
Lamezia Terme - Il referendum sulla giustizia si è chiuso con una vittoria del “No” che ribalta equilibri e riporta al centro del dibattito pubblico la forza ancora attuale della Costituzione. Un risultato che arriva soprattutto dal Mezzogiorno e dalla mobilitazione inattesa di cittadini e giovani, segnando una battuta d’arresto per il progetto di riforma sostenuto dal governo e aprendo una nuova fase politica. Una riflessione completa sul risultato arriva dall’avvocato Mario De Grazia del Comitato “Difendiamo la Costituzione” di Lamezia Terme e del gruppo “È giusto dire No”.
“Ha vinto la Costituzione.
Il “no” ha fatto il pieno nelle regioni meridionali. Parafrasando una dichiarazione di Elly Schlein possiamo dire che "non ci hanno visto arrivare". Davano il NO al referendum come spacciato. Erano convinti che tra astensione, discesa in campo della Meloni e degli apparati di governo, della propaganda massiccia fatta quotidianamente con le bocche di fuoco dei media (carta stampata e televisione, compresa quella di Stato) avrebbero superato la resistenza dei partiti di opposizione e della società civile e che avrebbe certamente prevalso il Sì alla loro riforma. Così non è stato. Alle forze politiche del centrosinistra si sono aggiunti, in maniera determinante, il Sindacato e la società civile, attiva come non mai, per cui ad oggi Meloni e i suoi alleati sono costretti a vedere svanire i loro grandi obiettivi: autonomia differenziata, premierato e riforma della Magistratura e, quindi, a fare una narrazione completamente diversa da quella voluta. Pensavano che ai giovani non importasse più la politica invece, sono andati in massa a votare al Referendum (nonostante sia stato loro negato il voto fuori sede) e hanno fatto la differenza. Penso proprio che, con il loro 61% di No, hanno molto contribuito a questa lusinghiera vittoria, imponendosi come soggetti insostituibili del cambiamento. Non hanno visto arrivare i tanti cittadini, da tempo iscritti al partito del non voto, che questa volta sono andati a votare perché "chiamati alle urne" per difendere la Costituzione e i valori della democrazia. Non hanno compreso che la nascita spontanea e diffusa, su tutto il territorio nazionale, dei tanti Comitati di difesa della Costituzione, già presenti e determinanti nella battaglia democratica contro l'autonomia differenziata, potesse riuscire a smuovere i cittadini dal letargo e informarli adeguatamente contro i pericoli di smottamento della nostra Carta fondamentale. Non hanno messo in conto l’affluenza massiccia al voto, imprevista e imprevedibile nelle regioni del Sud, abbandonate al loro destino dal governo che ha bruciato le poche risorse disponibili del Pnrr per finanziare il miraggio del ponte sullo stretto.Hanno pensato, sbagliando di grosso, che la Magistratura, dopo il periodo esaltante di mani pulite, avesse perso la sua autorevolezza, mentre si sono trovati davanti magistrati agguerriti e pronti a dare il meglio di sé per spiegare che difendere la loro indipendenza e la loro autonomia significava soprattutto difendere la libertà e i diritti fondamentali dei cittadini. La vittoria del NO è ascrivibile a tutto ciò; non solo alle istanze dell’opposizione né solo ai gravi errori della maggioranza di estrema destra. Ciò che colpisce, infatti, oltre all'affluenza del 59%, è il 54% di elettori che hanno espresso il loro No e che questo fosse accompagnato da tanti giovani e vissuto dalla maggioranza dei cittadini come una nuova "lotta di liberazione". Evidentemente la Costituzione, che ha ormai 80 anni, continua ad essere fresca, attuale, e tanto amata! Forse i partiti progressisti e democratici dovrebbero continuare a lavorare insieme ispirandosi molto di più ad essa, ai suoi valori, alla pratica della democrazia nel loro interno e nell'impegno programmatico esterno. Il richiamo diretto ai principi fondamentali della Carta, può costituire, è da augurarcelo fortemente, un adeguato rinnovamento delle forze politiche e una svolta decisiva per recuperare il rapporto con le nuove generazioni che, da un po' di tempo, guardano con nuovo interesse alla politica”.
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