
Cosenza - Rosa Vespa, la 52enne che la sera del 21 gennaio 2025 rapì una neonata di appena un giorno da una clinica privata di Cosenza, al momento del fatto era capace di intendere e di volere. I periti nominati a ottobre dal giudice delle udienze preliminari hanno confermato, questa mattina in udienza, quanto scritto nella perizia già consegnata. Prossima udienza il 25 marzo quando è attesa anche la sentenza nell'ambito del procedimento col rito abbreviato.
Rosa Vespa è accusata di sottrazione di minore con l'aggravante di aver agito in un luogo sensibile. La donna, la sera del 21 gennaio 2025, si fece accompagnare alla clinica Sacro cuore dal marito Moses Omogo, di 44 anni - la cui posizione è stata stralciata e presumibilmente verrà archiviata - per andare a prendere in clinica "Natan", quello che lei aveva raccontato fosse il loro figlio partorito alcuni giorni prima. La donna - hanno poi ricostruito gli investigatori della Squadra mobile cosentina - infatti, aveva simulato una gravidanza per nove mesi, agevolata anche dalla sua corporatura robusta. Poi aveva detto di andare a "partorire" da sola riuscendo a non far vedere il nascituro al marito ed ai familiari con una serie di scuse. Scuse a cui, secondo l'accusa, i familiari avevano creduto in buona fede. La donna quindi, la sera del 21 gennaio 2025, spacciandosi per un'infermiera, era riuscita a prelevare la piccola Sofia che era insieme alla mamma e alla nonna. Lei e il marito erano stati ripresi dal sistema di videosorveglianza interna ed esterna alla clinica mentre si allontanavano dalla struttura a bordo dell'auto intestata a Omogo. Circostanza che permise agli agenti della Mobile di identificare in breve tempo la coppia e rintracciarla nella loro abitazione. Al momento dell'irruzione in casa gli investigatori trovarono i due e altri familiari della donna intenti a festeggiare l'ingresso in casa di "Natan" con Sofia che era stata vestita con una tutina azzurra.
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