Referendum, Morosini a Lamezia a sostegno del No: "In discussione l'assetto tra i poteri dello Stato"

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Lamezia Terme - Un incontro partecipato e a più voci quello svoltosi al Chiostro San Domenico sulle ragioni del no al referendum. Occasione importante per approfondire i temi trattati nel libro "Mani Legate" scritto dal presidente del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini insieme alla giornalista,  Antonella Mascali. Al tavolo dei relatori, oltre a Morosini, anche il presidente del Tribunale di Lamezia, Giovanni Garofalo e gli avvocati, Aurora Notarianni, Referente Comitato Avvocati per il No di Messina e Michele Gigliotti, Referente Comitato Avvocati per il No di Bologna.

L'incontro, moderato dal giornalista e scrittore, Antonio Cannone, ha approfondito le ragioni del no "partendo da ciò che chiedono i cittadini - è stato detto in apertura - al di là dei tecnicismi ma badando alle ricadute concrete sulla quotidianità e sui ritardi della giustizia". Molto atteso, l'intervento di Morosini che ha parlato di una "riforma che emette fortemente in discussione l'assetto tra i poteri dello Stato e finisce per inserire nell'organo che dovrebbe garantire l'autonomia e l'indipendenza di tutti i magistrati, una componente nominata dalla politica, dalla politica, dalla maggioranza di turno, però non da tutte le forze parlamentari e quindi questo può tradursi poi in un in consigli superiori, quello per i Pm e quello per i giudici a forte trazione politica e con rischio di interferenze nell'attività quotidiana”.

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Per i cittadini cosa cambia? “Non cambiano una serie di cose - ha aggiunto il presidente del Tribunale di Palermo - che ovviamente questa riforma non affronta il tema della durata ragionevole dei processi, e questo diciamo è un problema. Non affronta neppure la questione del rendere le nostre strutture e i nostri servizi. È più in sintonia con lo spirito dei tempi, quindi ad esempio la digitalizzazione dei processi non è assolutamente toccata da questa riforma e questa riforma non si occupa neanche del dramma delle carceri italiane, dove ogni anno ormai in media ci sono 90 suicidi e ci sono delle strutture che sono in forte sofferenza ci sono delle carceri dove una doccia serve 36 detenuti. Ecco - ha proseguito Morosini - di questi temi questa riforma non si occupa. Però poi è preoccupante ripeto, sotto il profilo del mantenimento di quei presupposti per la serenità di pubblici ministeri e giudice nel loro operato e tutto questo non riguarda lo status dei magistrati, riguarda l'effettività delle garanzie per i cittadini l'eguaglianza di fronte alla legge di tutti i cittadini si delinea un assetto, se è approvato definitivamente dove nei processi anche civili, se c'è una parte forte, un istituto bancario, un'assicurazione, una pubblica amministrazione ed un cittadino comune, il cittadino comune è rischia di trovarsi di fronte a un giudice che quando decide più che chiedersi qual è la legge da applicare secondo coscienza si dovrà chiedere che cosa rischia sulla base della decisione che emette e questa non è una buona notizia per i cittadini”.

In tema di separazione delle carriere, è stato ricordato che "solo 30 magistrati hanno chiesto di cambiare, lo 0,4 per cento e che per questo si vorrebbero addirittura cambiare 7 articoli della Costituzione “Direi - ha chiosato Morosini - che c'è una sproporzione di scala in tutto questo, ma è anche il modo in cui è stata approvata questa riforma. Questa riforma è uscita dal governo perché è la legge Meloni Nordio. C'era Piero Calamandrei che ricordava a tutti che quando si fa una riforma costituzionale importante in Parlamento i banchi del governo dovrebbero essere vuoti qua invece il governo che ha promosso questa cosa, quella maggioranza ha evitato agli stessi componenti della maggioranza nell'iter parlamentare di promuovere i loro emendamenti, quindi il testo che è entrato in parlamento è uscito dopo poco più di un anno senza la modifica neanche di una virgola e dopo tutto hanno pure evitato a 5 milioni di fuori sede di poter votare in questo referendum”.  Dagli altri relatori, Garofalo, Notarianni e Gigliotti, contributi significati sulle domande più ricorrenti che riguardano la terziarietà del giudice che "esiste già", o ancora lo "spreco di risorse con la nascita di due Csm e una Corte disciplinare". E poi sulle correnti. “Oggi - è stato detto - su 9000 giudici, solo 2000 fanno parte delle correnti". Stigmatizzate, nel corso dell'incontro le dichiarazioni  della capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi che aveva detto nei giorni scorsi "Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione".

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