
Lamezia Terme, 12 luglio – Si è svolta ieri sera la manifestazione a sostegno di magistratura e forze dell’ordine all’indomani degli ultimi episodi criminali esplosi in città. In piazza della Repubblica si sono radunate circa 300 persone che, candele alla mano, hanno voluto esprimere solidarietà bipartisan a chi quotidianamente si spende in questo territorio per far rispettare la legge. Molti i politici presenti, sicuramente in numero maggiore rispetto a chi, con la politica, non ha mai avuto niente a che fare. Tutti insieme hanno aspettato che, attorno alle 22:00, arrivasse il procuratore della Repubblica Salvatore Vitello. Riportiamo qui di seguito alcuni stralci del discorso che il Procuratore ha rivolto agli intervenuti.
Essere qui insieme a voi mi dà coraggio
“E’ importante questa bella manifestazione. Lo dice uno come me che non è abituato a manifestazioni di questo tipo. Mi trovo a Lamezia quasi per caso ma sono innamorato di Lamezia e delle sue persone. Sento un affetto che mi dà carica, gioia, energia. Essere qui oggi insieme a voi, in questa modo, mi emoziona e mi dà coraggio e forza. Sento di dover esprimere un ringraziamento che riguarda l’istituzione che rappresento, che è la Procura, e che riguarda soprattutto il Tribunale (mi faccio portavoce anche del collega Spadaro) a voi comunità, a noi che facciamo parte assieme a voi di questa comunità, perché non ci fate sentire soli”.
Questa sera non voglio parlare alla città, ma ai signori Torcasio
“Questa sera non voglio parlare alla città ma voglio parlare ai signori Torcasio e dire loro: ma vi rendete conto? E’ vivere questo? Nel giro di un mese vi hanno ammazzato il padre e vi hanno ammazzato il figlio. Ma questa scelta di vivere nella illegalità totale, di sentirsi dominatori sulla base della violenza è una scelta che ha senso? Ma vi rendete conto in che condizioni vivete? Nel timore. Dovete sempre guardarvi le spalle, da quelli che sono i vostri amici che vi portano al macello. Questa vostra scelta è un qualcosa che vale la pena seguire? E rivolgendomi a loro, mi rivolgo anche alle altre famiglie mafiose. Ha senso questa modalità di distruzione che oggi ha toccato i Torcasio e domani può riguardare altri? Perché avete rivolto questo anatema verso i vostri figli che a vent’anni devono consegnare la loro vita senza una ragione? Perché voi Torcasio, voi Giampà avete assunto una posizione che è contro la vita dei vostri cari? Io voglio parlare con loro perché sono loro il punto di svolta di questa città. E’ inutile che ci nascondiamo: sono loro e quelli che stanno attorno a loro. Ma sapete, quelli che stanno attorno a loro vogliono fare solamente affari. Da un lato c’è il cinismo e dall’altro c’è la macelleria. Fate i conti voi chi sia peggio dell’altro”.
Pensano di essere dei dominatori, ma non controllano neppure la loro vita
“La dobbiamo smettere di parlare per concetti generali. Sono loro il problema. Perché qualsiasi cosa che è contro la vita non ha ragione di esistere. Io non riesco a concepire come si possa materialmente pensare di consegnare i propri figli alla morte. Non ci riesco a capirlo. Perchè questa è l’educazione all’interno di questi circoli familiari. Pensare che tutto sia in funzione della morte, della propria morte e di quella altrui. Questa cosa è irrazionale. Nessuno la può capire perché non la comprendono neppure quelli che la praticano. Muoiono senza capire il perché. Pensano di essere dei dominatori, ma non sono in grado neppure di controllare la propria vita, di tutelare la propria vita. Questo è il punto nodale. Non possiamo fare discorsi che prescindano da questa realtà oggettiva. L’istituzione, il tribunale è il baluardo che si pone in maniera antagonista, diretta, come questa sera mi pongo io, in maniera antagonista diretta”.
La criminalità organizzata cresce con l’illegalità diffusa
“L’humus fertile, che agevola la criminalità organizzata, è l’illegalità diffusa. Uno di questi soggetti, trasferitosi a Roma, pretendeva di imporre la sua illegalità rispetto a un cittadino che non era mafioso, e gli diceva: se tu hai fatto questa violazione, e ci hai mangiato, perché non dovrei mangiarci ora anche io?Questo è l’humus. Chi si può ergere paladino contro la criminalità organizzata se, nel proprio ambito e con il proprio modo di fare, assume comportamenti o scelte di natura illegale?Con quale diritto? Con quale pretesa una comunità che non sa scegliere i propri rappresentanti può pretendere che ci sia, come dire, un atto di contrizione da parte del crimine organizzato? Con quale pretesa? E allora, il problema è di natura oggettiva. Ma soprattutto diventa un problema sociale, di tutti, laddove tutti siamo chiamati a fare la nostra parte. Io faccio la mia parte. Chi intende fare la propria parte sarà un benemerito di questa città, che merita tanto perché composta da persone per bene. Ed è a queste persone, questa sera, che vogliamo dedicare la manifestazione”.

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