Lamezia Terme, 16 marzo - Ha riscosso un grande successo e soprattutto una grande partecipazione la visita guidata al museo archeologico lametino organizzata dal club Soroptimist International di Lamezia Terme, da poco inaugurato nel suo nuovo allestimento all’interno del Complesso monumentale San Domenico. Ad illustrare le importanti opere presenti nel museo l’archeologa Stefania Mancuso, coordinatrice area programma ambiente del Soroptimist lametino nonché curatrice insieme ad altri esperti del nuovo allestimento, che spiegato ai presenti le opere presenti all’interno del museo che si inserisce, per l’importanza dei reperti che custodisce, nella rete dei Musei archeologici della Calabria. La struttura è stata infatti recentemente migliorata con un nuovo allestimento che lo rende più fruibile da parte dell'utenza. Anche l’esposizione dell'importante materiale custodito è stata curata in maniera dettagliata, per rendere più gradevole la visita. “Questo nuovo allestimento molto più ampio e imponente del precedente – ha affermato l’archeologa – è stato pensato proprio per essere reso idoneo e fruibile al visitatore, ma soprattutto più accogliente, a partire dalla pannellistica arricchita nel numero e nei contenuti”. La visita ha preso il via dalla prima sezione espositiva, la preistoria, percorrendo la sala dell’età classica fino ad arrivare a quella dell’età medievale.
“La sezione preistorica – ha spiegato Stefania Mancuso – dedicata allo studioso nicastrese Dario Leone, documenta la frequentazione umana in Calabria fin dai tempi remotissimi. Nelle sue vetrine sono esposti i più antichi strumenti utilizzati dai primi cacciatori paleolitici che abitarono la regione. Inoltre sono esposti i segni della presenza di agricoltori neolitici nella Piana Lametina (Casella di Maida, Acconia, San Pietro Lametino), a partire da 7500 anni fa. Le più antiche testimonianze archeologiche di età greca, sporadiche, ma interessanti, appartengono al VII secolo a.C. e sono costituiti da frammenti ceramici, raccolti in località Sansinato, sull'istmo Lamezia-Catanzaro, che attestano l'utilizzazione dell'istmo quale via di comunicazione più breve e più comoda tra i mari Jonio e Tirreno”. Ma le vetrine della sezione classica illustrano principalmente i rinvenimenti archeologici, epigrafici e monetali relativi a Terina, splendida subcolonia di Crotone, la cui realtà urbana è stata individuata nell'area di Santa Eufemia Vetere, dove dal 1997 la Soprintendenza della Calabria conduce ricerche sistematiche. “La sezione medievale – ha aggiunto l’archeologa – finora dedicata prevalentemente al castello di Nicastro, che ha origine normanna, si arricchisce dei reperti dell’Abbazia di S. Maria di S. Eufemia recuperti nella campagna archeologica del 2006”. Nelle vetrine sul castello è esposta una selezione del materiale più significativo rinvenuto durante le campagne di scavo archeologico condotte dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria dal 1993 in poi.
“Abbiamo organizzato questa visita guidata al museo archeologico – ha affermato la presidente del Soroptimist Sabrina Curcio – con l’obiettivo di offrire alla città la possibilità di visitare questi luoghi insieme ad una delle archeologhe più preparate del nostro territorio, Stefania Mancuso, che con la sua preparazione e soprattutto con la sua passione ha fatto comprendere e meglio ammirare ai presenti le opere del museo. Un modo questo per riscoprire le nostre radici e le bellezze del nostro territorio”.
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