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a_scuola_legalita_il_giorno_che_non_ce

di Francesco Ielà

Lamezia Terme, 29 febbraio – si è tenuto questa mattina presso l’auditorium dell’Istituto Magistrale “Tommaso Campanella” di Lamezia Terme il dibattito di apertura (A scuola di Legalità), della giornata “Il giorno che non c’è”. Presenti: Don Giacomo Panizza - Comunità Progetto Sud, Costantino Fittante - Centro “Riforme - democrazia - diritti”, il sindaco di Lamezia Terme Gianni Speranza, diversi rappresentanti delle Istituzioni e allievi di diverse scuole calabresi. Una giornata questa, per protestare ed essere tutti uniti contro la ‘ndrangheta un male, come lo definisce  Fittante: “Che impedisce alla città di crescere”, esprimendo anche la sua solidarietà per l’ennesimo e vile atto intimidatorio perpetrato nei giorni scorsi ai danni della comunità autogestita insieme a persone con disabilità, che contribuisce a diverse iniziative della Caritas italiana e dalla Calabria,  “Progetto sud”,  guidata e fondata nel 1976 dal prete anti ‘ngrangheta Don Giacomo Panizza. “Solidarietà che si estende a chiunque, imprenditori, ditte, soggetti all’usura e al racket” il fine di questo evento è: “ Fare un percorso, un cammino tutti insieme per fare crescere e vedere la città sana di Lamezia che non sempre è così  rappresentata dai vari media, e isolare il fenomeno della mafia per fare crescere la cultura della legalità” dice Fittante. Una giornata ricca di appuntamenti ai quali tutti i cittadini sono invitati a partecipare, dando il loro contributo, anche con la sola semplice presenza. Durante il dibattito Don Giacomo afferma: “Il nostro motto è il bene comune di fare comunità, perché la gente deve fare comunità fra loro, deve fare il bene comune per gli altri, e non come i clan di mafia che non fanno il bene comune per gli altri, ma solo per se stessi, bisogna fare comunità aperta quindi, non chiusa ma aperta con le altre” - e continua - “tutti noi, giovani, meno giovani possiamo fare qualcosa per migliorare le cose che non vanno” . “Anche fare volontariato è fare bene comune, perché porta alla legalità e alla giustizia, aiutare qualcuno e una cosa stupenda sia per chi lo fa che per chi lo ottiene ” inoltre, riferendosi alla prima casa ottenuta dalla comunità di Don Panizza,  Pensieri e parole, confiscata in via dei Bizantini che risultava ‘inesistente’, non trasferita, e resa da loro legale dice che: “È importante non fare i furbi, perché è giusto pagare le cose che consumiamo, quella casa poi è stata utilizzata da gente in carrozzina, nonostante le minacce che ci sono giunte dalle cosche”, sottolinea anche l’importanza della scuola e della cultura alla legalità perché è anche così che si contrasta l’illegalità. “Da quella casa siamo partiti poi per la nostra prima marcia della legalità connessa alle altre case confiscate” Don Giacomo fa anche vedere delle immagini e spiega gli ingenti danni causati dalla ’ndrangheta alla sua comunità, ma dice: “Noi siamo contenti di non aver pagato”, continua: “La solidarietà è un modo di vivere insieme, se non c’è la parola insieme non è solidarietà, la solidarietà è anche dire questa scuola è nostra, la città di Lamezia è nostra senza farci intimorire da nessuno, perché se minacciano uno di noi minacciano tutti noi”. “Noi vogliamo passare dal grigio e dal nero della violenza ai colori della vita”. “Parlare di mafia deve essere una cosa continua”. Alle parole di Don Giacomo fanno  eco le dichiarazioni dell’onorevole Fittante e del Sindaco, che evidenziano anche loro l’importanza delle persone, imprenditori, commercianti, che denunciano il pizzo, c’è una sola condizione: “Schierarsi dalla parte della legalità contro la mafia e contro la ‘ndrangheta, per l’affermazione della civiltà nuova nella nostra città e nella nostra regione e, a parlare e fare antimafia devono essere sia gli adulti che i più giovani”.

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