
Lamezia Terme - In scena il 27 febbraio al Grandinetti, per la Stagione di AMA, il monologo “Mi dimetto da uomo”, scritto diretto e interpretato da Sergio Assisi, che con ironia, cinismo e irriverenza analizza in prima persona le miserie e i sogni infranti della modernità, interrotto di tanto in tanto dallo spirito capriccioso della propria coscienza. Assisi ne anticipa il significato autentico e gli intenti, raccontando l’idea di fondo che ha dato vita all’intero lavoro.
Perché davvero Sergio, il protagonista di questo monologo, fra il serio e il faceto, vuole “dimettersi” dall’essere uomo?
“Perché basta guardarsi in giro, vedere quello che succede nel mondo, per desiderare di dimettersi dall’umanità. Non sarebbe normale se non accadesse, se almeno non venisse il dubbio di doverlo fare. L’intera umanità è talmente degenerata da produrre il paradosso di questo titolo, e da farmi dire dunque che non me ne sento parte, visto e considerato tutto ciò che accade nel mondo”.
Chi è davvero lo spiritello che si affaccia di tanto in tanto a interrompere Sergio? Un demone, una figura soprannaturale, o solo una parte di lui?
“Entrambe le cose – poi sarà il pubblico a scegliere, il teatro è anche questo. Di certo, rappresenta un po’ l’altra parte di ognuno di noi, quella più cinica, più realista, o più fantasiosa; quella che chiamiamo coscienza, daimon, spirito; una volontà che si distanzia talvolta dalla nostra, ad esempio quando ci capita di pensare una cosa ma di farne un’altra, o viceversa: una sorta di altro Io”.
Lei è anche autore e regista di questo lavoro. Quanto c’è di autobiografico?
“In realtà, non si tratta di un lavoro autobiografico. Parlare di me e della mia vita, dei passaggi che mi hanno condotto ad essere l’uomo che sono, è solo un escamotage per cominciare a virare subito verso l’umanità nel suo complesso, per parlare di macroidee e di macrotematiche, di ciò che accade a tutti: le scelte, il coraggio di farle. Per poi dare dei suggerimenti. Certamente, ciò che penso a livello generale lo metto in scena: in questo senso, sì, è un lavoro autobiografico”.
Lei partecipa per la prima volta a una Stagione di AMA Calabria. Era già stato in passato a recitare a Lamezia? Cosa si aspetta dal soggiorno?
“Io quando vado a sud sono sempre molto contento. Sono campano, di origini calabresi – mio padre era di Vibo Valentia – dunque sono un grande sostenitore del sud: di quell’intelligentia che ha radici ataviche, e che ci regala una marcia in più. Forse per questo dal sud mi aspetto tanto, e per il sud sono pronto a impegnarmi. A questo proposito, ultimamente sono anche diventato testimonial della Regione Campania, in uno spot che va sulle reti nazionali. Il sud per me significa radici”.
Giulia De Sensi
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