
Lamezia Terme, 23 novembre - Quattro scosse di terremoto sono state registrate in 15 ore nella zona del Pollino, tra Calabria e Basilicata, dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Le scosse, secondo quanto riferito dai vigili del fuoco, non hanno provocato danni a persone o cose, ma hanno creato una situazione di forte allarme tra la popolazione, soprattutto sul versante calabrese. L'ultimo terremoto, di magnitudo 3.6, è avvenuto alle 15.12 ed è stato preceduto, alle 14, da una scossa di magnitudo 2.3 e sono state avvertite in diversi comuni tra i quali Mormanno, Laino Castello e Laino Borgo, nel cosentino, ed a Potenza. Nella stessa zona, che comprende, ad una distanza superiore ai 10 chilometri, anche altri comuni come Aieta, Morano Calabro Orsomarso, Papasidero, San Basile, Verbicaro, in Calabria, e Castelluccio superiore, Episcopia e Latronico, in Basilicata, altre due scosse si sono verificate alle 21.17 ed alle 23.49 di ieri, con magnitudo, rispettivamente, di 2.1 e 2.5. Proprio sul versante terremoti, da venerdì a domenica prossima è prevista in Calabria un'esercitazione della protezione civile nazionale.
Ingv: zona "risvegliata" già da un anno
Si è "risvegliata" circa un anno fa e dal settembre 2010 è stata colpita da circa 500 terremoti la zona al confine tra Calabria e Basilicata interessata oggi dal sisma di magnitudo 3,6. "Nella zona del Pollino è in atto una sequenza da alcuni mesi", ha detto il sismologo Alessandro Amato, dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). "La sequenza è più intensa negli ultimi giorni ed è cominciata nel settembre 2010: da allora sono stati localizzati in questa zona oltre 500 terremoti, tutti di magnitudo inferiore a 3". Il periodo di attività più intensa è stato registrato nell'ottobre 2010, in seguito le scosse si sono diradate, per tornare ad un nuovo picco nell'aprile scorso. Da allora, l'attività è ripresa in ottobre, con decine di terremoti inferiori a magnitudo 3. E' un fenomeno anomalo, rispetto al comportamento osservato in questa zona negli anni passati. Ma è presto per capire che cosa stia accadendo. "Di sicuro - ha rilevato Amato - questa zona si trova lungo la fascia del territorio italiano più a rischio sismico: quella dell'Appennino Meridionale che attraversa Irpinia, Basilicata e Calabria". I sismologi non hanno ancora un'etichetta per quanto sta accadendo nel Pollino: "di solito i terremoti noti storicamente sono avvenuti più a Nord o più a Sud, ma non sono documentati in questa zona". Un'ipotesi è che l'area del Pollino sia meno pericolosa rispetto a quelle che la circondano, ma al momento è altrettanto fondata l'ipotesi che grandi terremoti possano essere avvenuti in passato, ma che non siano stati documentati. Per questo motivo i sismologi dell'Ingv sono al lavoro ed hanno cominciato a scavare le cosiddette "trincee", scavi profondi 2 o 3 metri e larghi una decina di metri che permettono di analizzare gli strati del suolo alla ricerca di tracce di terremoti passati.
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