Acque potabili della Calabria, geologo Pileggi: “Un patrimonio da tutelare e valorizzare”

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Lamezia Terme - "La Giornata Mondiale dell’Acqua (World Water Day), istituita dalle Nazioni Unite nell’ambito dell’Agenda 21 nata dalla Conferenza di Rio, si celebra ogni anno il 22 marzo. In tutto il mondo, eventi, convegni e iniziative accendono i riflettori sull’“oro blu”, richiamando l’attenzione sull’uso razionale di una risorsa indispensabile alla vita e tra le più preziose del pianeta. Una necessità che continua a essere largamente sottovalutata, sia a livello nazionale sia regionale. E ciò vale non solo per le classi dirigenti del Paese, ma anche per quelle che governano una regione come la Calabria, straordinariamente ricca di acqua potabile, biodiversità e risorse naturali" è quanto afferma in una nota il Geologo Mario Pileggi del Consiglio Nazionale Amici della Terra

"Anche nel 2026 - informa - la Calabria continua a non cogliere appieno l’occasione offerta da questa giornata, che potrebbe servire a: informare e coinvolgere i cittadini nella gestione e nella tutela delle risorse idriche; rafforzare la consapevolezza dell’acqua come bene vitale da usare in modo sostenibile; promuovere il ruolo dell’acqua nell’agricoltura e nella qualità dell’alimentazione; valorizzare suoli e acque che sostengono biodiversità ed eccellenze enogastronomiche riconosciute anche a livello internazionale. Il vero paradosso è che, proprio in una regione che vanta tra le migliori acque d’Europa si continua a ignorare una tendenza ormai diffusa: nei ristoranti, accanto alla carta dei vini, compare sempre più spesso anche la carta delle acque. Questa mancanza di attenzione impedisce ai calabresi di conoscere e difendere il valore delle proprie risorse idriche. E mentre le acque regionali risultano sempre più apprezzate fuori dai confini locali, i suoli vengono progressivamente degradati, tra abbandono delle aree interne e crescente cementificazione delle pianure".

"Eppure - prosegue - la Calabria possiede un patrimonio idrico straordinario. Sono state censite: 4.598 sorgenti con portata superiore a 1 litro al secondo; 14.744 sorgenti oltre i 60 litri al minuto; una disponibilità complessiva pari a 43.243 litri al secondo, ovvero oltre 1,3 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno; a cui si aggiungono 10.442 sorgenti minori. A queste si affiancano 211 sorgenti di acque calde e 5 sorgenti termali con temperature superiori ai 30°C.  Dati documentati da importanti studi, tra cui lo “Studio Organico delle Risorse Idriche della Calabria”.

"Non solo quantità, ma anche qualità. Le acque potabili calabresi - sottolinea - sono tra le migliori d’Italia e d’Europa. Ciò è dovuto alla composizione delle rocce nelle quali scorrono e si mineralizzano, oltre che alla purezza dell’aria. Le specificità degli assetti idro-geomorfologici e l’elevata piovosità rendono il territorio ricco di suoli fertilissimi e sorgenti di grande valore. Suoli e acque ricchi di minerali alimentano una biodiversità straordinaria, con specie uniche in Europa come il bergamotto e il cedro, oltre a una varietà di prodotti agroalimentari di eccellenza. Le peculiarità delle acque calabresi erano note già nell’antichità. Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, descriveva le differenze tra i fiumi Crati e Sibari, attribuendo loro effetti diversi persino sull’aspetto fisico di uomini e animali. Un racconto suggestivo che testimonia quanto queste risorse fossero considerate speciali già migliaia di anni fa".

"Nonostante questa ricchezza, il mancato e irrazionale utilizzo delle risorse idriche produce effetti gravi. Non solo impedisce di soddisfare pienamente il fabbisogno nei diversi settori, ma contribuisce anche al dissesto idrogeologico, con conseguenze ambientali, economiche e sociali sempre più evidenti. Le criticità sono sotto gli occhi di tutti: crisi idriche ricorrenti, desertificazione di alcune aree, calo della produttività agricola, inquinamento e disagi quotidiani per le popolazioni, spesso costrette a razionamenti idrici anche al di fuori dei mesi estivi. Emblematica, in tal senso, è la Delibera del Consiglio dei Ministri del 28 agosto 2025, che ha prorogato lo stato di emergenza per deficit idrico in numerosi territori calabresi: “Proroga dello stato di emergenza in relazione alla situazione di deficit idrico in atto nel territorio della città metropolitana di Reggio Calabria, della provincia di Crotone e dei comuni di Calopezzati, di Caloveto, di Cariati, di Corigliano-Rossano, di Cropalati, di Crosia, di Longobucco, di Mandatoriccio, di Paludi, di Pietrapaola, di Scala Coeli, di Acri, di Bisignano, di Luzzi, di Rose, di San Cosmo Albanese, di San Demetrio Corone, di San Giorgio Albanese, di Santa Sofia d’Epiro, di Vaccarizzo Albanese, di Bocchigliero, di Campana e di Terravecchia, in provincia di Cosenza.” Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 209 del 9 settembre 2025. 

"Anche la Commissione Europea, attraverso le direttive quadro sulle acque (2000/60/CE) e sulle alluvioni (2007/60/CE), ha ribadito la necessità di accelerare gli interventi per la tutela delle risorse idriche e la gestione dei rischi legati ai cambiamenti climatici. La Calabria, come molte regioni europee, è chiamata a adeguarsi a queste indicazioni attraverso: la riduzione dell’inquinamento agricolo e urbano; il potenziamento e l’ammodernamento delle infrastrutture idriche per limitare le perdite; una gestione più efficace del rischio idrogeologico, con interventi di prevenzione contro frane e alluvioni. L’adozione di queste misure è indispensabile per fermare il degrado ambientale e superare un paradosso sempre più evidente: quello di una regione ricca d’acqua ma spesso assetata. Solo attraverso un uso responsabile e consapevole delle risorse idriche, la Calabria potrà tutelare il proprio patrimonio naturale e garantire un futuro più equo e sostenibile alle nuove generazioni".

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