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Lamezia Terme, 11 aprile -  Si è svolto questa mattina nella Procura di Lamezia un vertice tra i maggiori responsabili della sicurezza e della lotta alla ‘ndrangheta. Il vertice, dove si è parlato anche della recrudescenza del racket, delle estorsioni da parte dei clan verso i commercianti, è stata la prima risposta ufficiale dello Stato all’ennesimo attentato contro Don Giacomo Panizza e la sua organizzazione “Progetto Sud”, bersaglio, durante la notte scorsa, di due colpi di pistola che hanno bucato la saracinesca e i vetri restrostanti.

Hanno partecipato a questa riunione il procuratore di Lamezia Salvatore Vitello, il procuratore della DDA (direzione distrettuale antimafia) Antonio Lombardo, il prefetto Reppucci, il questore Roca, il responsabile della Polizia di Lamezia, Antonio Borelli, il comandante regionale dei Carabinieri, colonnello Sgroi, e quello della Guardia di Finanza, il generale Tatta. Una task force che, dopo questa riunione, ha già pronte le contromosse. Lo ha detto chiaramente Vitello, che tra poco lascerà la Procura dopo l’eccellente lavoro svolto a Lamezia: “Vogliamo dire alla gente che noi ci siamo e se possibile quanto prima daremo una risposta efficace”. E sul racket ha aggiunto: E’ necessario mettere in atto tutte le capacità reattive nei confronti di un brutto fenomeno che, però, come reazione ha il silenzio della gente”. Il procuratore DDA Lombardo non è stato da meno: “Da tempo la DDA ha posto la sua attenzione su Lamezia. Con l'intimidazione ai danni di Don Panizza la comunità di Lamezia Terme è stata colpita simbolicamente nel suo insieme. Il silenzio dei commercianti non aiuta e se qualcuno parla, lo fa quando non può più andare avanti”. Il prefetto Reppucci si è rivolto alle vittime del racket, chiedendone la collaborazione: “Aiutateci ad aiutarvi, abbiate più fiducia in noi per sconfiggere il cancro del racket. Lamezia Terme è una città omertosa. Si fanno marce contro marce, ma nessuno poi parla. Nessuno dice di pagare il pizzo. A noi i commercianti dicono di non pagare il pizzo. Di conseguenza devo pensare che a Lamezia il pizzo non esiste. Allora, cosa si pretende dallo Stato?”. E sull’attentato ha lasciato intuire che le indagini sono a 360 gradi: “Non si esclude nessuna pista, può essere tutto e il contrario di tutto”.

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Progetto Sud, e in questa circostanza la sua emanazione “Pensieri e Parole” (che ospita giovani immigrati) hanno la sede a Capizzaglie, in un palazzotto sequestrato alla cosca Torcasio. Un simbolo della lotta alla ‘ndrangheta nel cuore stesso della maggiore infiltrazione mafiosa, che malsopporta proprio davanti alle loro abitazioni la presenza concreta dello Stato e di chi, come don Giacomo Panizza, lì lavora per i più deboli e per sensibilizzare le coscienze della gente. Questa intimidazione è l’ultima di una lunga serie di attentati che hanno preso di mira “Progetto Sud”, il simbolo concreto e vitale di questa lotta portata avanti da un prete coraggioso, ricco di umanità e costanza. Non si arrende Don Giacomo a questo ennesimo atto intimidatorio, ma la sua preoccupazione è rivolta soprattutto ai giovani immigrati, che lì studiano e imparano un mestiere. Ha dovuto spiegare Don Panizza a questi ragazzi perché erano nel mirino della ‘ndrangheta e perché in quei luoghi si rischia la vita.

Un biglietto da visita allucinante per Lamezia, ma il lavoro concreto di Don Giacomo è la prova migliore che c’è chi lotta e non si arrenderà mai alla logica mafiosa. “Proseguiamo la nostra attività” ha dichiarato a caldo Don Panizza, che ha aggiunto: ”Queste sono cose stressanti e sarebbe importante capire le cause perché così non sappiamo come muoverci, chi denunciare e a chi dire di smetterla. Noi comunque proseguiamo nelle nostre attività e non torniamo indietro perché ciò che facciamo lo facciamo perché la gente ha bisogno di questo tipo di servizi e di attività e non li lasceremo soli”. Ecco, restare soli e sentirsi abbandonati è il pericolo maggiore per Don Panizza e il suo gruppo e le persone che da loro sono aiutate. Questo vertice di stamani dimostra che così non sarà. Aspettando fatti più concreti.

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