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Lamezia Terme, 10 marzo - Sembra strano, ma dopo la denuncia di un dipendente costretto a percepire in busta paga meno di quanto dichiarato dal datore di lavoro, le istituzioni e i sindacati lametini rimangono, a tutt'oggi, in silenzio. Non un comunicato ufficiale a firma di questo o quel politico, così come c'è da segnalare la totale assenza di prese di posizione pubbliche da parte delle sigle sindacali  che plaudano al cittadino che ha denunciato quello che è un costume molto diffuso in città e nel comprensorio lametino. Un silenzio assordante che, oltre a gettare nel comprensibile sconforto chi ha denunciato, potrebbe non favorire iniziative simili da parte di altri lavoratori subordinati, quotidianamente vessati nei loro diritti. Nessun commento o attestato di vicinanza e stima, quindi, neppure nei confronti di chi, Guardia di Finanza e magistratura lametina, ha condotto le indagini e tratto in arresto il datore di lavoro. Un silenzio che la dice lunga su quanto ci sia ancora da fare, a Lamezia e nel suo comprensorio, nei confronti di una legalità spesso solo declarata in convegni e manifestazioni.
Ci auguriamo che già da domani, le istituzioni, sindacati e associazioni del territorio facciano il loro dovere concretamente, uscendo dal silenzio di questi giorni, e testimoniando la loro solidarietà, plauso e vicinanza verso chi ha denunciato quella che è una vera piaga di questa società, ovvero il cosiddetto "racket dello stipendio".