
Lamezia Terme - Si è concluso con un ultimo, suggestivo appuntamento Caudex – Visioni Letterarie, la rassegna che ha saputo trasformare la parola scritta in un’esperienza sensoriale unica. Sotto la sapiente regia e direzione artistica di Sabrina Pugliese, il Teatro Grandinetti di Lamezia Terme ha ospitato la presentazione di "Calùra", romanzo d'esordio di Saverio Gangemi edito da Rubbettino.

L’incontro, che ha visto l’autore dialogare con Sabrina Pugliese e lo scrittore Marco Stefano Gallo, ha svelato la genesi profonda di un’opera nata passo dopo passo, nutrita dai racconti di famiglia custoditi intorno al calore di un braciere. Gangemi ha descritto il suo lavoro come un mosaico di memorie, un recupero di tradizioni orali che trovano forma in una scrittura densa, ricercata e intrisa di musicalità dialettale. Fondamentale, in questo percorso creativo, è stato il confronto generazionale con il padre, anch’egli scrittore: fu proprio lui a scorgere per primo il talento del figlio, incoraggiandolo a sottoporre il manoscritto al prestigioso Premio Calvino.

L’universo di "Calùra" abita un tempo e un luogo indefiniti, un’epoca arcaica dove la natura è matrigna, quasi una divinità punitiva, e lo scirocco, soffocante e implacabile, toglie il fiato ai vivi e ai morti. Al centro della scena domina l’ "albero della merda", unico riparo per la famiglia protagonista del romanzo contro un clima rovente, circondato da un cimitero di croci dove riposano gli avi. Qui, il realismo magico di Gangemi trova la sua massima espressione in Doriano, fanciullo cieco dotato del dono della divinazione onirica. Il ragazzo parla con le anime che non sanno rassegnarsi, vedendo laddove gli altri, accecati da una finta fede, smarriscono la via.
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