Ultimo aggiornamento -Sabato 25 Maggio 2013 alle16:43
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di Battista Notarianni

Nel suo tonitruante proclama sull'abolizione dell'IMU e sulla restituzione in contanti di quanto è stato pagato per questa tassa sulla casa, il cavaliere nelle insolite vesti di scandalizzato moralizzatore ha anche parlato della Calabria (e della Campania) a proposito di costi di siringhe e dei tempi di pagamento dei fornitori da parte delle regioni: 870 giorni in Calabria, oltre 700 in Campania a fronte dei 320 della Lombardia. Due regioni, Calabria e Campania, detto per inciso governate da due esponenti del PDL, Scopelliti e Caldoro. Sarà forse per questo motivo che il cav.B. ha ordinato la candidatura di Scilipoti. L'uomo che metterà le cose a posto (come Wolf di Pulp Fiction) l'altro giorno si è presentato ai calabresi promettendo di donare il 40% dei suoi emolumenti di parlamentare alla Calabria, aprendo due uffici di segreteria a Reggio Calabria e minacciando di venire almeno due volte la settimana in questa terra, approfittando della sua ospitalità e remissività. Ma Scilipoti è una figura pittoresca e le sue restano dichiarazioni appunto pittoresche (l'elemosina del 40% e le due segreterie per dare posti di lavoro), che non offendono ma fanno scuotere la testa: ci tocca leggere anche queste cose. Ben più pesanti invece i riferimenti del cav. B., che denunciano una cosa vera (una volta tanto): i costi della sanità calabrese e i ritardi biblici per i pagamenti dei fornitori. Due mali che vengono da lontano, ma che l'attuale presidente della giunta calabrese, Scopelliti detto il governatore, nulla ha fatto per porvi rimedio. A questo punto Scopelliti cosa dovrebbe fare se non dimettersi perché sfiduciato proprio dal suo principale referente politico (eufemismo) che, tra l'altro, ne ha escluso la candidatura alle politiche? Dovrebbe forse comportarsi diversamente il presidente di giunta di una regione meridionale quando il suo partito è alleato alla Lega, il cui programma elettorale s'intitola "Prima il Nord"? Ma dimissioni è una parola impegnativa, presuppone anche valori come morale, etica, correttezza, sensibilità, conoscenza del bene comune. Non scherziamo.

Lunedì 04 Febbraio 2013 10:00

Gli slogan elettorali

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di Maria Arcieri

“L’altra Calabria è fimmina”, “Cambiamo la Calabria”. Questi alcuni, degli slogan propagandistici elettorali appesi per i muri della città in questi giorni. Il dato più sconcertante è l’espressione del viso delle persone quando si fermano a leggerli… sconvolti, divertiti, pensierosi “Si può!” è quello che ha creato più curiosità. “La Calabria che sale” è quello che ha creato più sconcerto, nel senso che se sale, dove va? Si allea con la lega? Piccole o inesistenti le “faccione”. Almeno una buona notizia. Ma quelle esplodono per le comunali. A caratteri cubitali i simboli dei partiti e questi slogan, creati ad hoc da non si sa quale guru della comunicazione. Sull’effetto sorpresa non c’è dubbio che ci sia, ma forse sono un po’ troppo americanizzati. Si gioca sull’effetto “scioccante” o sull’effetto “Cosa vorrà dire?” (forse un po’ troppo). L’esperto di comunicazione di massa del Dams di Bologna, (mio prof.) insegnava che la comunicazione deve essere a effetto, efficace, prorompente ma soprattutto deve essere capita da tutti. “La solita Italia”, è quello, tra gli slogan che non fa intuire se è pessimista o intravede in lontananza un cambiamento. “Per non tornare indietro” è decisamente futurista. “Non votarmi, se vuoi che rimangano i soliti” eviterei ogni commento!. Quello più incisivo è senza dubbio: “Abbiamo tolto l’Ici, aboliremo l’Imu”. Ma per coloro che masticano politica, la conoscenza dell’introduzione delle tasse, non è un mistero. Si gioca sul fattore dell’ignoranza dei dati. “L’altra Calabria è fimmina” è forte, ma troppo irreale. “Cambiamo la Calabria” è troppo usato. E i programmi? Le persone hanno bisogno di leggere quelli e se ancora credono nella sana politica, potranno entrare nelle cabine e votare fimmini, abolizioni Imu e Calabrie che salgono, cambiano e quant’altro.

Venerdì 01 Febbraio 2013 13:09

Calabria, un nome emigrato dalla Puglia

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di Francesco Vescio

Nell’antichità il toponimo “CALABRIA” designava, grosso modo, il Salento, cioè la parte estrema dell’attuale Puglia… I “Calabri” erano un popolo di origine illirica, che, provenienti dai Balcani attuali, abitavano nella parte dell’odierno Salento rivolta verso il Mare Adriatico, in altri termini la zona che va da Brindisi a S. Maria di Leuca. Nell’area rivolta verso lo Ionio della stessa Penisola Salentina vivevano i Sallentini o Salentini, i quali diedero il nome alla penisola stessa. Anche i Sallentini come i Calabri erano popolazioni di stirpe indo-europea provenienti dalla regione balcanica. Secondo alcuni studiosi questi due popoli erano diversi tra di loro, nonostante le comuni origini, secondo altri erano, invece, i due gruppi che costituivano quello unitario conosciuto nel suo insieme come “Messapi”. Certo è che in età storica la Puglia attuale era designata come “Apulia et Calabria”, mentre l’attuale Calabria era indicata come Brutium. L’imperatore romano Augusto aveva suddiviso l’Italia in undici regioni “regiones”, cioè in circoscrizioni amministrative, mantenendo, per quanto possibile, le denominazioni degli antichi popoli, la II era definita, come detto sopra “Apulia et Calabria”, mentre la III era denominata: “Lucania et Brutium”. E’ opportuno accennare che in quel momento storico la Sicilia e la Sardegna avevano la status giuridico di “Provincia”, e le denominazioni ufficiali erano rispettivamente “Provincia Sicilia” e “Provincia Sardinia”. Il cambiamento della denominazione da Brutiun a Calabria sarebbe avvenuta nel corso del VII secolo d.C. da parte dell’Impero Bizantino. I duchi longobardi di Benevento in un primo momento avrebbero conquistato parte della Puglia odierna, ma non l’attuale Salento e l’odierna regione calabrese; i Bizantini avrebbero continuato a denominare tali territori ancora “Calabria”; allorché i Longobardi occuparono il resto della Puglia ed una parte dell’allora Brutium, tale area corrisponderebbe approssimativamente alla provincia di Cosenza, il restante parte del territorio rimasto sotto il dominio bizantino continuò ad essere denominato “Calabria”. E tale nome d’allora continua a designare l’estrema punta peninsulare d’Italia e i suoi abitanti sono designati: “Calabresi” e non “Calabri”.

Venerdì 01 Febbraio 2013 12:36

Sindaco calma, si vota!

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di Tonino Iacopetta

Gli avvenimenti si accavallano in modo precipitoso riguardo a quanto da me scritto su Lamezia. Cominciamo dal sindaco Speranza che - dopo essersi pubblicamente aperto con la cittadinanza su quanto da lui fatto in sette anni di governo cittadino, ovviamente elencando le cose già fatte e quelle ancora da fare, se solo ne avesse il tempo (ma due anni non bastano) - sulla scia del finanziamento di ben trenta milioni per il Piano della città si è dichiarato disponibile ad aprire pienamente al PD. Eppure io sono scettico perché, in effetti, il PD chiede in buona sostanza che il sindaco faccia un passo indietro di quasi trecento grandi su quanto attiene al Piano strutturale, obbiettivo sulla cui realizzazione si gioca tutta quanta la credibilità di Speranza, per dire solo la cosa più importante. Tuttavia penso che con un compromesso e qualche altro boccone amaro da ingoiare da parte del PD, si potrà andare avanti.

E veniamo all’altra novità che riguarda Lamezia però inserita in un contesto nazionale, vale a dire le elezioni politiche del 24/25 febbraio. Tra le tante inaugurazioni di campagne elettorali, ho scelto di essere presente a quella dell’UDC con annesso Monti, per via del Senato. Premesso che io non ho assistito all’evento con Cesa protagonista per spirito di Partito ma solo come modesto commentatore abituale del mio giornale, dove sono uno dei tanti opinionisti, devo dire che ho assistito ad una convention molto interessante, dove si è parlato anche dei problemi di Lamezia; anzi, per questo motivo io vi ero andato, oltre che per vedere all’opera uno sei più meritevoli politici lametini e regionale che attualmente sono in attività e cioè Franco Talarico, il presidente del Consiglio regionale calabrese. Mi è sembrato opportuno che il capolista alla Camera in Calabria sia Cesa, visto il suo impegno riguardante la minacciata soppressione di ben quattro tribunali lametini che, grazie a lui, non è avvenuta al novanta per cento, salvando così il Tribunale di Lamezia. Prima dell’intervento finale di Cesa, erano intervenuti Trematerra, Occhiutto e quindi, cosa che interessa più direttamente Lamezia, Franco Talarico. Il suo intervento è stato asciutto e convincente, a riprova che finalmente la Calabria intera ha trovato un politico emergente privo di retorica e badante principalmente ai fatti. Non c’è politica che conti se in chi la fa non c’è passione, e non c’è passione che a volte faccia anche sbagliare, ma sbagliare per amore è peccato, o almeno non è peccato grave.

Certo, bisogna sapere anche votare, tenuto presente, vero record mondiale, che di Lamezia sono ventuno gli aspiranti parlamentari, pensate un po’! Intanto, io alla Camera e al Senato punterei su quei candidati che sono quasi sicuri di vincere, stando al numero di voto che prenderà il rispettivo Partito e stando pure alla posizione in lista. Non faccio nomi e non faccio inviti a votare per l’uno o per l’altro ma come lametino guarderei al cinquanta per cento alle proprie convinzioni politiche e per l’altro cinquanta a quanto potranno fare per la città i possibili eletti, realisticamente parlando, senza contare che sino alla settimana ultima che precederà il voto ci potranno essere tantissime sorprese, alla faccia degli attuali sondaggi; non che non vinca Bersani, ci mancherebbe altro; solo che bisognerà guardare come vincerà; voglio dire che alla fine la vittoria scontata di Bersani e compagnia sia un bene per l’intera nazione e non la riedizione del governo Prodi in versione più castigata. Tra l’altro, Capitan Fracassa, ovvero Berlusconi, dopo essersi giocato il primo asso che aveva nella manica cioè l’abolizione immediata dell’IMU, a cui nessuno ha dato credito, potrebbe avere un qualche altro asso che potendo fare risparmiare agli italiani un tre/quattro mila euro l’anno… Io credo di conoscerlo ma non voglio rivelarlo per non bruciarlo, perché non mi pare giusto nei confronti di Berlusconi e perché non voglio essere di parte nella veste, sia pure modesta che ricopro di opinionista. A proposito, siete in regola con il bollo dell’auto?

Domenica 27 Gennaio 2013 10:41

Scilipoti, la cura omeopatica

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di Battista Notarianni

E così Domenico Mimmo Scilipoti (non è un inquisito, ma è altro) è candidato in Calabria. L’ineffabile deputato - eletto nella lista dell’IDV, transitato nel gruppo misto e poi cofondatore del gruppo dei “Responsabili” (splendido ossimoro!) per far galleggiare l’agonizzante governo Berlusconi in deficit di maggioranza alla Camera - è passato a riscuotere il salto della quaglia parlamentare. Ed è stato ricandidato, dal PDL non in Sicilia non a Messina, dove risiede, ma in Calabria dopo che l’Abruzzo aveva protestato con più pressione (o più forza) di Scopelliti, presidente della giunta regionale calabrese. L’ineffabile Scilipoti non è solo specializzato in salto della quaglia, ma vanta anche una altrettanto luminosa carriera di esperto in omeopatia.

Come si sa l’omeopatia è – riprendo da Wikipedia – “un principio di similitudine del farmaco, secondo il quale il rimedio appropriato per una determinata malattia sarebbe dato da quella sostanza che, in una persona sana, induce sintomi simili a quelli osservati nella persona malata. Tale sostanza è detta anche principio omeopatico".

Proprio questo “principio omeopatico” potrebbe dunque salvare la Calabria dalla brutta figura di eleggere Scilipoti, perché sarebbe davvero una brutta figura eleggere una persona che ha tradito i suoi elettori facendo il salto della quaglia e che per le parole, gli atteggiamenti, il comportamento si avvicina più all’avanspettacolo piuttosto che ad un parlamentare secondo decenza. Scilipoti dunque potrebbe essere “il rimedio appropriato per una determinata malattia”. Per la Calabria la determinata malattia si può riassumere in alcune parole: vittimismo, passività, indolenza, dipendenza, e cioé i requisiti reconditi che hanno spinto Berlusconi (oltre al debito che il presidente del Milan ha con l’ex deputato dell’IDV) a candidare Scilipoti qui. Inutile illudersi: B.& c. pensano che questa regione è una terra dove tutto è permesso, dove anche uno Scilipoti qualunque può essere eletto. E dunque a questo punto ben venga Scilipoti: trombandolo alle elezioni si può dimostrare che i calabresi non sono simili a Scilipoti, come quelli pensavano. Non è molto (visto il personaggio) ma sarebbe un bel passo in avanti.

Venerdì 25 Gennaio 2013 09:52

I meggins

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Di Maria Arcieri

Non è una brutta parola, ma il nuovo capo che vediamo in giro sugli uomini. Sono i meggins. Gran parte di questi pantacollant maschili, sono di dubbio gusto ma alcuni modelli hanno un certo fascino, e possono completare un look eccentrico anche perché in alcuni casi non di discostano molto dai modelli di jeans skinny che creano l’effetto di “uomo sottovuoto”! Li avrete notati per strada, soprattutto sui ragazzi più attenti alla forma fisica, tipo Diabolik. E’ un pantalone da uomo attillato tipo collant, calzamaglia. Il nome nasce dalla fusione del termine inglese Men con Leggins. Vogliono imitarci anche nell’indossare i leggins! Naturalmente, vale sia per le donne che per gli uomini: “Cce vò er fisico!” Se li possono permettere solo i ballerini di danza classica. Dopo le sopracciglie arcuate, le cremine per il viso, lo smalto, la borsa a tracolla, le scarpe con la punta quadrata, un po’ di eleganza classica non gusterebbe. Anche perché già nelle palestre con le tutine attillate nasce una specie di sfida uomo donna a chi ha il fisico migliore, almeno per le strade lasciate alle donna di rimanere tale e “accattatevi” un completo classico e una cravatta! Almeno i ballerini sanno ballare, questi sanno solo “accentuare” la camminata alla Travolta!Inizialmente si pensava, e in molti speravano, che si trattasse di una tendenza passeggera che non avrebbe mai preso piede. Ma a quanto pare non è cosi. Infatti i meggings sono stati inseriti nelle nuove collezioni di numerosi brand. Questo è il segnale di quanto la moda dei meggins stia prendendo piede. Non bastasse questo, si stanno anche moltiplicando i lametini che osano tanto.

pino_gull.jpgDi Pino Gullà

Avevamo già parlato della grande corruzione a Roma, al Ministero delle Politiche Agricole. Nei giorni scorsi le testate nazionali ci hanno dato la notizia di 36 indagati (politici e dirigenti) dalla Procura di Firenze per l’indagine sul passante ferroviario fiorentino costruito con materiali scadenti. Recentemente è scoppiato il caso Napoli. Sono stati acquistati strumenti e/o impianti in disuso dal Centro elettronico nazionale della Polizia di Stato con sede nella città partenopea. Si tratterebbe di appalti ai soliti amici. Molteplici i reati ipotizzati tra i quali associazione a delinquere, turbativa d’asta, falso e frode, corruzione. Implicati prefetti, imprenditori, funzionari. In totale otto persone agli arresti o ai domiciliari. Intanto continua la piccola corruzione e in modo tradizionale. Tempo fa due funzionari dell’Asl di una città del Nord sono stati “beccati”, in presa diretta, mentre intascavano una bustarella di poche centinaia di euro. In precedenza un assessore lombardo, immortalato dalla telecamera proprio nel momento in cui riceveva la mazzetta per la promozione turistica, è finito in manette. Secondo Mapelli e Santucci ne” La democrazia dei corrotti” sono “i tangentari tradizionalisti” che sborsano in contanti, sempre presenti sulla scena della malanovela, prima e dopo tangentopoli. Dopo il ’92, soltanto una breve pausa. Poi è ripresa la “corruzione spicciola”, ma molto diffusa. Accanto a questa si è sviluppata un’altra corruttela complessa e sofisticata, a prova d’indagine e/o di condanna. Sono nate le cricche, sodalizi tenuti insieme dagli affari a danno degli enti pubblici e della collettività, con legami duraturi nel tempo tra corrotto e corruttore. La tangente si è evoluta come altra utilità: appartamenti, mutui, affitti, ristrutturazioni, macchine, barche, compagnie femminili, polizze assicurative, gioielli, sistemazione di amici… La mazzetta in denaro è quasi scomparsa nel grande malaffare, ha assunto altre forme, per esempio avere accanto una bella donna (cosiddetta escort) oppure ottenere in omaggio una macchina di grossa cilindrata.  Ogni volta è veramente un’impresa per Magistrati e Forze dell’Ordine scoprire i malfattori. Non ci sono più i soldi; di conseguenza le malefatte si nascondono meglio. Eppure alcuni vengono scoperti. E bisogna scappellarci davanti alla tenacia dei carabinieri, della guardia di finanza, della polizia e dei giudici integerrimi. Riguardo ai corrotti, di solito si tratta di politici e pubblici ufficiali già benestanti. Non hanno un immediato bisogno di denaro. Però sono alla ricerca di desideri da soddisfare. Sesso e quant’altro. Lascio le amare conclusioni al GRECO, l’organismo europeo che analizza e controlla la corruttela. Così dice della nostra Penisola per quanto attiene al 2011: “La corruzione in Italia è un fenomeno pervasivo e sistemico che influenza la società nel suo complesso”… Poco più di 3 mila battute. Sto migliorando direttore?

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Di Maria Arcieri

Chi lo ha conosciuto, non può non sorridere al suo ricordo. Emiliano doc, prete della parrocchia della chiesa della Pietà. I genitori ti affidavano a lui e sicuramente la religionecattolica diventava il tuo unico credo, la tua unica speranza, la tua unica gioia, perché lui, era la felicità delle e nelle preghiere. Le imparavi, tra una battuta in dialetto nicastrese e una canzone religiosa con un accento emiliano. Ti sorrideva, ti regalava il Vangelo, (formato tascabile) che ancora conservi gelosamente nel cassetto. Ti manca, perché lui ti ha insegnato a amare Dio. Ti insegnava a cantare e a pregare con rigore e dolcezza. Ti rimproverava senza mai lasciare segni di traumi. Ti sorrideva e ti avvicinava a Dio. Era il prete del catechismo dall’accento nordico che ti faceva pregare. Ci stiamo allontanando dalla Chiesa, dai preti dalle suore, ma stiamo cercando disperatamente Dio. Ora più che mai. Ma se nel nostro cuore, il seme religioso che ha lasciato Don Azio, è sbocciato saremo ancora e sempre fedeli alla nostra vita. La fede.  Sono cresciuta con don Azio, a cui non mancavano mai le occasioni di insegnamento religioso,  con l’ironia e la metodologia che solo un prete come lui riusciva a impartire. Lui c’è sempre riuscito. Cerchiamo, forse, in ogni figura sacerdotale qualcosa che ce lo ricordi. Ma, lui era unico e rimarrà sempre nei nostri cuori, nei nostri insegnamenti del catechismo e nel nostro Vangelo…custodito gelosamente nel nostro cassetto.

 

Giovedì 03 Gennaio 2013 17:40

Spleen post-feste?

maria_arcieriDi Maria Arcieri

Non vediamo l’ora che arrivino le vacanze di Pasqua, e dopo quelle estive. E’ sempre la solita solfa. In questi giorni siamo rientrati tardi  la sera. Poi, abbiamo mangiato tanto. Poi, abbiamo giocato a carte fino alle primi luci del mattino. E’ un lusso. E ora? Rimbambiti, siamo rientrati. E dopo aver assaporato il tempo libero durante le festività natalizie e il clima di convivio. Ora, per molti di noi, è tutto veramente deprimente. Ma è tuttavia la realtà. E lo stress che da sempre provoca, irritabilità, stanchezza diffusa, tachicardia, disturbi del sonno, sudorazione eccessiva. Ma qualcuno deve pur farlo. Il rientro dalle vacanze è più dannoso che andare a lavoro. Possiamo riscontrare anche i sintomi vicini al jet-lag, perché le vacanze natalizie sono in grado di alterare il nostro orologio biologico. Quindi sarebbe meglio pensare alle prossime? O sarebbe meglio ringraziare il Signore di aver potuto vivere alcuni giorni di feste, pensando magari a chi non le ha potute avere? O ancora meglio, sarebbe stato aver aiutato i più svantaggiati a vivere un pasto decente nelle mense della Caritas, e magari non avere più le solite mosse da rientro dalle vacanze come chissà che sacrificio dovessimo affrontare! Il tutto è perché siamo abituati a staccare la spina dalla quotidianità che detestiamo. Staccare la spina per poter lasciarsi andare ai nostri vizi o peccati e quindi rientrare sulla scia normale ci provoca un malessere che svanirà alla prossima vacanza…

Giovedì 03 Gennaio 2013 17:29

La via delle primarie per il centrosinistra

pino_gullDi Pino Gullà

Si sono concluse il 29 e il 30 dicembre scorso le parlamentarie del Pd e di Sel per la scelta dei candidati  alle future elezioni  del Parlamento italiano dopo lo scioglimento anticipato delle Camere. Un milione e 200 mila  votanti in Italia. Per quanto riguarda la provincia di Catanzaro, Doris Lo Moro, deputato uscente, risulta confermata dalla scelta degli elettori. Non sono mancate le polemiche. Inevitabili in ogni appuntamento elettorale dal ’46 ad oggi. A maggior ragione nella competizione recente di democrazia diretta delle parlamentarie (la prima volta in Italia) che hanno fatto seguito alle primarie vinte da Bersani e a quelle via web dei grillini, queste ultime, in verità, un po’ improvvisate. In fatto di primarie i partiti del centrosinistra hanno una certa esperienza: nel 2004 in alcune realtà comunali, nel 2005 inaspettati i 4 milioni di elettori per Prodi; all’inizio del 2005 le primarie regionali, in Puglia, vinte da Vendola; nello stesso anno quelle in Sicilia che hanno visto vincente Rita Borsellino; il 14 ottobre del 2007 le primarie del Pd per Veltroni segretario; tra il 2005 e il 2007 primarie comunali e provinciali. Ne abbiamo forse dimenticato qualcuna. Comunque il breve excursus evidenzia che Pd e centrosinistra sono ormai abituati alla selezione diretta dei candidati (di partito e/o di coalizione) ad opera dei cittadini. Al contrario del centrodestra che non ha mai usato un tale strumento di democrazia diretta. Il Pdl e le formazioni politiche dell’altro polo devono ancora iniziare, mentre il Pd e il centrosinistra hanno già “incassato”, nel corso degli anni, la partecipazione di milioni di elettori. Sta ai partiti del centrosinistra pulire la competizione da eventuali scorie e migliorarla con regole più stringenti a difesa della democrazia e della governabilità. E’ un fatto politico di cambiamento lento, diluito nel tempo. Ha a che fare con la storia di lunga durata. Nel breve periodo si possono creare delle smagliature. Tuttavia ci sono già alcuni risultati positivi per esempio la partecipazione di cui abbiamo precedentemente detto. Inoltre nelle parlamentarie di fine dicembre sono entrate numerose  le donne (quasi per il 50% sono state scelte) con la novità della doppia preferenza di genere; un ulteriore riscontro che sono importanti per la democrazia. Certo, listino, garantiti, deroghe, voto incrociato, accordi particolari, truppe cammellate che arrivano dal deserto della passata politica sanno di gattopardismo. Ma è sicuramente insolito vedere il presidente del Pd (Rosy Bindi) competere nell’estremo lembo della nostra Penisola  (e parlano di salotti romani !?!). Ciò dimostra che il partito non è tutto “romano”, come si vuole far credere. Bisogna tuttavia stare sempre in guardia: se da una parte la presenza di candidati giovani (alcuni scelti dall’elettorato) rivela modalità più inclusive di quelle della politica tradizionale; dall’altra non si escludono  rischi o sgradite sorprese perché le stesse regole potrebbero essere aggirate dai soliti furbi, rampanti e procacciatori di voti a tutti i costi… e la democrazia, nel secondo caso, diventerebbe un colabrodo. Specialmente in Calabria e in altre realtà meridionali. Per evitare eventuali danni, è necessario rifare i partiti attraverso processi regolati eticamente, con spirito di responsabilità combattendo i pacchetti di voti, il suffragio aritmetico e certi modi di raccogliere il consenso “anche se non sono penalmente rilevanti”, come è stato affermato in occasione della Conferenza nazionale del Pd per il Mezzogiorno. Non bastano le primarie per creare nuova classe dirigente con competenza e idealità. C’è bisogno soprattutto di partiti forti e organizzati per preparare la modernità, abbandonando per sempre il gattopardismo tipicamente italiano.

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