
di Luisa Vaccaro
Lamezia Terme, 24 giugno - "Qui la 'ndrangheta non entra!", questo il messaggio e l'iscrizione della targa antimafia, consegnata dal Presidente del Consiglio Regionale On. Francesco Talarico ed esposta presso la sede dell'Asicat, Consorzio per lo sviluppo Industriale della Provincia di Catanzaro, di Lamezia Terme, questa mattina. Dopo la cerimonia di scopertura della targa, è seguito un momento di riflessione introdotto dalle parole del Presidente dell'Asicat, l'avv. Luigi Muraca. Muraca ha ringraziato il Presidente della Regione per aver rilasciato la targa e per aver promosso l'iniziativa, simbolica, ma indicativa di un cammino necessario per lo sviluppo del nostro territorio. "Questa targa antimafia costituisce un ulteriore tassello nella lotta all'organizzazione criminale e sottolinea l'urgenza di una politica capace di creare rete e fornire alla magistratura nuovi strumenti, con l'obiettivo comune di debellare il dramma della terra calabra, quel male che ne blocca la crescita e lo sviluppo". Con queste parole, il presidente dell'Asicat ha sottolineato l'importanza di far squadra, nella diversità dei ruoli, per ridare speranza alla città di Lamezia Terme e per non lasciare che quella targa resti affissa alla porta di un ente pubblico, ma con l'impegno di trasformarla in consapevolezza e finalità comune. Prima di lasciare la parola al presidente del consiglio regionale Talarico, ha invitato, con le parole del Beato Wojtyla, tutti i presenti a "prendere in mano la propria vita e a farne un capolavoro", evidenziando come " i vili siano spiacenti a Dio".

Della necessità di operare in sinergia, ha parlato Talarico, presidente del consiglio di una regione che negli anni passati, si è vista negata quella necessaria immagine di trasparenza e che ha però, iniziato un lungo cammino riuscendo se pur con qualche difficoltà, a ridare alla Calabria quella giusta identità. Talarico ha evidenziato che parlare di legalità, non vuol dire soltanto "repressione ma costituisce lo sforzo per la diffusione di una cultura della legalità, che deve diventare parte del nostro patrimonio intellettuale". Un percorso lungo ma l'unico possibile se si vuole rilanciare la nostra terra. Il momento di riflessione si è poi arricchito dell'intervento del Prefetto del Capoluogo di regione Antonio Reppucci, che ha posto l'accento sull'importanza che ogni cittadino riveste nella lotta alla ndrangheta. "Siamo tutti sulla scena, ne siamo tutti protagonisti ed è solo con la collaborazione e il coraggio di tutti che si può sconfiggere un male che non è più soltanto sangue e fucili ma una presenza sempre più penetrante in tutti i campi della vita pubblica. Un nuovo risorgimento che deve partire dalla presenza dello Stato nella sua interezza e che si deve basare soprattutto sulla collaborazione costruttiva delle categorie produttive".Come ha poi chiarito Mons. Luigi Cantafora, vescovo di Lamezia Terme la forza della città lametina non si deve fermare soltanto al far rete ma deve puntare a trasmettere la cultura nuova della legalità, ai giovani ma soprattutto agli adulti che hanno il ruolo di educare le nuove generazioni e che dovranno quindi trasmettere la legalità, affinché diventi un valore da custodire e far risplendere. La nostra Regione potrà decollare soltanto se ci saremo nutriti di questa cultura della legalità e per far questo, Mons. Cantafora ci esorta a sedere tutti fra "i banchi della scuola del bene comune".
Riflessione condivisa dal Procuratore della Repubblica Salvatore Vitello, che ha posto all'attenzione di tutte le autorità civili e miliari presenti, il pericolo che la 'ndrangheta oltrepassi le porte degli enti pubblici, attraverso figure professionali apparentemente dedite al bene comune ma che invece portano avanti una logica mafiosa. La mafia riesce, infatti, ad entrare nella quotidianità educandoci con i suoi ricatti ed è per questo che dobbiamo tenere desto lo sguardo verso una vita di relazioni civili, riscoprendo il valore della semplicità del vivere. "Ognuno di noi deve nel suo piccolo, contribuire a smascherare il sistema mafioso e la politica deve resistere ed impegnarsi ed essere indipendente. Dobbiamo relazionarci soltanto con la nostra coscienza per salvare la quotidianità dal pericolo ndrangheta e per permettere che ognuno goda di pari opportunità". Un segno, quello della targa, che deve essere seguito da un comportamento, questa la priorità espressa dall'on. Ida d'Ippolito, Parlamentare Antimafia. La d'Ippolito ha messo in rilievo come la legge nasca in una società civile e come, in un momento di difficoltà economica nazionale ed internazionale, in cui la mafia potrebbe trovare terreno fertile, sia necessario partire "da una battaglia individuale senza ma, senza se e senza un dopo, perché la vittoria è nelle nostre mani". Una targa come monito ad una città che ha iniziato a muovere piccoli ma importanti passi e che, attraverso importanti manifestazioni, quali " Trame. Festival dei libri sulle mafie di Lamezia Terme'', sta dimostrando la volontà, come ha ricordato lo stesso sindaco Gianni Speranza, di voler creare una nuova realtà nel segno della legalità.
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