
Lamezia Terme, 21 giugno – Operazione della Guardia di Finanza in materia di frode fiscale per danni agli enti pubblici. Sono state denunciate 300 persone e una ordinanza di custodia cautelare su disposizione del Gip di Catanzaro e su richiesta della Procura. L’operazione ha comportato anche il sequestro di immobili (appartamenti e terreni), macchine agricole, denaro depositato presso istituti di credito e quote societarie per un valore complessivo di 855.649,88 euro.
L’indagine, diretta dal procuratore aggiunto della Repubblica di Catanzaro, Giuseppe Borrelli e dal sostituto procuratore Carlo Villani, coordinati dal Procuratore della Repubblica Lombardo, scaturisce da un’attività di polizia economico-finanziaria finalizzata al monitoraggio delle prestazioni a sostegno del reddito e a favore dei lavoratori agricoli, che ha portato alla scoperta ed alla denuncia, di una particolare frode, perpetrata negli anni, ai danni dell’Inps e dell’Inail
L’analisi della documentazione ha portato alla luce uno strutturato disegno truffaldino, ideato e realizzato da due imprenditori agricoli che gravitano nei comprensori di Catanzaro e Lamezia Terme. In particolare, i due avevano costruito un sistema che simulasse una elevata operatività delle loro rispettive aziende agricole, che avrebbero dovuto svolgere un’attività di coltura olivicola così fiorente da rendere necessaria l’assunzione di centinaia di lavoratori agricoli, ai quali, sarebbe spettata la prevista assistenza da parte degli enti previdenziali (Inps e Inail).
La Guardia di Finanza ha invece accertato la fittizietà delle decine di contratti finalizzati a confermare l’operatività delle imprese agricole (verificando, fra l’altro, l’assoluta simulazione dei contratti di fitto degli uliveti e/o di acquisto dei frutti pendenti da parte delle medesime aziende agricole) sia la natura apparente delle centinaia di contratti di lavoro stipulati. I “braccianti”, dal canto loro, a fronte dei rapporti di lavoro, di fatto inesistenti, hanno potuto maturare periodi di anzianità contributiva utili ai fini del raggiungimento della “soglia” minima per conseguire il relativo trattamento pensionistico.
Inoltre, una buona percentuale dei “braccianti”, 287 soggetti, ha richiesto - e, in gran parte ottenuto, altrettanto indebitamente - anche le indennità di disoccupazione involontaria, malattia, maternità e infortunio, per un totale di 855.649,88 euro erogati e percepiti e di 247.671,65 euro richiesti ma non erogati grazie alla scoperta dell’attività illecita. Peraltro, è stata appurata anche una forma di raggiro danni degli stessi braccianti virtuali, dai quali gli pseudo-imprenditori, pretendevano e ottenevano (in contanti, per non lasciare traccia) una buona parte delle indennità percepite indebitamente.
In realtà, gli accertamenti hanno dimostrato che gli imprenditori si erano soltanto limitati a “dichiarare” i lavoratori dipendenti, senza versare materialmente alcun contributo che, invece, trattenevano per sé, tenendo all’oscuro gli ignari “lavoratori” e accumulando anche un debito contributivo nei confronti dell’Inps di 332.485,38 euro. Gli enti previdenziali hanno, quindi, subito un doppio raggiro: da un lato non hanno ricevuto i "contributi" mentre, dall’altro, hanno versato le indennità previste, ma che di fatto non spettavano loro.
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