
Lamezia Terme - Ha visto intervenire ospiti illustri l’incontro per le ragioni del Sì, organizzato da Fratelli D’Italia al Chiostro Caffè Letterario, agli ultimi giri di giostra prima del referendum del 22 e 23 marzo sulla riforma della Giustizia.
Al tavolo dei lavori – moderato dall’avvocato e docente universitario, nonché sindaco di Lamezia Terme, Mario Murone – il noto giurista Carlo Taormina, avvocato, docente universitario, già Segretario di Stato al Ministero dell’Interno; il magistrato Massimo Vecchio, già presidente della Prima Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione; l’avvocato Giuseppe Murone, dottore di ricerca e vicepresidente del Comitato Giovani Avvocati per il Sì; l’avvocato Giulia Bifano coordinatrice del Comitato per il Sì alla Riforma di Lamezia Terme; l’assessore regionale di Fratelli d’Italia Antonio Montuoro; l’avvocato Luca De Nardo di Gioventù Nazionale, intervenuto per un saluto iniziale.

“Contenuti e non slogan quando sento le ragioni del Sì, per una riforma che l’Italia attende da quasi 30 anni”, dice Bifano, “Ci troviamo di fronte a una questione storica, ed è offensivo farne un problema di gradimento politico nei confronti del Governo e del capo del Governo: ci saranno altri momenti e altre sedi per esprimersi in proposito, ora dobbiamo decidere in merito alla Giustizia. Questa rifora non è una bandiera di parte, e non nasce oggi: negli anni l’hanno proposta tutte le forze politiche: da destra, a sinistra, al centro. Perché è una necessità del nostro ordinamento”.
Le medesime considerazioni sulla “strumentalizzazione politica del referendum” anche da parte di Montuoro, De Luca, Giuseppe Murone. Montuoro parla in particolare della necessità di esprimere “un voto di consapevolezza, senza personalizzare il referendum su un giudizio nei confronti di Giorgia Meloni e del lavoro del Governo Nazionale. Parlano i numeri: 6500 ingiuste detenzioni per 230 milioni di euro di risarcimenti. Serve una giustizia più giusta, un giudice terzo e una divisione delle carriere necessaria nel nostro ordinamento, se non fondamentale”. “Approccio fazioso” secondo Giuseppe Murone, quello dell’opposizione, “che ha lasciato prevalere una critica orientata al politico nella sua accezione peggiore”, quindi un intervento tecnico sulla riforma – “compatibile con il nostro ordinamento Costituzionale, nonostante abbia visto sventolare la Costituzione tante volte in questi giorni, come uno stendardo intoccabile”. Dunque una riforma “né di destra né di sinistra, ma liberale e totalmente trasversale: il partito democratico l’aveva inserita nei punti del suo programma nel 2022”.
Un intervento di grande spessore tecnico anche quello di Massimo Vecchio, che chiarisce come siano solo due, nella realtà, i punti della Costituzione ad essere realmente modificati – “Negli altri le modifiche sono consequenziali e puramente sintattiche” – e si concentra in particolare sull’istituzione, all’interno della riforma, dell’Alta Corte Disciplinare, che “riforma la struttura che irroga le sanzioni disciplinari per i giudici”, conferendo in realtà maggiore garanzia di giudizio rispetto al procedimento amministrativo attualmente previsto dalla Costituzione, con “possibilità di giudizio di merito e costituzionalizzando il ricorso per Cassazione”. “L’imparzialità non è solo un attributo del giudice ma di tutta la pubblica amministrazione, e anche del Pubblico Ministero”, conclude, “Peculiare del giudice è la terzietà: è terzo in quanto sta nel contraddittorio, che si svolge fra le parti in condizioni di parità, non solo formale ma sostanziale – solo così ci può essere terzietà. Ma come può essere terzo il giudice se con il Pubblico Ministero condivide elettorato attivo e passivo nell’organo di autogoverno, il CSM? Se il giudice ambisce di candidarsi, legittimamente chiederà il voto al Pubblico Ministero, che condizionerà la carriera del giudice – basta anche un solo voto. Dunque è evidente che la parità delle parti, davanti al giudice terzo, in questa situazione non si realizza. E il referendum pone rimedio a questa stortura”.
Del medesimo parere, in questo senso, l’avvocato Taormina, che capovolge però con sapienza l’invito degli altri a non politicizzare il referendum, ammettendo incipitariamente “che ogni scelta giuridica ha dietro di sé una causale politica”, e imbastendo un intervento teso a dimostrare come lo status quo “da 30 anni a questa parte, ha fatto comodo a chi doveva fare i suoi porci affari attraverso l’attività di politico”. Dopo aver definito Mario Murone “il mio allievo preferito”, Taormina ammette di essere “in una sede politica, per fare valutazioni tecniche in funzione politica. Dietro questa riforma c’è una scelta politica, come dietro la Costituzione del ’48, come nella riforma del ’99. Aver trasformato il tutto in un Sì o un No alla Meloni ha uno scopo preciso, che è quello di non farci capire nulla del significato della riforma. Dobbiamo farci consapevoli che il momento attuale in questa campagna referendaria è critico, perché le non-ragioni del No stanno prevalendo, specie nel sud Italia”. Poi frecciate a Gratteri, e allo “strapotere della Magistratura”, che “non funziona”. “I nostri processi hanno prodotto finora una serie infinita di ingiustizie” continua, “perché il sistema è imperniato sulla supremazia del Pubblico Ministero”. Quindi il richiamo alla necessità, “pienamente coerente all’orientamento della Costituzione”, di una Magistratura giudicante e requirente “pienamente autonoma e indipendente, come previsto dalla riforma all’articolo 104”. “Dove sta un interesse, non può stare l’imparzialità” conclude, “Va scardinato un sistema che vede al centro il PM, che lo vede nella stessa stanza del giudice. Ci deve essere una parità tra le parti, con difesa e accusa sullo stesso piano, e il giudice terzo al centro, ai vertici di un triangolo perfettamente isoscele. Il processo penale è la sede dell’esercizio del potere più delicato, la sede della garanzia della fondamentale libertà dei cittadini, che è la libertà personale. Con quella o con la sua limitazione si va dappertutto: non c’è un limite a nulla. Questo è un sistema che va fermato”.
Giulia De Sensi
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