
Lamezia Terme - "Negli ultimi giorni, a Lamezia Terme si avverte un clima che non può essere ignorato: il ritorno di vecchi campanilismi, di contrapposizioni tra Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia che credevamo ormai superate". E' quanto afferma Francesco Grandinetti, presidente dell'associazione L.A.M.E.T.I.A. che prosegue: "È un riflesso comprensibile, perché quelle identità fanno parte della nostra storia, delle nostre famiglie, dei nostri ricordi. Ma oggi, trasformare quelle radici in strumenti di divisione significa colpire al cuore la città". Lamezia non è una somma aritmetica di tre comuni. È una comunità nuova, nata nel 1969, che ha ormai più di mezzo secolo di vita. Decine di migliaia di cittadini sono nati, cresciuti e hanno costruito qui la loro esistenza senza mai vivere quella divisione originaria. Per loro – per i nostri figli, per i nostri nipoti – esiste solo una realtà: Lamezia Terme. Ed è a loro che dobbiamo guardare quando scegliamo se alimentare fratture o costruire futuro. Una città divisa è una città debole. Una città unita è una città che pesa, che conta, che può difendere i propri interessi e pretendere rispetto. Lamezia è uno snodo strategico della Calabria: aeroporto internazionale, ferrovia, porto, baricentro geografico della regione. Ma queste potenzialità valgono solo se la comunità che le abita si presenta compatta, consapevole, capace di parlare con una sola voce. Gli ultimi accadimenti non possono e non devono diventare il pretesto per riaprire vecchie ferite. Lo sappiamo tutti: quando fu edificata Lamezia non erano tutti d’accordo, ma ormai Lamezia è questa. È la nostra città".
"Strumentalizzare difficoltà, tensioni o problemi per forzare nuove divisioni significa fare un danno doppio: alla città e a chi la abita. Le crisi si affrontano con più unità, non con meno. Con più responsabilità, non con più contrapposizione. Il campanilismo oggi non è folklore: è un lusso che non possiamo permetterci. Mentre noi discutiamo su chi è più Nicastro, più Sambiase o più Sant’Eufemia, il resto del Paese e della regione va avanti, prende decisioni, intercetta risorse, costruisce futuro. Lamezia rischia di restare indietro non per mancanza di potenzialità, ma per l’assenza di una vera identità condivisa, soffocata da una politica spesso sorda e cieca, sballottata tra problematiche sterili e divisioni costruite e alimentate ad arte.
Essere lametini non significa rinnegare le proprie origini. Significa metterle al servizio di qualcosa di più grande: una città che ha diritto di essere protagonista, non periferia; una città che può offrire opportunità ai suoi giovani invece di costringerli ad andarsene. Ma unità significa anche pretendere di più dalla politica. Abbiamo bisogno di rappresentanti che, a livello regionale e nazionale, sappiano esigere per Lamezia ciò che le spetta. Che sappiano difenderci quando vedono il nostro aeroporto ridotto di importanza, la nostra sanità depauperata da decenni, il nostro vero sviluppo dimenticato, il nostro mare lasciato nell’abbandono, le nostre terme sconosciute. Abbiamo bisogno di politici che non abbassino lo sguardo davanti ai tagli e alle scelte sbagliate, e che sappiano opporsi a una burocrazia che troppo spesso appare nemica invece che alleata dello sviluppo. Lo dobbiamo a chi ha creduto nell’unione. Lo dobbiamo a chi è nato dopo il 1969 e conosce solo una Lamezia. Lo dobbiamo al nostro futuro. Perché una cosa è certa: Lamezia divisa è più povera. Lamezia unita è una forza. E oggi, più che mai, abbiamo bisogno di essere una forza".
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