È morto il giornalista calabrese Michele Albanese, era sotto scorta dal 2014 - Reazioni

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Cosenza - È morto nell'ospedale di Cosenza il giornalista Michele Albanese, redattore del Quotidiano del Sud e collaboratore dell'Ansa. Aveva 66 anni. Albanese era uno dei giornalisti più esperti in materia di 'ndrangheta e punto di riferimento per tanti colleghi non solo in Calabria ma a livello nazionale. Nella sua lunga carriera si è occupato prevalentemente di cronaca nera e giudiziaria e la scorta gli era stata assegnata dopo che, da un'intercettazione, era emerso che c'era un progetto della 'ndrangheta per ucciderlo.

A causa delle minacce subite delle cosche della Piana di Gioia Tauro, su richiesta della Dda di Reggio Calabria il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica della prefettura aveva disposto il provvedimento. Albanese era anche molto impegnato nel movimento antimafia e con l'associazione Libera di don Ciotti. Per l'Ansa ha seguito le principali inchieste di 'ndrangheta. Nella sua carriera ha collaborato anche con altre testate. Viveva a Cinquefrondi, nella città metropolitana di Reggio Calabria. Lascia la moglie Melania e le due figlie Maria Pia e Michela. 

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Occhiuto: "'La Calabria perde un validissimo professionista"

"A nome della Giunta regionale esprimo profondo cordoglio per la scomparsa di Michele Albanese e mi stringo alla sua famiglia e alla comunità del 'Quotidiano del Sud'. Michele è stato un giornalista arguto, mai banale, capace di trattare temi estremamente delicati con rigore ma allo stesso tempo con grande amore per la sua Calabria. Con lui avevo un rapporto franco e schietto, con periodici confronti sul futuro della Regione, sulle opportunità di crescita, e sullo sviluppo del Porto di Gioia Tauro. La Calabria perde un validissimo professionista. Mancherà tanto a tutti noi". Così Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria.

Irto (Pd): "Con Albanese la Calabria perde una voce autorevole e indipendente"

"La scomparsa di Michele Albanese colpisce la Calabria nel profondo. Con lui se ne va un giornalista libero, coraggioso e puntuale, che ha interpretato l'informazione come servizio alla verità e alla comunità. La nostra regione perde una voce autorevole e indipendente, che ha subito molto dalla 'ndrangheta e che non ha mai ceduto di fronte alle intimidazioni e alle difficoltà". Lo afferma in una nota il senatore Nicola Irto, segretario del Pd Calabria. "Michele - sottolinea il parlamentare - ha pagato un prezzo molto alto per il suo impegno civile e professionale. Ha vissuto sotto tutela e ha sopportato pressioni e sacrifici personali, ma ha mantenuto la schiena dritta e la potenza della parola. Ha raccontato la Calabria con coraggio, equilibrio e amore, senza sconti e senza timori. In un contesto difficile, Michele ha difeso la dignità del giornalismo e il diritto dei cittadini a essere informati".  "Per me - aggiunge Irto - la sua scomparsa è anche un dolore personale. Perdo un amico, una presenza leale, una persona di grande umanità e onestà intellettuale. Alla sua famiglia va il mio abbraccio più sincero. La Calabria - conclude il senatore dem - gli deve molto e ha il dovere di custodirne la memoria e l'esempio". 

Cirillo: "L'impegno di Albanese ha rappresentato un presidio di libertà e di verità"

"La scomparsa di Michele Albanese priva la Calabria di una voce autorevole e di un professionista che ha saputo raccontare con rigore, passione e senso di responsabilità il nostro territorio". Lo dichiara il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Salvatore Cirillo, esprimendo il proprio cordoglio per la morte del giornalista Michele Albanese. "Il suo impegno nel mondo dell'informazione - prosegue Cirillo - ha rappresentato un presidio di libertà e di verità, sempre orientato alla tutela della dignità della persona e alla difesa dei valori democratici. Alla famiglia, ai colleghi del Quotidiano del Sud e all'intera redazione del giornale, va la vicinanza mia e dell'intero Consiglio regionale della Calabria". 

Il sindaco ff di Reggio Calabria Battaglia: "Se ne va una voce libera e potente del giornalismo calabrese"

"Con grande commozione e sincero dolore apprendo della scomparsa di Michele Albanese, giornalista di rara integrità e figura di riferimento per la cronaca calabrese. Albanese è stato molto più di un giornalista: è stato un intellettuale impegnato, una coscienza critica del nostro territorio, una voce libera anche dopo le minacce ricevute, che lo hanno costretto a vivere sotto scorta. Con lui se ne va una voce libera e potente del giornalismo calabrese. In questo momento di grande tristezza, esprimo la mia vicinanza e quella dell'intera Amministrazione comunale alla famiglia di Michele Albanese, ai suoi cari e a tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e lavorare al suo fianco. Lo ricorderemo perché il suo esempio e il suo impegno civile possano rimanere patrimonio nella memoria anche per le nuove generazioni".

Libera Calabria: "Un vero cronista di strada che ha saputo leggere il territorio e le dinamiche del potere mafioso"

"Con la scomparsa di Michele Albanese, la Calabria perde un giornalista tutto d'un pezzo, un vero cronista di strada che ha saputo leggere il territorio e le dinamiche del potere mafioso. Il suo impegno contro le mafie è stato il naturale frutto dell'amore per la sua terra, i suoi articoli, come lo scoop sull'inchino della statua della madonna delle Grazie alla casa del boss Giuseppe Mazzagatti a Oppido Mamertina, restano un esempio di informazione approfondita e coraggiosa. Ciao Michele, ti abbracciamo nella vicinanza a tutte le persone che ti hanno voluto bene a cominciare dalla tua splendida famiglia, a cui va una carezza affettuosa" è quanto si legge in una nota della Segreteria regionale Libera Calabria.

Ruotolo (Pd): "Albanese era un giornalista vero"

“Michele Albanese era uno di quei giornalisti veri, giornalisti-giornalisti, che lavorano in silenzio nelle terre più difficili del Paese. Nella piana di Gioia Tauro ha raccontato con coraggio ciò che molti preferivano non vedere, pagando un prezzo altissimo: per una sua inchiesta la ’ndrangheta lo aveva messo nel mirino. La sua morte ci addolora profondamente. Come comunità del Partito Democratico siamo vicini alla sua famiglia e a quanti gli hanno voluto bene. Michele era uno dei 29 giornalisti sotto scorta, tra i primi a essere protetti dallo Stato. Ha vissuto lontano dai riflettori, affrontando ogni giorno le difficoltà di chi continua a fare informazione libera in una piccola comunità, sotto tutela e sotto pressione. Il suo impegno per la legalità e per il diritto dei cittadini a essere informati è stato un punto di riferimento per tutti noi. Sta anche a noi, oggi, non disperdere il valore del suo lavoro e continuare la battaglia per la verità e la libertà di stampa”. Così Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale del Pd ed europarlamentare.

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