
Lamezia Terme, 20 aprile - “Quella della Cassazione che annovera tra i costi imputabili al tasso globale antiusura la tanto famigerata commissione di massimo scoperto costituisce una sentenza storica che fa giustizia anche delle numerose battaglie che la Confindustria calabrese ha condotto sul costo del credito”. Queste le parole del presidente degli industriali calabresi Umberto De Rose che ricorda, tra l’altro, di aver scritto dal 2007 al Governatore Draghi per sollevare la questione che a distanza di tre anni trova soluzione: “E’ una vittoria delle imprese perché quella commissione non soltanto era iniqua ma non veniva neanche considerata nel calcolo per la misurazione della soglia antiusura del credito bancario”.
“Naturalmente - ha proseguito De Rose - questa sentenza rimette in discussione se non rivoluziona il rapporto fra imprese e banche, perché è una indicazione dalla quale si può ripartire per costruire relazioni nuove e più equilibrate. La sentenza è ancora più rilevante per una regione come la Calabria che, insieme alla Campania, registra la maggiore incidenza del costo della Commissione di massimo scoperto sul costo totale del credito. Un costo del credito che è giusto ribadire - ha affermato De Rose - in Calabria è già di per sé il più alto del Paese e d’Europa. Ora non si tratta solo di avviare richieste risarcitorie del surplus pagato in termini di tasso d’interesse, ma di riaffermare con chiarezza che il costo del denaro non è determinato solo dal tasso debitore e che, dunque, esiste una questione di etica e correttezza nei rapporti fra banche e imprese. Da qui ripartiamo - ha concluso De Rose - per riprendere la nostra battaglia a fianco delle imprese e per modificare un sistema finanziario fin troppo sbilanciato a favore degli Istituti di Credito, auspicando di avere al nostro fianco in questa battaglia di civiltà il nuovo Governo regionale”.
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