Lamezia Terme, 4 giugno - “Nell’ospedale di Lamezia Terme, non si è mai verificato alcun decesso dovuto alla cattiva esecuzione di una tracheotomia”. Lo afferma la dottoressa Annamaria Mancini, direttore dell’unità operativa Anestesia e rianimazione dell’Ospedale “Giovanni Paolo II” di Lamezia Terme, commentando quanto sostenuto dal giornalista Maurizio Belpietro, direttore del quotidiano “Libero”, ospite della trasmissione televisiva “Porta a porta”, condotta da Bruno Vespa, andata in onda martedì 1 giugno, in seconda serata.
Nel corso del dibattito sulla sanità e sulla spesa sanitaria, Belpietro, tra l’altro, aveva dichiarato: “Ci sono i morti per malasanità in Calabria. Quando Ignazio Marino, un parlamentare di centrosinistra, andò a verificare perché morivano a Lamezia Terme, si rese conto che c’erano dei medici che non erano capaci di fare una tracheotomia. Quindi quegli ospedali andavano chiusi”.
Secondo la dottoressa Mancini “sono accuse gravi e completamente infondate che scaturiscono, evidentemente, da fonti inattendibili presso cui il giornalista ha attinto informazioni o da una grande “svista” dello stesso direttore di “Libero”. “Se qualche errore c’è stato nell’esecuzione di una tracheotomia - precisa il dirigente dell’ospedale lametino - certamente questo non è riferibile all’ospedale di Lamezia Terme. In ogni caso un intervento sbagliato non può essere utilizzato come pretesto per invocare la chiusura di un’intera struttura sanitaria - in un bacino di utenza di 130 mila abitanti - senza prima verificarne la funzionalità complessiva, i servizi erogati e le professionalità che vi operano. A questo punto - conclude la dottoressa Mancini - è necessaria ed urgente una pubblica smentita da parte del direttore Maurizio Belpietro, altrimenti l’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro sarà costretta a procedere legalmente, mediante querela, nei confronti dell’autore delle dichiarazioni denigratorie, che sono contrarie a verità e lesive della dignità del personale sanitario, che svolge con responsabilità e senso del dovere il proprio lavoro”.


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