Referendum costituzionale, a Lamezia dibattito con Acli e magistratura sulle ragioni del No

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Lamezia Terme - Il Comitato "Difendiamo la Costituzione", la sera dell'11 marzo, nel Salone dell'ex Seminario di Lamezia Terme ha organizzato un dibattito pubblico sulle ragioni del NO al Referendum con la partecipazione di Alessandro Astorino pres. Prov. Acli di Catanzaro, del presidente nazionale Emiliano Manfredonia, della dott.ssa Annamaria Frustaci PM della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro e del presidente del Comitato avv. Mario De Grazia.

In particolare, l'avvocato De Grazia, introducendo i lavori ha affermato che siamo di fronte ad una "controriforma" costituzionale che riguarda la modifica di ben 7 articoli della Costituzione, divide il CSM, indebolendolo, e mette fortemente a rischio l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. "Essa - è detto in una nota - si iscrive in un lucido progetto di stravolgimento della Costituzione e di rafforzamento, oltre i limiti consentiti, del potere esecutivo. Tale percorso parte dall' abolizione dell'abuso d'ufficio, continua con l'autonomia differenziata, con l'avvio del premierato, dei decreti sicurezza, per scoraggiare il dissenso e le manifestazioni di protesta, della riforma della Corte dei conti, per arrivare alla riforma della Magistratura e sullo sfondo, la riforma della legge elettorale ancora senza preferenze e con previsione di un premio di maggioranza tanto elevato che potrebbe incidere, ad usum delphini, nella formazione della maggioranza qualificata per l'elezione del futuro Presidente della Repubblica".

Le ACLI, prosegue la nota: "sostengono attivamente il NO al Referendum Costituzionale sulla riforma della magistratura e fanno parte integrante del Comitato nazionale per il NO, come ha ribadito il presidente delle Acli Manfredonia che ha motivato tale scelta con la necessità di difendere l'equilibrio dei poteri, l'indipendenza della magistratura e i valori costituzionali. La posizione dell'associazione è il risultato di un ampio dibattito interno e dell'ascolto degli associati". Il presidente Manfredonia ha sottolineato, inoltre, che "si tratta di una scelta di campo per la salvaguardia della democrazia e delle libertà dei cittadini. La Repubblica italiana si basa, infatti, su tre pilastri fondamentali, indipendenti e autonomi, che sono il Potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Se comincia a cederne uno, nel nostro caso quello giudiziario, c'è il rischio che cominci a crollare tutto.
Le ACLI, ha poi concluso, si definiscono come un'Associazione di cristiani impegnati per la giustizia sociale, la pace e la democrazia, e sentono il dovere di informare i cittadini e prendere posizione su riforme che riguardano la nostra Costituzione e che rischiano di compromettere la vivibilità Democratica del Paese".  

La Pm Antimafia, Annamaria Frustaci, della Direzione distrettuale di Catanzarole, ha ribadito "la necessità di tutelare, con il NO a questa riforma, l'indipendenza e l' autonomia della magistratura, inquirente e giudicante, nell'esclusivo interesse dei cittadini. La pm Antimafia, ha posto al centro del confronto, una riforma che colpisce profondamente l'Ordinamento giudiziario. La divisione del Consiglio Superiore e la fine della cultura giuridica unitaria dei magistrati inquirenti e giudicanti, ha spiegato, rischiano di trasformare le Procure in strutture esclusivamente orientate alla ricerca di prove a carico dell’imputato, alterando l’equilibrio tra accusa e garanzia. Essa snatura, inoltre, la univoca funzione del Consiglio Superiore come organo di rilievo costituzionale e di governo autonomo della magistratura. Il nodo, poi del sorteggio per la composizione degli organi dei due CSM e dell'Alta Corte disciplinare costituisce un risibile e mortificante metodo di scelta, utilizzando un meccanismo che, lungi dal rafforzare l’indipendenza, la compromette. L’autonomia della magistratura, ha ricordato la pm, non è un privilegio corporativo ma una tutela per i cittadini: serve ad assicurare decisioni uniformi, sottratte a pressioni e condizionamenti. Senza un organo capace di fare da scudo – non ai magistrati, ma al principio di uguaglianza davanti alla legge – il rischio è quello di creare nuove aree di intoccabilità per i potenti e gli intoccabili".

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