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'Ndrangheta, Prestipino (Dda): Zona grigia serve ad espansione cosche

prestipino

Reggio Calabria, 2 febbraio - "La 'zona grigia' è uno strumento indispensabile per garantire la stessa sopravvivenza sui territori di origine e l'espansione verso altre aree per la 'ndrangheta e le altre mafie''. Lo ha affermato il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Michele Prestipino, intervenendo al convegno in corso da ieri nell'auditorium "Calipari" del Consiglio regionale, a Reggio Calabria, organizzato dall'associazione Museo della 'ndrangheta al quale ha partecipato anche il presidente degli industriali siciliani, Ivan Lo Bello. ''Senza 'zona grigia' - ha aggiunto - non c'é mafia pericolosa e potente, poiché tutto ruota su consistenti interessi economici criminali che annientano ogni sviluppo. Anzi sono un forte freno alla crescita di tutto il Paese. La 'ndrangheta, al di la' della certezze delle cifre, dispone di ingenti quantità di danaro liquido e con strumenti legali, grazie al supporto dei professionisti della 'zona grigia', è lanciata alla conquista di fette sempre più ampie di mercati legali". Prestipino, ridefinendo il concetto di "zona grigia", ha parlato di "terra di mezzo", ovvero di "quel luogo dove opera un esercito di professionisti disponibili, dotati di conoscenza nell'utilizzo di sofisticati canali di riciclaggio internazionali. Si tratta di luoghi dietro cui sono celati i segreti più inconfessabili. Voglio richiamare come esempio la presenza del commercialista Zumbo in casa di Giuseppe Pelle: qual'é il controvalore di quella presenza? Qual' è la merce di scambio e tra quali contraenti? Forse si stanno profilando nuovi centri di potere criminale, magari occultando il marchio mafioso. E' uno dei temi fondamentali per capire la questione criminale in Italia. Senza questo chiarimento non c'é sviluppo e modernizzazione né per il Sud, né per il Paese". Lo Bello ha detto che "sta venendo meno un vecchio modello di sviluppo tutto incentrato sulla spesa pubblica assistenziale e sul suo uso clientelare, dentro cui mafia e 'ndrangheta, con la loro visione parassitaria dell'impresa e dell'economia, avevano trovato ampi spazi". Quindi ha ricordato che le modifiche strutturali dell'impresa siciliana, "protesa progressivamente verso i mercati internazionali e non necessariamente dipendente dalla committenza pubblica, ha permesso di mettere in piedi quel movimento di rivolta contro il pizzo da parte di molti imprenditori". "Osservando la Calabria - ha proseguito Lo Bello - si avverte che molte cose in questi ultimi anni stanno cambiando grazie anche alle inchieste della Procura guidata da Giuseppe Pignatone. Ma anche la società civile, gli ordini professionali, devono fare di più. Noi imprenditori sapevamo in Sicilia chi si muoveva nella 'zona grigia', ne abbiamo parlato con Confindustria nazionale, varando drastici provvedimenti di espulsione dall'associazione per coloro i quali non garantivano trasparenza. Ma se non si cambia quel 'patto sociale' che vede insieme un pezzo della politica, 'ndrangheta ed affari, se non si supportano le forze dell'ordine e la magistratura, diventa veramente difficile progredire. Sanzionare i propri associati, come abbiamo fatto in Sicilia colpendo chi funge da collante con il malaffare, significa permettere alla Calabria ed al Paese di fare un grande passo in avanti".

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