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Lamezia Terme, 3 luglio - “Che in un grande magazzino di stoccaggio di materiale umano, quali sono oggigiorno le carceri italiane, in cui accedono quotidianamente a vario titolo centinaia di persone troppo spesso sottoposte a controlli frettolosi e superficiali per manifesta insufficienza di operatori di Polizia penitenziaria ed inesistenza di adeguata strumentazione tecnologica, possano essere introdotti in maniera fraudolenta oggetti non consentiti non solo sta nel novero delle cose possibili, ma va considerato evento facile e probabile”, così Gennarino De Fazio, della Direzione Nazionale della UILPA Penitenziari, commenta a caldo la notizia del ritrovamento di due telefoni cellulari e di relativi carica-batteria nella casa circondariale di Vibo Valentia. 

“Se il sistema carceri in qualche misura regge ancora, nonostante tutto, è solo grazie al diuturno prodigarsi degli operatori, in primis quelli della Polizia penitenziaria a cui va il riconoscimento ed il plauso della UILPA Penitenziari per la brillante operazione, anche di intelligence, che ha permesso il ritrovamento dei telefoni cellulari e dei carica-batteria che, evidentemente, permettevano ai reclusi, o almeno ad alcuni di loro, di mantenere i contatti con l’esterno al di fuori di qualsiasi filtro vanificando, di fatto, una tra le funzioni fondamentali della pena”, prosegue accorato De Fazio, che ancora aggiunge: “fingere meraviglia di fronte a ciò è e sarebbe perfettamente ipocrita. Anzi c’è un interrogativo molto inquietante da porsi: se possono penetrare telefoni cellulari e carica-batterie, cos’altro potrebbe essere introdotto??? Droga??? Armi???”

“Da mesi denuncio in ogni sede e con ogni legittimo strumento i mali del sistema determinati in questa fase storica soprattutto (ma non solo) dall’eccezionale sovrappopolamento degli istituti penitenziari a cui si contrappone un altrettanto eccezionale sottodimensionamento della Polizia penitenziaria, tuttavia su questi temi si continua a registrare la pressoché totale indifferenza, al di là di ogni dichiarazione di facciata, del Ministro Alfano è l’assoluta inefficacia delle pressoché insignificanti misure adottate dal Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e Commissario delegato all’edilizia carceraria Ionta”, chiosa ancora De Fazio, che conclude amaro: “spero che non si attenda che succeda l’irreparabile prima di iniziare ad occuparsi seriamente dei problemi penitenziari, anche perché in assenza di interventi pragmatici, immediati ed efficaci non ci vuole certo una profezia per capire che manca davvero poco prima che accada”.