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di Pasquale Allegro

Lamezia Terme, 10 febbraio - È stato inaugurato oggi, venerdì 10 febbraio 2012 alle ore 9,30, presso il comparto dell’ASI compreso nella struttura dell’Area Industriale di Lamezia Terme,  un laboratorio progettuale di specializzazione post-laurea in Bioarchitettura realizzato dall'Università di Bologna, Dipartimento di Architettura e Pianificazione Territoriale in convenzione con l'Associazione Bioarchitettura® Onlus e in collaborazione con il Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Catanzaro (Partner Istituzionale).

È stato trattato il tema de "il risanamento e la riconversione dell'Area Sviluppo Industriale di Lamezia Terme a distretto tecnologico e porto turistico", alla presenza del Presidente dell'ASI, avv. Luigi Muraca, di Joachim Eble, architetto di fama internazionale di Tubinga, e della Prof.ssa di Bioarchitettura, Wittfrida Mitterer, tra i direttori del laboratorio.  Sono stati presenti all'inaugurazione anche autorità regionali, provinciali e comunali, tra i quali il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza,  il vice sindaco Francesco Cicione, il consigliere regionale Mario Magno, e professionisti della carta stampata come Vinicio Leonetti e l’avvocato, giornalista e scrittore “ambientalista” Francesco Bevilacqua.

Dopo i saluti di rito dell’avvocato Luigi Muraca, che si è detto soddisfatto del progetto innovativo che si va inaugurando, prende la parola il sindaco Speranza, il quale auspica che “questo proposito sia motivo di slancio e di fiducia in un momento di particolare crisi economica per la nazione, ma soprattutto per il territorio calabrese”, e che “questo momento di innovazione profonda, inaugurato dall’attenzione per lo sviluppo dell’area industriale, possa mostrare una capacità di recupero in merito al ritardo strutturale che deve sobbarcarsi la regione.
Dopodiché si passa ai saluti del consigliere Mario Magno, il quale si augura invece che dal punto di vista legislativo la sua compagine regionale possa dare “un concreto sostegno e riscontro ad un progetto come questo, tutto rivolto a coordinare uno sviluppo socio-economico del territorio”.

Il giornalista della Gazzetta del Sud, Vinicio Leonetti, attira l’attenzione in sala leggendo una disamina articolata sugli eventi che hanno disseminato la storia dello sviluppo economico e sciale dell’area, evidenziando come tanti progetti siano andati falliti nell’ottica di operazioni di sciacallaggio bipartisan: destra o sinistra, entrambi hanno avuto serie difficoltà nel mettere in pratica delle teorie che sulla carta costituivano opere di indiscutibile valore e progressivo sviluppo. “Spero che in quest’area finalmente si generi e mai più si distrugga”, esordisce il vice sindaco Francesco Cicione, “questa inaugurata oggi è un’ottima offerta didattica che va ad affiancare la visione territoriale che il PSC va elaborando”, perché “così si può intraprendere un concordato tra tutti gli attori dello sviluppo locale, un progetto su larga scala che non viene calato dall’alto, bensì s’interseca con l’interrelazione delle parti”.

Alberto Statti, il nuovo Presidente di Confagricoltura Calabria, denuncia “la cementificazione selvaggia che ha strappato spazi importanti al settore dell’agricoltura”. Si dice costernato per il livello infimo di sostegno prestato ad un settore importante per la Calabria qual è quello dell’agricoltura e, riprendendo la definizione etimologica della disciplina oggetto di studio del laboratorio che si sta inaugurando, commenta: “Noi del mondo agricolo siamo particolarmente vicini al bio, dunque ben venga la declinazione bio dell’architettura, perché riteniamo che attraverso la promozione ecologica del territorio si possa giungere ad un concreto sviluppo”.

L’avvocato Francesco Bevilacqua, noto ai più per l’aplomb intellettuale  da pragmatico e profondo conoscitore del territorio calabrese, ricorda i suoi scritti sulla Calabria e sul rapporto tra uomo e ambiente. “È importante - spiega - rieducare il cittadino all’appartenenza culturale, perché ora c’è una sorta di amnesia dei luoghi, di assenza dei luoghi antropologici, dei cosiddetti non-luoghi, ovvero luoghi che hanno perso la loro essenza.”  Ed è come se invitasse in un certo senso a ridisegnare i lineamenti di un volto che va sempre più sfumando: “Quest’area, infatti, è un non luogo”, continua, “dunque  il mio è un richiamo alla necessità di recuperare la memoria storica, perché i luoghi” realizza, “sanno già cosa vogliono diventare, è come se ce l’avessero inciso nel proprio dna genetico”. La cura e l’organizzazione scientifica del laboratorio progettuale di specializzazione post-laurea in Bioarchitettura è affidata alla professoressa Wittfrida Mitterer, docente che si occupa di recupero e valorizzazione, con approccio ecologico, di aree e architetture dismesse, la quale si dice soddisfatta dell’innovazione di cui si fa carica il progetto, “frutto di un lungo studio in cui prevalsero osservazioni meticolose sul fondamentale apporto delle relazioni”. Infatti la professoressa insiste sul concetto di convergenza interdisciplinare, teoria secondo la quale “diverse discipline devono convergere verso un unico obiettivo, perché c’è bisogno di feedback per concertare con le diverse parti sociali”.

Infatti, ricorda la Mitterer, “ogni qualvolta c’è stato un salto di qualità questo si è basato sulla cooperazione degli ecosistemi, e sul fatto che l’aspetto del territorio sia entrato in relazione con le persone, perché sono queste le figure viventi che prendono decisioni”. Ribadisce dunque l’importanza della multi-disciplinarietà nell’affrontare i nodi cruciali di uno sviluppo ecologico eticamente sostenibile, e risalta quanto sia rilevante partorire un’idea di architettura, per così dire, a misura d’uomo: “La bioarchitettura”, insegna, “è una disciplina attenta all’umano, perché se l’ecologia è la scienza delle relazioni, allora ogni singolo elemento vivente è connesso con l’altro, con l’uomo in primis”. Alla fine conclude invitando tutti  ad armarsi  di “buon senso, tanto buon senso”, perché “per ricucire il territorio là dov’è lacerato, dobbiamo coinvolgere la parte della nostra coscienza più profondamente vicina alla natura.” E suggerisce di iniziare con “l’energia rinnovabile e il riciclo dei rifiuti”.  Sperimentare l’impiego dell’energia solare e investire nel riciclo, perché solo così potremmo dirci finalmente e compiutamente “esseri che vivono in perfetta simbiosi con la natura”.

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