Lamezia Terme - È stato finalmente oscurato il sito “Phica”, una delle piattaforme online che negli ultimi mesi aveva sollevato allarme e indignazione in tutto il Paese. Il portale, assimilabile ad altri fenomeni come il gruppo Facebook “Mia Moglie”, permetteva agli utenti di postare immagini rubate da profili social, corredate da insulti e commenti denigratori.
In molti casi, erano target anche donne residenti in Calabria e Lamezia, che si sono trovate oggetto di scherno pubblico e violazione della privacy. La reazione è stata immediata. Attiviste locali come la cosentina Dalia Aly hanno sollevato l’allarme, denunciando il carattere violento e degradante della piattaforma, definita una vera forma di violenza digitale di genere.
Si tratta di episodi che hanno scosso famiglie e comunità locali, riportando al centro il tema della tutela della dignità online e della protezione delle persone, soprattutto donne, esposte a una violenza che si consuma dietro lo schermo ma produce effetti concreti e dolorosi nella vita reale.
Le indagini, avviate su scala nazionale dalle autorità competenti e supportate dalla Polizia Postale, hanno portato alla chiusura del portale. Una misura accolta con sollievo, ma che non cancella le ferite di chi è stato coinvolto. In Calabria, come nel resto d’Italia, le segnalazioni sono state numerose: da studenti a lavoratrici, fino a madri di famiglia, vittime di una pratica che sfrutta la tecnologia per ledere reputazioni e intimità.
Il caso ha acceso i riflettori anche sul vuoto di consapevolezza digitale che ancora persiste. Troppo spesso le vittime non sanno come difendersi, mentre i responsabili contano sulla velocità di diffusione dei contenuti e sull’apparente impunità garantita dal web.
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