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di Virna Ciriaco

Lamezia Terme, 27 giugno - “È l'una di notte e tantissima gente è ancora qui, nonostante domani sia un giorno lavorativo”. Così il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza, prende la parola, a conclusione di “Trame”, festival dei libri sulle mafie. Una serata intensa, e ricca d’incontri così come quelle che l’hanno preceduta. Una folla stipata in ogni ordine di posto ha occupato piazzetta San Domenico alle 21 così come, successivamente, è avvenuto nel bel chiostro di palazzo Nicotera dove con il libro “Strozzateci Tutti” di Marcello Ravveduto ha raccontato le sue emozioni e la sua determinazione il "nostro" Rocco Mangiardi.

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Una serata all’insegna della speranza dove il sindaco, nomen omen, ha annunciato di stare già pensando di programmare la seconda edizione "per continuare a seguire questa scia e perché questa grande maturità di Lamezia si possa esprimere ancora meglio. Ho apprezzato tutto: questa volta neanche un volantino a terra o un manifesto strappato dai muri. Si è creato un rapporto particolare, di compenetrazione, tra Trame e la città". Trame_impastato_1

Un successo di pubblico, in particolare per quel che riguarda quella folla accalcata in piazzetta. Sul palco c’è Giovanni, fratello di Peppino Impastato e con lui il magistrato Alfonso Sabella e il giornalista Fabio Tamburini. Giovanni Impastato ha presentato il suo libro, “Resistere a mafiopoli. La storia di mio fratello Peppino Impastato” ed ha tracciato, incalzato dalle domande di Tamburini, un ricordo del fratello, delle sue battaglie e di quella sete di rinnovamento della società che rompesse contro la mafia di “U zu’ Tano”, alias il boss di Cinisi Gaetano Badalamenti. Giovanni, alla fine, un po’ si commuove, gli brillano gli occhi spiegando come da poco hanno avuto in consegna le chiavi della casa di Badalamenti che dista, dalla casa museo dedicata al fratello, quei famosi cento passi. Una casa, quella del boss, che la madre di Peppino si auguro che rimanesse “rimanere chiusa” e che ora, invece, così come ha annunciato Giovanni “è stata riaperta con le chiavi della legalità”. Da segnalare anche un passaggio conclusivo dell’intervento del magistrato Sabella che ha specificato come “ora vado in giro a parlare ma quando ero in servizio preferivo lavorare e non apparire” ed ha aggiunto come nel suo lavoro si sia sempre cercato di attenere alla massima di JF Kennedy che recitava. “Non chiederti che cosa può fare il tuo Paese per te, ma chiediti che cosa puoi fare tu per il tuo Paese”. Il magistrato ha aggiunto che dobbiamno essere noi i primi a fare la nostra parte anche se dobbiamo pretendere che lo Stato faccia il suo.

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A conclusione di questo incontro, e approfittando dell’afflusso di spettatori, il direttore artistico del festival ha lanciato un ringraziamento ed un messaggio alla ‘ndrangheta, probabilmente presente alla manifestazione. “Siete voi – ha gridato – che da oggi dovete avere paura di tutte queste persone che sono venute qui in questi giorni e questa sera, in particolare. Il cambiamento non si può fermare”. E noi aggiungiamo: così come la sete di conoscenza e di cultura. Lamezia, così come scritto nel nostro speciale attualmente in edicola, si muove. Nonostante tutto. E le operazioni dei giorni scorsi delle forze dell'ordine e questo Festival ne sono la prova.

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