Peter Greenaway al Lamezia Film Fest: "Il cinema italiano ha perso un po' di immaginazione" - VIDEO INTERVISTA

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Lamezia Terme - A chiudere la quinta edizione del Lamezia Film Fest è stato il regista, pittore e sceneggiatore inglese Peter Greenaway, nella sezione "Esordi d'autore" con la visione di uno dei suoi capolavori indiscussi "I misteri dei giardini di Compton house", e insignito del "Premio Ligeia", consegnatogli dal direttore artistico del Lamezia Film Fest Gianlorenzo Franzì. Peter Greenaway, è considerato dalla critica cinematografica uno dei più importanti registi sperimentali inglesi ancora viventi. E' stato fortemente influenzato dal Rinascimento, dalla pittura fiamminga e barocca, e questo si è fortemente riversato sulle sue pellicole, che basano tuta la loro forza espressiva sulla composizione scenica, l'illuminazione e i contrasti che si creano fra nudità e costume, una forte commistione fra la natura, piacere sessuale e architettura. 

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Ha trattato nei suoi film l'arte nelle più svariate sfaccettature, confrontandola con la storia, con la precarietà dell'esistenza, come modello di costume e politica, e ha avuto la capacità di rilanciare la parte "visiva" del cinema. Tra le sue pellicole più rappresentative "I misteri dei giardini di Compton house", "lo zoo di Venere", "Il ventre dell'architetto", "Giochi nell'acqua" e tantissimi altri.

In occasione della quinta edizione del Lamezia Film Fest, il lametino.it lo ha incontrato e insieme dialogato su come sia riuscito a collegare la pittura al cinema, su quale sia il suo pensiero riguardo il cinema italiano e chi tra i grandi maestri del cinema nostrano lo abbia maggiormente ispirato, con lui abbiamo avuto una conversazione intensa e fortemente critica sul cinema italiano.

Qual è il suo pensiero sul cinema italiano contemporaneo?

"L'altro giorno parlavo con un mio amico e ci siamo proprio chiesti cosa abbiano combinato gli italiani, perché avevano un cinema straordinario che spaziava dalla Dolce vita di Federico Fellini all' Ultimo Imperatore di Bernando Bertolucci, film di un'immaginazione straordinaria, e poi gli italiani hanno perso tutto ciò, perché è successo tutto questo mi chiedo?”. 

C'è mai stato un regista italiano a cui si è ispirato in qualche modo?

"Tanti mi hanno ispirato, ma prevalentemente potrei dire Federico Fellini, che ha fatto dei film straordinariamente buoni e altri meno; anni fa ho espresso la mia ammirazione per Fellini quando ha girato il film 8 e 1/2 . In modo minore, rispetto a Fellini, sono affascinato da Michelangelo Antonioni, lui forse è il regista italiano che si avvicina di più alla visione inglese del cinema, anche Ermanno Olmi ha fatto dei film davvero buoni, invece ritengo che Pasolini abbia fatto dei film molto poco curati. Anche se devo dire che nel periodo tra gli anni '60 e '70 sono stato influenzato dai registi francesi della Nouvelle Vague perché era molto più semplice da Londra raggiungere la Francia, piuttosto che l'Italia. 

Come è riuscito nella sua carriera a collegare la pittura con il cinema?

"Mi piacerebbe saperlo - sorride - ma devo dire che il cinema non è eccitante quanto la pittura. Prendiamo come esempio solo la pittura europea, che ha una storia di 44 mila anni, iniziata con le pitture rupestri nelle caverne al sud della Francia, già solo la sua longevità rispetto al cinema la dice lunga. Devo dire che l'arte italiana sia stata molto importante per me, ma comunque continuo a pensare che la pittura sia molto più vitale, più creativa e piena di vigore rispetto allo stupido cinema" .

Antonia Butera

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