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Lamezia Terme, 24 maggio – Oggi pomeriggio si è tenuto nella sala consiliare la cerimonia per commemorare i due operatori ecologici, Tramonte e Cristiano, barbaramente uccisi all'alba del 24 maggio del 1991 mentre svolgevano il servizio di raccolta dei rifiuti nel quartiere Miraglia. Presenti alla commemorazione Il sindaco, la giunta, don Pasquale Luzzo, il procuratore Salvatore Vitello, l'avvocato Mario De Grazia che alla vicenda dei due netturbini ha dedicato il libro "Vittime dell'oblio", il vice presidente della provincia Peppino Ruberto, l'assessore provinciale alle attività produttive Roberto Costanzo, il consigliere regionale Mario Magno, i consiglieri comunali di maggioranza. Assenti quasi in blocco, ad eccezione del consigliere Cristiano, i consiglieri di opposizione. L'aula del consiglio comunale è stata per lo più riepita dai familiari delle due vittime e dai balbettii delle due nipotine delle vittime. Poca la gente comune.

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A tal proposito, sull'assenza della società civile alla commemorazione, ci preme riportare l'intervento integrale del procuratore della repubblica Salvatore Vitello che è sembrato più uno sfogo per una città che troppo spesso preferisce voltarsi dall'altra parte e non partecipare a simili ricorrenze.

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"Non sono venuto qui per un motivo formale. Oggi sono venuto perché volevo esprimere questo concetto: qui la mafia che è arrogante, che è efferata, che è barbara, che è trucida se l'è presa con due persone semplici. E ancora oggi, a distanza di tanti anni, ho potuto comprendere la semplicità e l'efferatezza dell'aggressione che non ha assolutamente precedenti in questo campo vedendo i parenti: persone semplici, parenti semplici. La mafia se l'è presa con queste persone. Ora, a quelli che hanno potere di decisione all'interno di questa organizzazione qui a Lamezia, dico che quando si riuniscono dovrebbero guardarsi allo specchio e, se il termine mafioso dovesse avere una valenza di "rispetto", allora quando queste persone si dovrebbero vergognare perché hanno colpito le persone più basse, ma non nel senso della scala sociale, perché poi queste sono le persone migliori per come io vedo le cose, ma avete colpito le persone più semplici e più basse per dimostrare la vostra arroganza e voi pensate di poter dimostrare la vostra arroganza prendendovela con due netturbini? Allora io chiedo alla città che questa sera non c'è...ma dov'è la città? E' una riunione conviviale...! Ma dov'è la città? Chiedo alla città di esprimere, lasciando stare la formalità, così come ogni cittadino di questo paese deve chiedere scusa a queste persone e deve capire che è stato fatto un torto e una ingiustizia grave.

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La rabbia che io oggi ho dentro è indicibile. Ecco perché io non dovevo intervenire e la mia presenza doveva essere solo istituzionale, ma vedendo loro mi è  montata una rabbia dentro e ho pensato: "siamo arrivati a questo!". Perché, vedete, quello che è successo nel 1991 è continuato per vent'anni e c'è anche oggi. Forse peggio. Anzi, certamente peggio. E poi tutti i discorsi che si fanno in giro...la legalità,  la solidarietà ... Dov'è la città? La città subisce questa situazione e non reagisce. Ma quand'è che la città vuole intervenire, vuole essere presente se non quando vengono commemorati due eroi perché nell'anniversario di Falcone e Borsellino Lamezia ha i suoi Falcone e Borsellino. Io sono un magistrato. I magistrati di cui ho parlato erano magistrati come me e sono morti perché credevano nella giustizia questi poveretti avevano il lavoro, credevano nel lavoro e gli hanno tolto l'elemento fondamentale della loro vita la famiglia e il lavoro per affermare l'arroganza criminale, per dire alla città che c'erano loro. L'unico modo di reazione a questa cosa è che la città deve far capire a questi che  la gente riesce ad aggregarsi, riesce ad avere consapevolezza  del male che ogni giorno viene loro fatto come nel caso del cittadino che subisce l'estorsione, nel cittadino che subisce la minaccia, nel cittadino che subisce l'arroganza di qualsiasi tipo perché se va in giro con la macchina uno di questi balordi gli dice no, tu devi fare passare prima me, (perchè anche di questo parliamo qui), di dettagli che costituiscono le reazioni essenziali che riguardano la dignità della persona umana. Lamezia, dov'è la tua dignità? Forse sto esagerando, non è conforme al mio ruolo ma vedendo queste persone ciascuno di noi dovrebbe avere un moto interiore che lo porta a ribellarsi e a reagire. Solo se si ha la consapevolezza che la dignità di queste persone è superiore  a qualsiasi cosa si può avere la forza per  reagire. Noi siamo più forti e faremo vedere che siamo più forti".