Lamezia, discarica a cielo aperto nell'alveo del torrente Fella: la denuncia degli abitanti della zona

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Lamezia Terme – Convivere da anni con una discarica a cielo aperto sotto casa. Questo lo scenario al quale sono, loro malgrado, costretti gli abitanti di via degli Emigranti e via Mirella Staglianò, a due passi da ospedale e Comune. L’alveo del torrente Fella, che scorre davanti alle loro case, è via via diventato luogo di abbandono indiscriminato di ogni genere di rifiuto da parte di soggetti che definire incivili è fare loro un complimento.

In buona parte occultati dalla fitta vegetazione, in particolare canneto, presente, si può scorgere di tutto: eternit, sanitari, pneumatici, mobili, materassi, vetro, inerti, scarti di lavorazioni edilizie, vecchi elettrodomestici, siringhe, fili elettrici e quant’altro. La presenza di tali rifiuti non è tuttavia la sola condizione che allarma i residenti, dato che la zona diventa spesso teatro di numerosi roghi dolosi con i quali, oltre alla vegetazione, viene così incendiata la suddetta spazzatura, nonché la segnaletica complementare installata a bordo strada. Ciò ovviamente produce diossina ed inquina i terreni circostanti, per la maggior parte coltivati ad uliveti e vigneti.

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Di recente, poi, sono stati modificati i sensi di marcia delle due vie citate, interessando, di conseguenza, anche via degli Enotri come ulteriore arteria di accesso/uscita per i residenti, la quale risulta, tuttavia, impraticabile a causa della presenza di una quantità spropositata di rifiuti ingombranti che, regolarmente, vengono ivi abbandonati da ignoti, provocando ulteriori disagi. Senza contare, infine, che l’erosione dei margini del torrente ha contribuito a dissestare diversi tratti delle strade in questione, rendendo pericoloso il transito. Una situazione di degrado ed inquinamento che si protrae da anni, dunque, nonostante i residenti ne abbiano portato a conoscenza tutte le autorità preposte. Hanno infatti provveduto ad inviare, tramite Pec, apposita denuncia di situazione di inquinamento ambientale, corredata dalle firme di circa un centinaio di residenti, a Regione, Provincia, Comune, Polizia Locale, Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro, Dipartimento di Catanzaro dell’Arpacal, Stazione dei Carabinieri Forestale di Lamezia ed al locale Distaccamento del Comando Vigili del Fuoco di Catanzaro.

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“A seguito di tali esposti – ci dice Ugo Citino, uno dei firmatari - il 18 aprile del 2023 i Carabinieri sono venuti ad effettuare un sopralluogo unitamente a personale Arpacal, mettendo nero su bianco il rinvenimento, seppur in parte occultato dalla fitta vegetazione, di differenti tipologie di rifiuti urbani e speciali, di cui alcuni potenzialmente pericolosi, depositati, su nudo terreno, nell’alveo e sulle sponde del torrente. Arpacal e Regione Calabria hanno inoltre risposto alle nostre missive dichiarando, entrambe, che i proprietari privati devono provvedere immediatamente alla messa in sicurezza d’emergenza e che, in assenza di essi, la titolarità spetta al sindaco, quale massima autorità sanitaria locale, il quale deve a quel punto provvedere, e poi farsi eventualmente rimborsare, dai responsabili del reato, quanto anticipato, alla bonifica del sito. Sono tuttavia trascorsi oltre due anni e niente si e’ mosso da parte del Comune di Lamezia Terme. Siamo oramai esasperati e pronti a proteste più eclatanti contro tale andazzo. Chiediamo la rimozione dei rifiuti e la pulizia del letto del torrente al fine di prevenire rischi idrogeologici, il rifacimento del manto stradale, e messa in sicurezza, dei tratti pericolosi, nonché il monitoraggio costante dell’area tramite l’installazione di telecamere e/o fototrappole, e la verifica dell’eventuale presenza di scarichi abusivi di natura fognaria”.

Ricordiamo, a tal proposito, come nei giorni scorsi il decreto legge 116/2025 abbia inasprito le pene per chi abbandona illecitamente i rifiuti e introdotto una stretta contro il lancio dai veicoli di mozziconi, pacchetti di sigarette, lattine e via dicendo. L'abbandono di spazzatura è ora diventato un reato penale, e non più un semplice illecito amministrativo, comportando pene detentive da 6 mesi a, per i casi più gravi, 7 anni, nonché un'ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Per i titolari di imprese, o responsabili di enti, le pene, poi, sono ancora più severe e possono prevedere l'arresto ed un'ammenda fino a 26.000 euro, oltre a confisca del mezzo e sospensione della patente.

Ferdinando Gaetano

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