
Soveria Mannelli - "Una sala gremita in ogni ordine di posto dagli studenti dell’IIS “Costanzo” di Decollatura, ha accolto, presso il Santuario Madonna di Fatima di Soveria Mannelli, don Maurizio Patricello, a tutti ormai noto come il prete anticamorra" è quanto si legge in una nota.
"In occasione della Quaresima 2026, don Roberto Tomaino, parroco di Soveria e docente presso l’Istituto superiore del Reventino - precisano - ha voluto, fortemente, la testimonianza del sacerdote campano (di Frattaminore per l’esattezza), che, da anni, amministra una delle 5 parrocchie di Caivano, zona difficile e terra della criminalità organizzata, soprattutto nello smaltimento dei rifiuti tossici. Nota a tutto il mondo come Terra dei Fuochi. Grande partecipazione della scuola, presieduta ottimamente dalla dirigente scolastica, Maria Francesca Amendola, coadiuvata dal Dsga, Giuseppe Ferrise, entrambi presenti all’incontro insieme ad un nutrito gruppo di docenti che hanno accompagnato oltre 250 ragazzi di varie classi di Liceo, Agraria e Istituto Informatico di Decollatura e Soveria Mannelli. Presenti anche le Forze dell’Ordine, in particolare i militari dell’Arma della locale Compagnia e del Comando di Lamezia Terme e il Colonnello Zara".
"Ringraziamenti doverosi del parroco, don Roberto, al sacerdote campano che viaggia scortato ormai da anni dopo le minacce subite, che ha “apprezzato molto l’impegno di don Patricello a voler accettare il nostro invito per questa giornata davvero speciale per incontrare i tantissimi giovani che compongono il nucleo studentesco di questo Istituto che, nonostante le difficoltà e i disagi, resiste e rimane un’eccellenza di questo territorio molto complesso”.

Don Maurizio ha preso subito la parola dopo i saluti della dirigente, Amendola, coadiuvato da un giornalista di una testata locale. “Sono molto felice di essere qui in mezzo a voi – ha esordito”. Il prete ha proseguito con grande forza e grande energia: “Dovete conoscere e voler bene al vostro territorio e, soprattutto, cercare di lottare, dicendo sempre la verità e non tacendo su come stanno le cose, per la vostra libertà perché non è giusto che qualcuno vi privi di questo valore impagabile” e cita il piccolo Dodò, il bimbo di Crotone morto in seguito al ferimento casuale avvenuto durante un conflitto a fuoco fra bande rivali nel quale venne colpito accidentalmente da un proiettile.
Patricello si racconta e racconta la sua vocazione adulta - maturata grazie all’incontro con un frate Francescano rinnovato, che viveva con i suoi confratelli a Roma nei vagoni dismessi delle Ferrovie dello Stato - dopo che aveva trascorso tanti anni nelle corsie di ospedale come paramedico. E poi l’arrivo a Caivano dove il Vescovo di Napoli lo manda. “La mia vita certamente cambiò. Arrivai in questo quartiere Parco Verde che era il quartiere dello spaccio per antonomasia, il più grande d’Europa. Io sono soprattutto un prete e un prete che viene mandato in Africa deve parlare con gli africani, un prete che viene mandato in luoghi come quello dove sto io deve parlare ai camorristi che spesso non hanno voglia di ascoltarti, ma lo devi fare perché il seme per fare frutto deve marcire e bisogna essere pazienti e non demordere, ma anche agire”.
E, infatti, il racconto è proseguito, con le prime denunce per quello che avveniva in quel territorio ribattezzato Terra dei Fuochi per le colonne di fumo che, costantemente e quotidianamente, si alzavano in aria dai cumuli di rifiuti tossici che venivano bruciati impunemente. “Quando cominciammo – ha incalzato il sacerdote raccontando la sua testimonianza a Bruxelles – a denunciare i tanti, troppi casi di tumore che distruggevano le vite di tanti giovanissimi come voi, non ci credevano, pensavano che stessimo esagerando e inventandoci numeri. Purtroppo non era così e oggi, fortunatamente, le cose sono un po’ cambiate”.
Cita il grande Tommaso d’Aquino dicendo che “La volontà di fare qualcosa sta prima nell’intelletto e poi nei sensi e così se voi vi proponete di non fare male agli altri rispetterete quella volontà. Il bene e il male sono insieme in noi e non è facile separarli. Purtroppo, a volte, per aver fatto male, non si gode niente della vita come ha fatto Nitto Santapaola il boss della Mafia rimasto per ben 33 anni detenuto in regime di 41 bis, morto in isolamento totale”. “Soldi, solo soldi dietro la criminalità organizzata, dietro la guerra, dietro tutte queste schifezze”. Così , ancora, Patricello ai ragazzi citando anche un altro prete che ha dato la vita per combattere uno dei mali del mondo, don Pino Puglisi, ucciso in Sicilia dalla Mafia, contro cui aveva deciso di schierarsi apertamente a difesa della libertà”.
Toccante, infine, il ricordo, scaturito da una bella domanda di Angelo, studente del Costanzo, di tutti i ragazzi “come Luciano, il primo cui sono stato costretto a celebrare il funerale a soli 16 anni e dopo una lotta estenuante, la sua mamma, morta a 49 anni e i tanti che a causa della Terra dei Fuochi, che io chiamo terra dei fumi, sono stati strappati alla vita troppo presto”. Prima del gesto simbolico dell’impianto di un mandorlo nel giardino adiacente al Santuario insieme ad un ex docente della scuola agraria e a tutti i giovani alunni, don Patricello ha voluto ringraziare Soveria Mannelli e la Calabria intera per la grande accoglienza ricevuta.
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