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di Maria Arcieri

Lamezia Terme, 29 ottobre - La sentenza dell’omicidio degli otto ciclisti ha condannato, Chafik El Ketani, a otto anni in un clima di grande commozione. Per la sentenza si sono ritenute le aggravanti equivalenti alla concessione delle attenuanti generiche: giovane età, incensurato. L’avvocato della difesa, Salvatore Staiano, ha sostenuto che l’imputato non si è reso irreperibile al momento dell’incidente, in pratica non si sarebbe dato alla fuga, ma sotto shock si sarebbe allontanto dal luogo del sinistro solo per farsi curare in ospedale.

“Dovrà essere letta la motivazione che ci dovrà spiegare per quali ragioni le attenuanti generiche possono essere state ritenute equivalenti a quel mare di aggravanti che sono contestate”. Così Francesco Pagliuso, avvocato di parte civile che rispetta la decisione del giudice ma aggiunge come “il mare di aggravanti doveva ritenersi prevalente sulle attenuanti. E tenuto conto della legislazione premiale sarà libero tra quattro, cinque anni”.

“Sostanzialmente è stata accolta le tesi dell’accusa delle parti civili”. Così Nicolino Panedigrano, altro avvocato di parte civile. “Credo che giustizia sia stata fatta - ha aggiunto - ovviamente la coscienza del giudice avrà valutato l’entità della pena. Purtroppo, non avremo indietro le persone scomparse che per alcuni di noi erano anche degli amici”.

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