L’universo, la terra, la danza delle ginestre

Scritto da  Pubblicato in Francesco Bevilacqua

francesco-bevilacqua-foto-blog-nuova_fe604_9a1af_2065f.jpgDivenire fiori e sbocciare. Invadere i prati, le colline, le valli, le montagne, il mondo. Questo dovremmo imparare noi uomini a primavera, come un sapere alchemico. E non c’importi dell’universo: ci basti, invece, quest’angolo di Terra, nel cuore della Sila Greca. Dove sono, nell’universo, fiori come quelli che ho dinanzi agli occhi? Dove sono i colori smaglianti, i profumi aulenti? È proprio stupido quell’americano ricco sfondato che vuole colonizzare la Luna, dopo che i suoi sodali hanno insozzato la Terra. Elon Musk, ma le hai mai viste le ginestre a giugno in Sila Greca? E le vecce, le orchidee, le viole, i papaveri dai fragili petali? E hai mai sentito il profumo dell’elicriso e del timo? E hai accarezzato con il palmo della mano le spighe di grano sull’altopiano, mentre danzano, nel vento, e sussurrano alle ginestre? Siamo qui, oggi, con la comunità di Acri, fiorita, anzi ri-fiorita.

Fiori tra i fiori, colori fra i colori, umori fra gli umori, spiriti fra gli spiriti. E ci acceca la luce vivida del mattino. E ci inonda il giallo tenero e dolce della ginestra comune e quello più amaro e denso della ginestra dei carbonai. E quando giungiamo al grano, in fila indiana ai margini del campo, è come essere in riva a un mare verde pallido, increspato di chicchi e vibrisse che tremano nel vento. E poi i ciliegi carichi di perle cremisi. E poi Angelo, che racconta le pietre, le colline, le piante, il tempo, lo spazio, l’orizzonte. E poi i pini ombrosi. E qui, scalzi, a ondeggiare come spighe nella musica sublime del sax, del clarino e del flauto di canna di Danilo. Che suona come uno Steve Lacy mediterraneo. E poi il cammino, il ritorno, i racconti. E poi il Fiume Trionto, in forma di pagliuzze d’oro sulla sabbia di granito.

E poi l’accoglienza, l’acqua fresca, il vino, i sapori dalle due giovani pastore-laureate della Sila Greca. Che hanno realizzato il sogno dei loro avi, hanno onorato il loro principio di individuazione. E poi il pino dove Norman Douglas riposò durante il suo cammino nelle viscere della storia d’Europa, nell’“Old Calabria”. Ecco, è compiuto il rito, evocato il mito. Non abbiamo lune, satelliti, pianeti, galassie da conquistare, ma solo i nostri luoghi, i nostri cuori da rigenerare. Nella valle del Trionto in un mattino di primavera. Nella danza delle ginestre al suono d’un flauto di canna.

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