Dante nel cinema e nel romanzo di Pupi Avati

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

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 pino_gulla_36604_1ab0c_3f558_1f0e4_4b688-1_a5e57-1_d8888_28843_4c5f8_3403b_9715d_570fd_37a2e_720ae_61e4b_021e5_2199f_2bfa9_44ed1_1d936_9019f_9246f_97b00_be5af_04e21_2bc61_77233_71987_3b5c6_dc4eb_d6d64_38ecf_53c27_95537_4d94d_524ef_ef0cb_afb53.jpgL’anno scorso avevo lasciato Pupi Avati contento dopo aver letto la sua intervista su Dante; Rai cinema aveva dato finalmente l’ok per il film sul Sommo Poeta. Ancora più felice oggi, come ha dichiarato sui giornali, perché ha terminato le riprese girate tra Umbria, Marche, Toscana, Emilia Romagna e Roma. Numerose scene in Umbria là dove resiste ancora il Medioevo; a Firenze poco o nulla, “solo scorci” perché la modernità nasconde il passato; alcuni “passaggi a San Gimignano”. Le ultime riprese a Ravenna nella Basilica di Sant’Apollinare in Classe: “I mosaici e la pineta sono due location obbligatorie per la storia di Dante che pare si sia ispirato proprio a queste due zone per il Paradiso”. Per i mosaici che ricoprivano le volte a botte i versi del Canto XXII: … e vidi cento sperule che ‘nsieme / più s’abbellivan con mutui rai” (vv. 23-24). Parafrasi a cura di Gilda Sbrilli e Mario Zoli, anche per i successivi versi danteschi: <E vidi raccolte insieme cento piccole sfere che si abbellivano a vicenda scambiandosi le loro luci>.

Per quanto riguarda la realizzazione del film, il regista ha notato poca partecipazione da vari enti; in ogni caso ha realizzato dopo 20 anni il suo desiderio. Un cast d’eccezione, vi cito alcuni degli interpreti principali: Sergio Castellitto (Giovanni Boccaccio), Alessandro Sperduti (Dante giovane), Alessandro Haber (Abate di Vallombrosa), Leopoldo Mastelloni (Bonifacio VIII), Ludovica Pedetta (Gemma Donati), Romano Reggiani (Guido Cavalcanti), Carlotta Gamba (Beatrice). Nell’ultima decade di febbraio sarà nelle sale cinematografiche. Venti anni fa Pupi Avati aveva pensato al film sul Sommo; la gestazione è durata due decenni probabilmente a causa della difficoltà a trovare i finanziamenti; l’anno scorso la partecipazione di Rai Cinema e ... CIAK si gira.

 Nel contempo il regista ha fatto pure il romanziere: ha scritto il romanzo L’ALTA FANTASIA. Il viaggio di Boccaccio alla ricerca di Dante, Solferino editore, pronto per la sceneggiatura. Il titolo del libro è nel primo verso dell’ultima terzina del Paradiso, con il verso finale che completa l’opera: A l’alta fantasia qui mancò possa / ma già volgea il mio disio e ‘l velle, / si come rota ch’igualmente è mossa, / l’amor che move il sole e l’altre stelle (vv. 142-145). <Qui alla mia fantasia, che si era tanto elevata, venne meno ogni potere; ma già faceva girare il mio desiderio e la mia volontà [di raggiungere il bene] come una ruota che gira uniformemente, l’amore [Dio] che fa muovere il sole e le altre stelle>. A proposito del romanzo “il racconto è tanto breve quanto lunga la sua genesi” con l’apporto di autorevoli collaboratori in elenco alla fine del libro. Il narratore è Boccaccio; ha il compito di dare a Suor Beatrice, Antonia, la figlia di Dante, monaca a Ravenna, 10 fiorini d’oro, per conto dei Capitani della Compagnia di Orsanmichele, a risarcimento delle gravi ingiustizie subite da suo padre. Durante il percorso vede i luoghi dell’esilio dantesco e incontra le persone che hanno conosciuto il Poeta; ripercorre, così, la vita del Sommo lontano da Firenze.

 Non a caso la scelta dell’autore del Decamerone come viandante-narratore dove si “nasconde” Pupi Avati per sua stessa ammissione. Lo dichiara apertamente alla prima pagina, nella nota: “Circoscrivere Dante nella forma del romanzo mi è parsa impresa impossibile fino a quando non è entrato nella mia vita Giovanni Boccaccio. Se non mi fossi imbattuto in quel suo Trattatello in Laude di Dante non avrei mai trovato l’ardire per accingermi a questa impresa. Narrerò quindi Dante ricorrendo all’ineffabile Certaldese [Boccaccio era di Certaldo] e un poco alle mie infinite, disordinate e soprattutto immaginarie letture”. Pertanto Pupi Avati racconta nelle vesti del primo grande narratore in prosa della letteratura italiana. A differenza di Petrarca che rimane in silenzio sulla produzione dantesca e su Dante, l’autore del Decamerone è un estimatore del Poeta. La biografia (il Trattatello) e Le letture o Esposizioni sopra la Comedia ne sono una dimostrazione concreta. Il Comune fiorentino gli affidò una pubblica lettura della Commedia che interruppe al canto XVII dell’Inferno, forse per motivi di salute. L’attributo Divina riferito alla Commedia fu aggiunto per la prima volta proprio dal Boccaccio nel Trattatello: “Quanto a Iacopo (…) apparve una mirabile visione (…) gli mostrò dove fossero li tredici canti, li quali alla divina Comedia mancavano”. Successivamente l’aggettivo divina comparve nell’edizione giolitina, a cura di Ludovico Dolci e stampata da Gabriele Giolito de’ Ferrari nel 1555.

 Pupi Avati è regista, sceneggiatore e romanziere. Ricordo almeno altri due romanzi diventati film: “Il signor diavolo”, Editore Guanda e “I cavalieri che fecero l’impresa”, Mondadori. Ha lavorato per la televisione e lo spettacolo dal vivo; insomma un regista poliedrico nelle cui opere la scrittura occupa un posto importante. Ne L’ALTA FANTASIA e nel film Dante, la letteratura è in primo piano, ma non quella studiata a scuola: “Da ragazzo ho provato repulsione per gli scritti di Dante (…) a causa della scuola italiana che ha fatto di tutto per non farmeli apprezzare (…) e ancora oggi la scuola lo racconta in modo sbagliato”. Corrado Augias e Umberto Eco hanno espresso, sostanzialmente, lo stesso parere a proposito de I Promessi Sposi (v. articolo sul blog de il Lametino del 31 marzo 2020). La narrazione è accompagnata in gran parte da versi della Divina Commedia; da alcuni sonetti, qualche canzone e da narrazioni in prosa della Vita Nova che è un prosimetro, intreccio di prosa e versi; dalle Rime e da un passo dell’Epistola  IV a Moroello Malaspina; da alcune Rime dello stilnovista Guido Cavalcanti; a pagina 31 un frammento della prima giornata del Decameron; numerosi brani del Trattatello in laude di Dante; soltanto un rimando a Esposizioni sopra la Comedia (gli appunti sulle pubbliche letture dell’Inferno interrotte) e alle Genealogie degli dei pagani; una citazione sulla Sacra Bibbia, Giobbe1 e un brano della biografia Dante Alighieri-Una vita di Paolo Pellegrini, Einaudi. All’inizio dei capitoli viene indicato un brano musicale che ascoltava Pupi Avati mentre scriveva il romanzo.

 L’incipit è già una scena da film rappresentata dalle parole; sono gli ultimi momenti di vita del Sommo Poeta a Ravenna nel convento delle Clarisse assistito dai figli Iacopo e Pietro, alla presenza di alcuni amici. Dice a fatica frasi smozzicate che Iacopo comprende con difficoltà: “Alla fine di tutti i disii … mi sembra dica”. E’ la terzina del XXXIII Canto del Paradiso: E io ch’al fine di tutt’i disii / appropinquava, si com’io dovea, / L’ardor del desiderio in me finii. <E io che mi avvicinavo alla meta di tutti i miei desideri, com’era mio dovere, acuii l’ardore del mio desiderio>. Subito dopo Dante muore: Era la notte del 14 settembre del 1321 (p. 11).  Questi versi insieme all’ultimo del Poema vengono ripetuti e spiegati a pagina 101, quando l’Abate di Vallombrosa fa vedere a Boccaccio “un voluminoso codice”; proprio in quel momento riesce a capire la poetica dantesca: “Per tutti i venti anni della scrittura del suo poema, la sua è stata una lunga incessante preghiera … e alla fine lo ha trovato … Dio è alla fine di tutti i disii … capite … è lì ad attenderci … E’ lì che si cela l’amor che move il sole e le altre stelle …”. I suoi occhi si illuminarono di “una luce superba”.

Come finirà la storia? Riuscirà Boccaccio ad incontrare suor Beatrice, ovvero Antonia, la figlia di Dante, per consegnarle i 10 fiorini d’oro? Per saperlo basta andare in libreria ad acquistare il libro. Leggerete Dante come non l’avete mai letto.  Dante non spiegato dalla cattedra, ma Dante raccontato da un altro grande autore della letteratura italiana. Dante orfano di madre, Dante con la matrigna, Dante che si innamora, Dante che va alla guerra, Dante in politica, Dante condannato in contumacia, Dante che va “di gente in gente” a chiedere ospitalità; Dante che scrive. Ad ogni vicenda importante della vita del Sommo Poeta sono stati inseriti, brani delle sue opere. Esistenza e letteratura camminano insieme e arrivano all’altra vita, in Paradiso. Buona lettura! E a febbraio tutti al cinema Covid permettendo.

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