Coldiretti Calabria: nasce la Commissione Unica Nazionale del grano duro, nuova forza al settore regionale

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Catanzaro - La superfice investita e le aziende agricole produttrici di grano duro in Calabria in questi anni sono costantemente diminuite. Negli ultimi anni quasi il 10%. I cereali hanno un’alta incidenza dei costi variabili che consumano oltre il 60% dei ricavi totali determinando così per il grano duro il reddito netto più basso degli indirizzi colturali. Un patrimonio, che appartiene alla nostra identità, che quindi rischia di essere compromesso.Infatti, i prezzi riconosciuti agli agricoltori non coprono i costi di produzione, mentre le importazioni a basso costo – spesso ottenute con pratiche agronomiche vietate in Italia – alterano il mercato e mettono in difficoltà chi produce qualità nel rispetto delle regole.

La produzione in Calabria

Oggi la Calabria conta circa 17mila ettari a grano duro con poco più di 3500 aziende. Difendere il grano duro calabrese – afferma Coldiretti - significa difendere reddito, lavoro, territorio e garantire che le nostre aree interne non vengano abbandonate. In questi anni difficili per il frumento duro, la Calabria ha dimostrato di saper innovare: filiere corte, produzioni biologiche, giovani imprese che riportano valore nei territori.  “Per troppo tempo gli agricoltori italiani hanno subìto prezzi decisi da borse merci locali e squilibri nelle trattative - afferma il presidente di Coldiretti Calabria Franco Aceto. - La nascita della Commissione Unica Nazionale del grano duro è un significativo modello di filiera più moderno, trasparente e sostenibile, un primo traguardo frutto del lavoro, della mobilitazione nazionale e della determinazione dei nostri soci, che in oltre ventimila hanno manifestato in tutta Italia per tutelare il loro reddito e la salute dei cittadini consumatori. Certamente c’è bisogno anche di sostegno alle filiere locali e ai progetti di trasformazione in Calabria”. 

Il compito della CUN (Commissione Unica Nazionale)

La CUN, composto da dieci rappresentanti dei trasformatori e dieci degli agricoltori, individuerà il prezzo indicativo del grano duro nazionale e le relative tendenze di mercato, interrompendo le vecchie quotazioni di Foggia e Bologna, con l’ulteriore elemento di grande rilievo che è rappresentato dalla nuova struttura del listino nazionale differenziato per qualità in base alle proteine. Un’evoluzione significativa, che consente di leggere in maniera più puntuale e realistica il mercato del grano duro, valorizzando le diverse caratteristiche qualitative delle produzioni. Fino ad oggi, infatti, questa distinzione non trovava un adeguato riscontro nei meccanismi ufficiali di quotazione: mancava una valutazione strutturata e condivisa del contenuto proteico, elemento invece determinante per l’industria di trasformazione. I prezzi indicativi della prima quotazione fanno segnare già rialzi nei listini. Il prezzo della Cun, prosegue Coldiretti, deve essere ora il pilastro per i contratti di filiera, a cui agganciare i contributi pubblici, sostenendo così una più equa ripartizione del valore.

Il Governo, attraverso il ministro delle Politiche Agricole, ha confermato l’impegno a destinare 40 milioni di euro agli aiuti de minimis per le filiere del grano duro, riconoscendo l’importanza strategica del settore e la legittima richiesta di sostegno degli agricoltori italiani. Adesso la sfida è organizzativa – ribadisce Coldiretti Calabria – soprattutto attraverso i contratti di filiera.  Si dovrà accompagnare i cerealicoltori a produrre qualità, conoscere e ottimizzare i costi di produzione, garantendo trasparenza e strumenti concreti per tutelare il loro reddito. Coldiretti sarà in prima linea per guidare questo percorso, insieme a CAI – Consorzi agrari d’Italia, Filiera Italia e FdAI – Firmato dagli agricoltori italiani, perché la filiera del grano duro sia finalmente equa, moderna e competitiva. 

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