Lamezia, scioglimento: “La criminalità organizzata seduta al tavolo delle decisioni”

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Lamezia Terme – “La ‘ndrangheta è percepita dagli amministratori come una componente normale”. Questo e tanto altro emerge dalle conclusioni della commissione d’accesso che hanno portato allo scioglimento del consiglio comunale di Lamezia. Motivazioni che scottano quelle racchiuse in 240 pagine suddivise in più capitoli, dove viene minuziosamente ricostruita la compagine criminale lametina e le operazioni che si sono susseguite nel corso degli anni. Nel mirino anche appalti, affidamenti, incarichi ad imprese, cooperative e partecipate del Comune. Inoltre, diverse pagine dedicate all’aeroporto internazionale di Lamezia e alle recenti vicende giudiziarie che l’hanno interessato, senza tralasciare l’interdittiva antimafia che ha riguardato la Cardamone group e l’appalto mensa scolastica.

Un quadro, quello delineato, che, come emerge dalla relazione, dimostrerebbe che “Gli ‘ndranghetisti a Lamezia Terme, oggi, si siedono al tavolo delle decisioni, prendono parte attiva alla spartizione degli appalti e degli interessi dell’amministrazione comunale”. Sarebbero emersi, poi, “rapporti di parentela e frequentazioni di alcuni amministratori con esponenti della criminalità organizzata, anche tramite intercettazioni telefoniche”.

Sindaco, assessori e consiglieri nel mirino

I profili di Sindaco, due assessori e 11 consiglieri comunali (sia maggioranza che opposizione) sono stati messi ai raggi X dalla commissione ispettizia che ne ha ricostruito legami e rapporti diretti o indiretti con esponenti della criminalità locale.

L’ex primo cittadino viene citato per essere stato difensore di fiducia, mentre era già Sindaco, di diversi esponenti imputati in processi contro la criminalità organizzata, anche in alcuni dove lo stesso Comune si era costituito parte civile. Dopo aver rinunciato all’incarico, come reso noto anche dalla relazione del ministro Minniti, "il mandato conferito al sindaco è stato assunto da altro professionista in stretti rapporti di affinità con il primo cittadino".

Ma ad essere sotto esame, anche altri esponenti della maggioranza e della minoranza. Si parla di parentele con soggetti legati alla criminalità organizzata e di indagini in corso legate ad operazioni più volte citate, in particolare “Crisalide”, sulla quale la commissione si concentra maggiormente e che avrebbe dato il “la” ad ulteriori approfondimenti investigativi, visto il coinvolgimento degli ex consiglieri Pasqualino Ruberto e Giuseppe Paladino.

Gli elementi che comproverebbero l’infiltrazione mafiosa al Comune

Al vaglio dell’organo ispettivo, che ha lavorato incessantemente per 4 mesi all’interno di via Perugini, spulciando atti, delibere e determine, sarebbero emersi chiari elementi di collegamenti o condizionamenti mafiosi che avrebbero compromesso il funzionamento anche degli uffici e dei servizi comunali.

 Non solo dunque legami di parentela già citati, ma anche l’attuale operatività, in vari settori, di clan mafiosi locali, la mala gestione amministrativa, la totale mancanza di controllo e l’assenza di protocolli di legalità che avrebbero potuto impedire tentativi di infiltrazione mafiosa negli affidamenti e nella gestione degli appalti. Forti, fortissime accuse che hanno provocato una dura reazione da parte dell’ex primo cittadino Paolo Mascaro. "Ci sarà la riprova della regolarità di ogni atto" ha commentato, aspettando di fare ricorso al Tar. 

A.R.

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