
Lamezia Terme - "Presso il Polo Tecnico Professionale “Rambaldi – De Fazio” si è svolto l’incontro “Scuola e legalità: un impegno condiviso”, un confronto diretto tra studenti, magistratura, Guardia di Finanza e professionisti dell’amministrazione giudiziaria dedicato all’educazione alla cittadinanza attiva e al contrasto delle mafie. All’iniziativa hanno partecipato la dirigente scolastica Simona Blandino, il Presidente del Tribunale di Lamezia Terme, dott. Giovanni Garofalo, il Tenente Greta Dell’Anna, Comandante del Nucleo Operativo del Gruppo Guardia di Finanza di Lamezia Terme, il Maresciallo Ordinario Vito Margiotta, Comandante del Nucleo Mobile del Gruppo Guardia di Finanza, e il dott. Antonio Domenico Mastroianni, amministratore giudiziario e presidente di associazione" è quanto si legge in una nota.
"L’obiettivo dell’incontro - spiegano - non è stato soltanto spiegare cosa sia la criminalità organizzata, ma far comprendere ai giovani il loro ruolo concreto nella società. Gli alunni coinvolti hanno rivolto diverse domande agli ospiti dell’iniziativa. Ad aprire la riflessione è stato il presidente del Tribunale Giovanni Garofalo, che ha spiegato agli studenti quale sia il vero punto vulnerabile delle organizzazioni criminali:
"La mafia non teme davvero il carcere quanto la perdita dei patrimoni. Il potere mafioso si misura nella ricchezza accumulata: quando lo Stato colpisce i beni, colpisce il cuore dell’organizzazione". La criminalità organizzata infatti basa la propria forza su: traffico di droga; riciclaggio di denaro; intestazioni fittizie a prestanome; imprese apparentemente lecite Garofalo ha invitato gli studenti a comprendere che la legalità non è astratta, ma quotidiana: «Anche le piccole scelte dei cittadini incidono sull’economia criminale". Il Tenente Greta Dell’Anna ha illustrato concretamente come nascono le indagini patrimoniali: "Analizziamo i redditi dichiarati e li confrontiamo con lo stile di vita. Se emergono sproporzioni, iniziano accertamenti economico-finanziari mirati". Il Maresciallo Ordinario Vito Margiotta ha aggiunto il valore operativo dell’azione sul territorio: Oggi — ha spiegato — i mafiosi non ostentano più ricchezza: utilizzano prestanome e società di copertura. Per questo motivo l’attività investigativa si concentra sui flussi di denaro più che sull’apparenza. Agli studenti è stato rivolto un invito chiaro: non alimentare mercati illegali (contraffazione, droga, lavoro nero) significa già contrastare le mafie".
Il presidente Garofalo ha poi spiegato il funzionamento della giustizia penale partendo dalla notitia criminis: una denuncia, una querela o una segnalazione. All’inizio esiste soltanto un sospetto e non tutte le indagini portano a colpevolezza, ma sono necessarie per accertare la verità. Le operazioni avvengono spesso a sorpresa per evitare l’inquinamento delle prove. Agli studenti è stato dato un messaggio preciso: sviluppare spirito critico, non credere alle voci ma non ignorare. Particolarmente seguita la relazione del dott. Antonio Domenico Mastroianni, amministratore giudiziario, dedicata al tema “I costi della legalità nella fase del sequestro penale”.
"Quando lo Stato sequestra un’azienda mafiosa non acquisisce un bene già funzionante: spesso trova debiti, lavoratori da tutelare, strutture da salvare. La legalità ha un costo economico e organizzativo, ma è un investimento sociale". Mastroianni ha spiegato che l’amministratore giudiziario ha il compito di: mantenere attiva l’azienda sequestrata garantire gli stipendi ai lavoratori evitare il fallimento dell’impresa restituire alla collettività un’attività sana. Durante il dibattito è stata chiarita la differenza tra sequestro e confisca. Sequestro: sottrazione temporanea del bene durante le indagini; Confisca definitiva: acquisizione del bene da parte dello Stato. Dopo la confisca i beni possono essere assegnati ai Comuni o a enti pubblici e trasformati in scuole centri sociali cooperative associazioni giovanili".
"È fondamentale intervenire rapidamente, un bene abbandonato rischia di deteriorarsi e perdere valore sociale. È emerso anche un tema sociale importante molti ragazzi crescono in contesti dove l’illegalità è percepita come normalità. In questo quadro la scuola diventa il primo vero strumento di libertà fa conoscere lo Stato, crea opportunità e cambia la percezione delle istituzioni. L’incontro si è concluso con un invito diretto ai giovani la lotta alla mafia non è soltanto compito di magistrati e forze dell’ordine. Legalità significa comportamento quotidiano il non considerare normali i comportamenti criminali. La conoscenza, è stato ribadito, è il primo passo verso la libertà di scegliere il proprio futuro".
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