Dalla Shoah all’IA: un percorso tra storia, musica e consapevolezza per studenti istituto Falerna, Nocera e Gizzeria

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Falerna - Lo scorso 25 febbraio, all’istituto comprensivo Falerna Nocera Gizzeria, si è svolto un significativo incontro dedicato agli alunni delle classi terze del plesso di Falerna sul tema “La musica nei campi di sterminio durante la Shoah”. Un momento di grande valore formativo che ha rappresentato un’occasione importante per ascoltare, riflettere e custodire la memoria attraverso una prospettiva intensa e coinvolgente: il ruolo della musica nei lager nazisti. Ospite dell’iniziativa è stato l’autore Pasqualino Scaramuzzino, studioso delle interazioni tra musica e storia, formatore e facilitatore dei processi di apprendimento. Esperto in pedagogia degli algoritmi e dell’innovazione, Scaramuzzino si occupa di analizzare criticamente l’impatto delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale sui processi culturali ed educativi. Attraverso il suo libro “Musica concentrazionaria. La musica oltre l’abisso, resistenza e oppressione nei lager” - raccontano dall'istituto - ha guidato studenti e docenti in un percorso storico e culturale di grande profondità. Nel corso dell’incontro, l’autore ha ripercorso le tappe dello sterminio partendo dall’ideologia culturale di purificazione e censura promossa dal regime nazista. Centrale fu il ruolo della Reichskulturkammer (RKK), organismo che esercitava un controllo totale sulla produzione artistica, espellendo gli artisti considerati “indesiderati” e imponendo canoni estetici rigidamente legati all’ideologia razziale. Il regime bollò come “degenerata” la musica moderna, dal jazz alle opere di autori ebrei, ritenendola un morbo da estirpare. In questo contesto si inserisce anche il mito di Richard Wagner, la cui musica fu utilizzata da Adolf Hitler come colonna sonora monumentale per i raduni di massa e per l’autocelebrazione del Reich, trasformando l’arte in potente strumento di propaganda.

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Particolarmente toccante è stata la riflessione sulla vita nei campi di concentramento, dove la musica assunse un duplice volto: strumento di oppressione e, al tempo stesso, possibilità di salvezza. Nei lager, le orchestre dei prigionieri erano spesso obbligate a suonare per scandire i ritmi del lavoro forzato e degli appelli, accompagnando momenti di sofferenza indicibile. Emblematico il caso dell’orchestra di Auschwitz, dove per molte musiciste farne parte significò una concreta possibilità di sopravvivenza, sottraendosi alle camere a gas. Tuttavia, oltre alla funzione imposta dal potere, la musica rappresentò anche una forma di resistenza spirituale: comporre e suonare divenne un atto di ribellione silenziosa, un modo per preservare la propria identità e la dignità umana nell’abisso dell’orrore. L’incontro è stato caratterizzato da una partecipazione attiva e consapevole degli studenti. I ragazzi, infatti, hanno elaborato riflessioni e considerazioni personali sui temi affrontati, sottoponendole successivamente all’intelligenza artificiale attraverso l’applicazione “Untitled Notebook”. Da questo lavoro è nato un video riepilogativo dell’intero incontro, frutto dell’interazione tra pensiero umano e tecnologia, che ha sintetizzato i contenuti emersi e ha ulteriormente stimolato il confronto e il dibattito tra gli alunni. L’attività ha rappresentato un esempio concreto di utilizzo critico e creativo dell’AI, coerente con il parallelo proposto dall’autore tra il plagio culturale dei totalitarismi e i possibili condizionamenti contemporanei dei social media e degli algoritmi. Un modo per trasformare uno strumento tecnologico in occasione di consapevolezza e crescita. L’iniziativa, sostenuta dalla Dirigente Scolastica Rosaria Calabria, si inserisce in un più ampio percorso educativo volto a promuovere la cultura della memoria, della legalità e del rispetto della dignità umana. La finalità dell’incontro è stata chiara: educare le giovani generazioni a riconoscere i segnali dell’intolleranza, a comprendere come l’arte possa essere piegata al potere ma anche diventare strumento di resistenza, e a custodire la memoria della Shoah affinché tragedie simili non si ripetano mai più. Un’esperienza intensa e formativa che ha lasciato negli studenti non solo nuove conoscenze, ma soprattutto una maggiore consapevolezza del valore della libertà, della dignità umana e della responsabilità individuale.

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