come persone oneste, però voi dovete accettare di rinunciare al vostro modo di vivere. Vogliamo tirarvi  fuori dall’inferno, aiutateci a farlo. Oggi siamo qui anche per voi. La gente vi odia, avete la pistola e solo perché sapete sparare pensate di avere rispetto? La vostra forza risiede nella violenza non nella vostra dignità”.  Questa manifestazione – ha concluso il Procuratore rivolgendosi alla folla- E’ un segnale molto forte della vostra volontà di cambiamento. Avete iniziato un percorso, lo dovete continuare. Portate avanti questa lotta con orgoglio e con coraggio per noi è un grande onore avervi vicino”.

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