Lamezia, Purri: "Messa in sicurezza del castello sia l'inizio di una nuova attenzione per l'archeologia"

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Lamezia Terme - Il presidente dell’Associazione Archeologica lametina, Rocco Purri, interviene in merito ai lavori di messa in sicurezza del castello normanno-svevo. La notizia dell’intervento rappresenta, secondo Perri “un segnale importante e incoraggiante per l’intera comunità. Non si tratta soltanto di un’opera attesa da tempo per restituire fruibilità a uno dei luoghi più simbolici del territorio, ma di un passaggio che può assumere un significato più profondo: rimettere al centro il patrimonio storico e archeologico come parte viva dell’identità cittadina. Il castello, infatti, non è solo un monumento da preservare. È una testimonianza concreta della storia del Lametino, un presidio di memoria collettiva e un punto di riferimento culturale che merita di essere conosciuto, studiato e vissuto. La sua riapertura in condizioni di sicurezza può diventare un’opportunità preziosa non solo per gli appassionati locali, ma anche per i visitatori che arrivano in città e cercano luoghi capaci di raccontarne il passato più autentico. Accanto alla soddisfazione per questo intervento, emerge però anche un auspicio più ampio: che l’attenzione finalmente rivolta al castello possa estendersi a tutti gli altri siti archeologici del territorio, troppo spesso poco valorizzati o ancora in attesa di nuovi studi e campagne di scavo. Il patrimonio archeologico non è un'eredità marginale o riservata agli specialisti. È un bene comune, che appartiene a tutti e che contribuisce a definire il volto stesso della città”.

Proprio per questo, sostiene Purri “la messa in sicurezza non dovrebbe essere considerata un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso. Durante gli ultimi scavi, datati ormai al 2006 e condotti dall’archeologa Dott.ssa Chiara Raimondo sotto la direzione scientifica del compianto Dott. Roberto Spadea, sono emerse tracce e reperti di grande interesse, segno evidente di quanto il castello abbia ancora da raccontare. Ogni indagine archeologica aggiunge un tassello alla comprensione della nostra storia e offre alla comunità nuovi strumenti per riconoscersi nel proprio territorio. Investire nello studio, nella ricerca e nella valorizzazione di questi luoghi significa rafforzare il legame tra cittadini e memoria storica, ma anche costruire una prospettiva culturale e civile per il futuro. Una città che conosce le proprie radici è una città più consapevole, più forte e più capace di custodire la propria identità. Per questo è importante che il progetto sul castello preveda, accanto agli interventi di messa in sicurezza, anche risorse dedicate alla ricerca archeologica e allo studio scientifico. Restituire un bene alla fruizione pubblica è fondamentale; restituirgli pienamente voce e significato lo è ancora di più. La speranza è che questo intervento apra finalmente una stagione nuova, in cui l’archeologia non sia percepita come un tema secondario, ma come una componente essenziale del patrimonio cittadino. Auspichiamo perciò che l’avvio degli interventi avvenga il più presto possibile uscendo finalmente dalla fase degli annunci per entrare in una fase di maggiore concretezza”.

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