
Lamezia Terme, 30 marzo - Si è svolto oggi, presso l’auditorium del liceo Tommaso Campanella di Lamezia Terme, l’incontro tra gli alunni e il procuratore della Repubblica di Lamezia Terme Salvatore Vitello nell’ambito del progetto sulla legalità portato avanti da docenti e studenti dell’istituto lametino. A fare gli onori di casa ci ha pensato il preside, il professor Giovanni Martello mentre la moderatrice è stata la professoressa Viscone. A prendere la parola per primo è stato Costantino Fittante, presidente del Centro Riforme Democrazia e Diritti e membro dell’Associazione Antiracket. Fittante ha parlato del test al quale sono stati sottoposti gli alunni e si è dilungato, in particolare, su una risposta data ad una specifica domanda, ovvero “magistratura e forze dell’ordine come si comportano nel perseguire i reati?". Ben il 44% dei giovani, su un campione di 100 alunni, ha risposto “male”, “discretamente” il 43% e “bene” il 13%. Il procuratore Vitello ha poi preso la parola dicendo subito, parafrasando il discorso che De Gasperi fece dopo la Seconda Guerra Mondiale alle Nazioni Unite, “Sono qui e sono sicuro che per quello che rappresento, e per come l’avete manifestata, non abbiate molta fiducia ma sono sicuro che c’è questa cortesia che sento in modo diretto e per questo oggi parlerò con voi della mia esperienza”. Così il Procuratore ha spiegato innanzitutto la funzione del magistrato che è quella di “far rispettare la legalità”, poi ha parlato di alcuni aneddoti di quando era ancora studente suscitando empatia tra gli studenti per poi farsi serio facendo alcuni esempi che possono riguardare da vicino il mondo dei giovani lametini come il caso dell’ “omicidio Amendola”. Su questo si è soffermato interrogando i giovani a riflettere su cosa possa spingere un giovane ad avvicinarsi alla malavita. La conclusione è stata che i “soldi facili” portano solo a due strade: alla galera o alla morte. Per Vitello non ci sono altre alternative per chi decide di delinquere. Inoltre, il magistrato ha poi voluto fare un altro esempio ai giovani studenti del Campanella e, cioè, quello che sembra coinvolgere i vari locali cittadini,. Si tratta di trovarsi sempre più spesso il “rampollo” di una famiglia mafiosa che dice di non voler pagare il conto di quanto consumato. Per Vitello questa è una pratica molto diffusa tra i giovani appartenenti alle ‘ndrine lametine e che il Procuratore non ha esitato a chiamare più volte "miserabili” che "non si vergognano neppure di non pagare quanto hanno consumato” e ha invitato gli studenti a ribellarsi e far ribellare parenti e amici dal subire questa pratica.
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Infine, i giovani hanno posto diverse domande al Procuratore il quale non si è per nulla sottratto: si è andati dal “come si sente a dover vivere sottoscorta” al “perché lei ha arrestato Iannazzo e c’è chi l’ha mandato ai domiciliari?”. Il Procuratore, in quest’ultimo caso, ha risposto, tra l’altro, come lo stesso caso giudiziario possa essere interpretato diversamente tra un giudice e un altro e che lui, essendo procuratore, svolge il ruolo di colui che deve far rispettare la legge dello Stato. C’è poi stata una studentessa che ha chiesto quante cosche esistano a Lamezia e Vitello ha risposto: “Si tratta di una quindicina. Contando anche gli affiliati, e comparaggi vari, arriviamo a circa 3.000 cittadini che, come vedete, sono la minoranza di questa città. Voi siete la maggioranza e potete fare molto”. Non è mancata una domanda sulla questione Rom e su dove quest’ultimi debbano andare dopo Scordovillo. Anche qui, il Procuratore è stato sintetico: “Io applico la legge, in quel campo ci sono situazioni tali per cui si viola la legge, una sorta di “zona franca” dallo Stato italiano ed è per questo che il sequestro si è reso necessario. Per il resto, non tocca a me risolvere il problema, debbono essere le altre istituzioni a risolvere la situazione”. Infine, il Procuratore ha esortato tutti i giovani ad essere protagonisti del loro futuro partendo da piccole azioni quotidiane di legalità, perché “tutti insieme possiamo farcela, siamo la maggioranza”.