E le Sardine vicine vicine occupano … le piazze d’Italia

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

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 Mi verrebbe da dire “Quattro amici al bar” come la canzone di Gino Paoli; in realtà quattro amici universitari bolognesi; hanno avuto un’intuizione politico-istituzionale rivelatasi efficace: tam tam sui social per darsi appuntamento in Piazza Maggiore, a Bologna. Pare che l’idea sia venuta di notte: fare qualcosa di alternativo al populismo chiassoso; il flash mob è riuscito benissimo; si sono ritrovati la prima volta in 10 mila (forse di più) in Piazza Grande, cantando la canzone di Lucio Dalla. Un incontro diverso dagli altri, via social; non erano arrabbiati, aggressivi, urlanti, ma festosi e sorridenti. Hanno scelto il nome Sardine perché allo stesso modo di pesci che si muovono in mare sempre compatti, ancora più stretti quando vengono pescati e conservati. Da lassù Lucio sorridente suonava Com’è profondo il mare e salutava con la mano. Ma alcuni hanno cantato “Bella Ciao”. I quattro amici hanno scritto pure un manifesto: “Crediamo nella Politica con la “P” maiuscola”. Ecco, non fanno parte dell’antipolitica. Protagonisti nella rete, ma non contro partiti o movimenti; condannano il clima d’odio e l’insulto. L’iniziativa ha preso corpo in altre località della Penisola, creando un effetto domino o un effetto “onda che non si ferma”: si sono ritrovati in 7 mila a Modena, di meno a Sorrento, ribattezzate Fravaglie; quindi 6 mila a Palermo, 10 mila a Parma, 8 mila a Genova, più di 10 mila a Napoli, 25 mila a Milano, un migliaio di Sardine anche a Cosenza, un po’ di più a Perugia, mille e cinquecento a Como e a Lecco; oltre 5 mila a Cagliari, 6 mila a Ferrara e a Reggio Emilia, 40 mila a Firenze e a Torino; in 7 mila a Padova, 3 mila Sardine in piazza a Latina, a centinaia a Venezia, Reggio Calabria, Matera, Riace; 1500 a Bergamo; a Roma, Piazza S. Giovanni gremita, 100 mila Sardine. Replica a Bologna: 40 mila sardine al concertone. E il flash mob continua inarrestabile in altre città. Soprattutto gli organizzatori del movimento non hanno fatto storie quando la questura ha concesso la piazza principale di Bibbiano alla Lega (come da regolamento elettorale) e non a loro che ne avevano fatto richiesta prima.

 Intervistate dal Corriere della Sera hanno risposto così: “Si può fare politica senza usare parole d’odio; sentiamo l’esigenza di reagire contro una campagna di odio e di discriminazione”. Invitati gli ideatori (artefici, organizzatori, non voglio chiamarli leader) nei talk show, hanno suscitato reazioni scomposte da parte di alcuni politici sovranisti; al contrario, ammirazione dai dirigenti del centro-sinistra presenti nelle trasmissioni televisive dove si dibatte di cronaca politica. Sono riusciti a comunicare immediatamente al popolo della rete. Diversi dai Girotondi, da Il popolo viola, dai Forconi, dai Grillini. Eco la novità. Soprattutto non hanno niente a che vedere con precedenti movimenti europei (indignados) ed extraeuropei (Occupy Wall Street). Mi auguro che non diventino leader di una breve stagione gli artefici bolognesi della interessante iniziativa. Spero, invece, che emergano tante figure di riferimento non litigiose in grado di comunicare con la stessa immediatezza e creatività per formare un movimento locale, nazionale, internazionale. Sarebbe uno stimolo continuo e rigenerante per la Politica con la “P” maiuscola. Qui sta l’altra diversità: non sono contro la politica strutturata; vogliono, però, altro personale politico, non strumentale o autoreferenziale, ma quello dotato di idealità, sensibilità sociale e professionalità nel dirigere, amministrare Enti locali e nazionali, in futuro magari anche internazionali.

Hanno già detto a chiare lettere che desiderano la buona politica; quindi, mi sembra di capire, niente fascismo, peronismo, trumpismo, lepenismo, sovranismo, populismo; neanche trasformismo e transfughismo; nemmeno politica clientelare, amministrazioni corrotte e/o permeabili alla delinquenza organizzata. C’è un dato importante: “i quattro amici al bar” sanno comunicare con i social e sono riusciti ad arrivare ai desideri di un certo popolo variegato, ma pur sempre democratico, che ha risposto immediatamente alla chiamata. E sono in migliaia! Pd e Sinistra in genere non possiedono ancora questa velocità di messaggio. Qui sta ancora l’ennesima differenza. Alla politica incartata ha fatto da contraltare una comunicazione semplice e, soprattutto, non urlata. Un sentire comune sottovoce restando vicine vicine: Sottovoce e vicine vicine. Quasi quasi come gli innamorati degli anni ’50. Per me, visionario, appaiono come tante coppie: strette strette, sussurrano alla politica in una piazza dagli spazi immensi. Il sogno potrebbe diventare realtà. Nessuna narrazione politica, nemmeno di partito.

E meno male che il Pd e i cespugli della sinistra hanno scelto il laissez-faire. Insomma non “ci hanno messo il cappello”.  Finalmente si sono radunate le Sardine … e continuano a farlo reagendo al clima d’odio e all’ira diffuso in certi territori. Spesso altrove il risentimento si è scatenato e si scatena, urlando e agitandosi senza freni; non vuole sentire ragione. Il leader che sa intercettarlo, magari occasionalmente, ma in modo strumentale e opportunistico, riesce a trascinare le folle, come sosteneva Gustave Le Bon, antropologo, psicologo e sociologo francese, nella sua Psicologia delle folle, opera fondamentale di fine Ottocento (venne pubblicata nel 1895). Lettura preferita da Mussolini e da Hitler, ma anche da Theodore Roosevelt, presidente degli USA nei primi anni del ’900 (da non confondere con Franklin Rooselvet, quello del New deal). Il primo, Premio Nobel per la pace, disse che sulla sua scrivania erano presenti soltanto due libri: La Bibbia e La psicologia delle folle. E’ uno dei primi studi sul fascino esercitato dal leader verso le masse. Solo un breve virgolettato e capirete tutto: “Nelle folle, l’imbecille, l’ignorante e l’invidioso sono liberati dal sentimento della loro nullità e impotenza, sostituita dalla nozione di forza brutale, passeggera, ma immensa (…) per il solo fatto di far parte di una folla”. Sarebbe la suggestionabilità delle folle. I regimi totalitari fecero tesoro delle idee di Le Bon e conquistarono il potere. Con l’avvento della democrazia nella seconda metà del secolo scorso i totalitarismi furono sconfitti e si riformò l’opinione pubblica. Negli ultimi tempi sembra che una certa cultura di destra estrema, sia ritornata, magari in altre forme rispetto al passato. Come ha scritto Marco Revelli, docente di Sociologia politica all’Università del Piemonte Orientale, si è diffuso l’italico rancore che, se il leader di turno (a volte di una sola stagione) riesce ad intercettare, ha gioco facile nella propaganda e nella fabbrica del consenso. Questo si verifica sia via social che nelle piazze … e le piazze reali o virtuali si trasformano “in contenitori traboccanti d’ira”. Le Sardine no, sono diverse: tam tam via social e piazze riempite in modo tranquillo.  Ciò lascia ben sperare per una svolta nella politica, andando al di là degli insulti per iniziare un dibattito dialettico concreto su progetti e programmi riguardanti i cittadini.

                                                                                                                  

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