Lamezia, Lo Moro su Referendum: “Governo Meloni esclude i fuori sede, così si limita la partecipazione dei giovani”

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Lamezia Terme - Sulla scelta del Governo Meloni di non consentire il voto ai fuori sede in luogo diverso da quello di residenza in occasione del referendum del 22 e 23 marzo, interviene Doris Lo Moro che, in una nota, riflette sulla partecipazione dei giovani alle scelte politiche.

“Sono passati molti anni - scrive Lo Moro nella sua riflessione sul tema - dalle battaglie di Giorgia Meloni, Ministro per la gioventù del Governo Berlusconi, per favorire la partecipazione dei giovani alla vita politica. Oggi, mentre c’è chi vorrebbe abbassare l’età per il voto a sedici anni, ai fuori sede per cure mediche, per lavoro o studio (in gran parte giovani) non si consente la partecipazione al referendum del 22 e 23 marzo in un luogo diverso da quello di residenza. Non può essere una giustificazione il fatto che i tempi sono stretti, visto che la data del referendum l’ha decisa il Governo e ci sono comunque i tempi tecnici per provvedere. Ad orientare il Governo c’è un calcolo pragmatico: l’ampiamento della platea dei votanti potrebbe costituire un rischio per un referendum che non prevede quorum e il voto ai non residenti favorire il No, che sarà sicuramente la mia scelta.  I diritti politici andrebbero garantiti sempre. Per questo l’allarme che viene fuori da queste scelte della maggioranza di governo non deve essere sottaciuto. Mancherà il voto di oltre 4 milioni di cittadini, molti dei quali giovani e fuori sede, con residenza in regioni meridionali. È corretto affermare che la scelta del Governo danneggia il Sud che già soffre di una emigrazione giovanile non più sopportabile e lede i diritti politici dei suoi giovani, argomento su cui dovrebbero fare fronte comune tutti i giovani, aldilà dall’appartenenza politica e dalle scelte sul referendum sulla giustizia”.

Secondo Doris Lo Moro “per il voto ai fuori sede serve una risposta strutturale che consenta il voto alle consultazioni nazionali anche in luoghi diversi da quello di residenza, evitando sprechi di risorse e garantendo il diritto alla partecipazione a prescindere da chi governa. Intanto, si andrà al referendum rinunciando in partenza a milioni di voti. Si può forse pretendere che tutti si muovano verso il luogo di residenza per partecipare al referendum? La risposta è scontata ma la domanda giusta è: Si può per un calcolo sacrificare i diritti politici dei giovani? Cosa ne pensano i giovani di centro destra? Cosa ne pensano gli elettori (giovani e meno giovani) delle regioni meridionali?”.

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