Turisti a Lamezia, la proposta: "Pochi servizi, puntare subito sulla formazione di giovani guide"

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Lamezia Terme - “Abbiamo i turisti, ma non sappiamo ancora accoglierli davvero”. È diretto e concreto l’intervento di Giampiero Scarpino, ideatore del brand territoriale “Riviera dei Tramonti”, che in questi giorni fotografa una realtà evidente tra Lamezia Terme e la costa tirrenica lametina: presenze in crescita, ma servizi ancora insufficienti. Secondo Scarpino, le strade del territorio sono “piene di visitatori, molti dei quali stranieri”, arrivati grazie ai numerosi collegamenti low cost che rendono l’aeroporto lametino una porta d’ingresso privilegiata verso la Calabria. “Funziona così: le compagnie aeree promuovono voli economici, i viaggiatori acquistano e arrivano per soggiorni brevi, spesso di tre giorni, condizionati anche dalla frequenza bisettimanale dei voli”.

Ma una volta atterrati, il sistema si inceppa. “Troppo spesso questi turisti girano a vuoto — osserva — non trovano guide, punti informativi, materiali illustrativi. Nessuno li accoglie, nessuno li orienta verso la nostra gastronomia o verso l’acquisto di un souvenir”. Una mancanza che si traduce in occasioni perse per il territorio. Le criticità sono diffuse: “chiese aperte ma prive di indicazioni, oppure chiuse senza preavviso; assenza di cartellonistica per i luoghi di interesse; collegamenti poco chiari o difficili da utilizzare. E ancora: siti culturali di grande valore che restano inaccessibili”. “Nel lametino — sottolinea Scarpino — realtà come l’Abbazia Benedettina, gli scavi di Terina, il Bastione di Malta o il Castello Normanno Svevo dovrebbero essere il cuore dell’offerta, e invece spesso sono chiusi o non adeguatamente valorizzati”. Da questa analisi nasce una proposta operativa “partire già dal 13 aprile con corsi brevi per guide turistiche territoriali, coinvolgendo scuole, oratori e associazioni”. Un progetto che si inserisce nella visione più ampia della Riviera dei Tramonti come sistema integrato di accoglienza.

“L’obiettivo — spiega — è formare giovani capaci di raccontare il territorio, diventando vere e proprie sentinelle della nostra identità”. Il percorso formativo punterà su competenze pratiche e teoriche: conoscenza della storia locale, dell’arte e della religiosità, tecniche di comunicazione e storytelling, marketing territoriale e promozione digitale. Un ruolo centrale sarà affidato agli oratori, pensati come presìdi diffusi di formazione e accoglienza. “Ogni realtà potrà lavorare sulla propria identità — aggiunge — producendo materiali, brochure, piccoli souvenir e valorizzando le tradizioni locali”. “È fondamentale — evidenzia Scarpino — conoscere le lingue e sviluppare empatia: il turismo è relazione, è capacità di trasmettere emozioni”. Giovani guide riconoscibili, organizzate anche in cooperative, capaci di accompagnare i visitatori lungo un percorso autentico tra paesaggi, spiritualità e cultura. “I turisti vogliono vivere esperienze e acquistare prodotti locali — conclude — ed è anche un’opportunità per sostenere le attività delle comunità, dalle feste parrocchiali alle produzioni artigianali”.

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